“Sotto il vestito niente” (1985)


“Che cos’è una modella? Un corpo, un volto, un po’ di trucco, un bel vestito, e sotto il vestito… niente.”

Sotto il vestito niente (conosciuto all’estero con il titolo Nothing Underneath) è un film del 1985, diretto da Carlo ed Enrico Vanzina. E’ un tardo giallo/thriller all’italiana ambientato nella Milano da bere degli anni Ottanta.


Trama:

Il giovane Bob (Tom Schanley) lavora come ranger (guardia forestale) nel meraviglioso parco di Yellowstone nel Wyoming; con gli amici si mostra orgoglioso di sua sorella gemella, Jessica (Nicola Perring), che fa la modella di successo a Milano. Un giorno Bob ha una strana visione: vede lo spietato assassinio della sua congiunta per mano di uno sconosciuto. Si tratta di comunicazione telepatica abbastanza frequente fra gemelli. Si precipita a Milano per far luce sull’episodio: Jessica è sparita, di lei nessuna traccia. Bob è molto inquieto ma il Commissario Danesi (Donald Pleasence), dal quale si reca per far aprire un’inchiesta sulla sparizione, non lo prende sul serio. Allora il giovanotto inizia le ricerche per conto suo: va nell’albergo dove Jessica abitava, l’hotel Scala, nel quale risiedono anche altre modelle (Carrie, Barbara, Margot, Cristina). Nell’albergo lavora come portiere un individuo dall’aria ambigua, chiamato “Porcellone” dalle ragazze per la sua mania di raccogliere foto pornografiche, di rubare indumenti intimi femminili e di spiare le giovani dal buco della serratura mentre si spogliano.

Bob conosce le ragazze, in particolare si avvicina a Barbara (Renée Simonsen), una danese bella e disponibile ad aiutarlo, e per la quale nutre simpatia. Conosce pure un fotografo giapponese che ha lavorato con Jessica ma che non può aiutarlo minimamente perché non sa nulla della vita privata delle ragazze che vanno da lui. Bob scopre che Jessica conosceva un certo Giorgio Zanoni (Cyrus Elias), ricco gioielliere play-boy molto amico e ammiratore delle modelle. Ma ecco che viene trovata la giovane Carrie (Catherine Noyes) barbaramente uccisa con un paio di forbici (la stessa arma che Bob aveva “visto” nella sua visione). Il Commissario Danesi decide di aiutare Bob nelle ricerche di Jessica. Inaspettatamente Bob riceve una lettera con la firma di Jessica. E’ dunque viva?


Commento:

Una delle poche incursioni nel genere giallo/thriller da parte dei fratelli Vanzina (decisamente più famosi per i loro cine-panettoni) – oltre al sequel uscito nel 2011 ed intitolato Sotto il vestito niente – L’ultima sfilata e al precedente Squillo (1996).  Sotto il vestito niente è un film non privo di difetti, che presenta buchi nella sceneggiatura e situazioni inverosimili; talvolta risulta scadente nei dialoghi e nell’analisi psicologica dei personaggi ma… in un modo o nell’altro la visione appassiona e il film risulta essere in fin dei conti piuttosto divertente. Sarà la location in cui la vicenda si svolge, una Milano modaiola e tirata a lustro in cui agiscono ricchi industriali e modelle disinibite ed ambigue; sarà forse per l’appunto la presenza di così tanto ben di dio femminile nel cast. Sta di fatto che pur non essendo nemmeno originalissimo come giallo – oltre vent’anni prima era uscito un “certo” Sei donne per l’assassino di Mario Bava e nel 1975 Nude per l’assassino di Andrea Bianchi – Sotto il vestito niente riesce a non sfigurare più di tanto agli occhi dell’esperto di genere.

Il film è tratto (in minima parte) dall’omonimo romanzo di Paolo Pietroni, il soggetto venne riscritto dai fratