“Autostop Rosso Sangue” (1977)


Autostop Rosso Sangue (Hitch Hike nell’edizione straniera) è un road-thriller del 1977, diretto da Luigi Festa Campanile. Tratto dal romanzo “The Violence and the Fury” di Peter Kane, il film è per molti versi accostabile a Cani arrabbiati di Mario Bava (1974). Autostop Rosso Sangue è noto anche per la presenza nel cast – nella parte del villain di turno – di David Hess, per lo più conosciuto al pubblico b-movie per i film The Last House on the Left (Wes Craven, 1972) e successivamente La casa sperduta nel parco (Ruggero Deodato, 1980).


Trama:

Walter (Franco Nero) ed Eve Mancini (Corinne Clery), giovani coniugi in crisi, decidono di trascorrere una vacanza nei boschi della California, tentando in tal modo di ritonificare il traballante matrimonio. Nel corso del viaggio di ritorno, i due offrono un passaggio ad Adam Konitz (David Hess), un giovanotto che è un bandito in fuga, reduce da una rapina in banca e avente con se una valigia colma dell’ingente malloppo. Quando i due coniugi si accorgono della situazione, è già troppo tardi.


Commento:

Autostop Rosso Sangue  è l’unica incursione nel genere thriller del regista campano Luigi Festa Campanile, noto soprattutto per le sue commedie all’italiana. Ispirandosi chiaramente al capolavoro di Mario Bava Cani arrabbiati, di tre anni prima, Campanile ne mantiene la struttura del road movie nichilista edulcorandolo però dell’elemento poliziottesco (la scena della rapina qui viene solo accennata e non mostrata) e fondendola in compenso con gli elementi più classici del filone rape & revenge, del quale l’attore David Hess – che qui impersona l’autostoppista/criminale – è il volto per eccellenza, in virtù del suo ruolo indimenticabile nel classico The Last House on the Left di Wes Craven (1972). Ma il film non è solo un rip-off di titoli precedenti: infatti, se in Autostop Rosso Sangue sono nette le citazioni del cinema del già nominato Craven, di Peckinpah e di Spielberg (Fuel, 1971), ancora più evidente è l’influenza che esso ha avuto sul cinema hollywoodiano dei decenni successivi (soprattutto The Hitcher, 1986 ma anche Wolf Creek, 2005). Il film, sebbene ambientato sulle mountains americane, è in realtà stato girato sugli Apennini abruzzesi per ragioni di budget (il dinner dove i coniugi Mancini sostano è stato “americanizzato” per l’occasione).

Accusato all’epoca di essere un film scandalosamente maschilista (ed in effetti è impossibile negare che la Clery, unico personaggio femminile del film, venga ridotta ad un oggetto al servizio dei due personaggi maschili principali, il marito Walter – alcolizzato ed erotomane – e il criminale Adam – schizofrenico e con deliri di onnipotenza), in realtà Autostop Rosso Sangue si limita semplicemente a seguire una poetica tipica di un certo filone thriller (che parte da Bava per poi sfociare in Craven, Peckinpah e nel rape & revenge tutto) che mette in luce la teoria nichilista e pessimista dell’animo umano, condividendo la tesi che la malvagità e la violenza siano insiti nell’uomo e non siano altresì la conseguenza di alcun processo sociologico come vorrebbe la psicologia moderna (si noti soprattutto il dialogo in cui Adam smentisce le ipotesi del giornalista Walter sulla sua infanzia, descrivendola invece come fin troppo serena e proba). Tutti i personaggi nel film puntano a detenere il potere sugli altri (un potere ora economico, ora fisico, ora sessuale) e nessuno alla fine si salva (Adam e gli altri criminali ex colleghi, i giovani che mandano l’auto dei coniugi Mancini fuori strada solo per rubare loro 300 dollari, infine ovviamente Walter che alla fine riesce a farla franca e ad intascarsi la refurtiva, dopo aver lasciato la moglie a morire tra le macerie della loro auto).

A differenza di molti film del filone thriller all’italiana, il cui unico interesse è scandalizzare lo spettatore con scene di violenza inaudita e di sesso, Autostop Rosso Sangue si distingue dunque per un approccio molto intelligente alla materia: ci sono sì scazzottate, umiliazioni fisiche e psicologiche, scene di nudo e di sesso (con la bellissima Corinne Clery) – ma non solo. Grande rilevanza hanno i dialoghi, che denunciano chiaramente l’intento sociologico del regista nel mostrare le contraddizioni della classe borghese, rappresentata dai due coniugi Mancini, il cui rapporto matrimoniale fallimentare viene portato all’estremo dall’ingresso in scena di Adam Konitz. La scena in cui Eve viene stuprata dal criminale ricorda molto da vicino quella della violenza carnale di Straw Dogs (Peckinpah, 1971): la donna, inizialmente sconvolta e terrorizzata, sembra poi godere della violenza subita, lasciando attonito non solo il disperato marito ma anche lo spettatore.

Tra le scene clou vi è anche quella in cui Eve, dopo essersi concessa più di una volta ad Adam, lo sorprende da dietro mentre questo sta per uccidere il marito Walter, sparandogli alle spalle ed uscendo nuda dalla roulette imbracciando il fucile: una scena dalla quale probabilmente Tarantino e Rodriguez hanno attinto a piene mani. Proprio le numerose scene in cui la Clery appare “come mamma l’ha fatta” fanno capire allo spettatore che il film, pur avendo un messaggio sociologico da trasmettere, punta molto sull’exploitation: ciò comunque non è un punto a sfavore del lavoro di Campanile, in quanto il regista riesce a far convivere al meglio i due aspetti che vuole conferire alla pellicola. Per quanto riguarda il cast, il film si fonda essenzialmente sui tre personaggi principali: Walter/Nero, Eve/Clery e Adam/Hess (gli altri characters, compresi gli ex-compari del criminale principale, servono in realtà solo da contorno alla vicenda). I tre protagonisti intrecciano tra loro rapporti e dialoghi ben delineati da Campanile, attento a tenere sempre alta la tensione mediante scambi di battute al fulmicotone e continui cambi di prospettiva nelle loro relazioni (che in un momento appare il più forte pochi istanti dopo sembra essere soggiogato da un altro personaggio della triade). Spesso i caratteri di Walter/Nero e di Adam/Hess si confondono al punto da far sembrare allo spettatore che, sebbene uno sia la vittima e l’altro il carnefice, in realtà la loro natura sia pressoché identica.

Infine qualche curiosità. Il finale italiano (sconvolgente nel suo nichilismo e nella sua misogenia, seppure non sia nulla di nuovo per coloro che masticano il thriller all’italiana e in particolar modo il filone rape & revenge) venne sostituito in altri paesi perché giudicato troppo eccessivo: nella versione australiana i due coniugi, usciti di strada, muoiono insieme, mentre nella versione francese/canadese la coppia Mancini, dopo aver ucciso Adam, mette in moto e se ne va ridendo con i due milioni di dollari. Inoltre, David Hess in un’intervista disse che fu proprio Franco Nero a suggerirlo per la parte del villain di turno… salvo poi rompergli inavvertitamente il naso in una scena troppo concitata! Infine, l’ambientazione on the road e l’atmosfera tesa del film devono molto alle musiche ossessive di Ennio Morricone, che qui compone molti pezzi con il banjo citando in parte la colonna sonora di un film che certamente ha indirizzato Campanile verso la realizzazione di Autostop Rosso Sangue: Deliverance di John Boorman (1972).


Video:
Film completo.


Valutazione: 75/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

Duel (1971)

The Last House on the Left (1972)

Deliverance (1972)

Cani arrabbiati (1974)

The Hitcher (1986)

La casa sperduta nel parco (1974)

L’ultimo treno della notte (1975)

Ondata di piacere (1975)


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Archiviato in crime, exploitation, rape and revenge, road, thriller

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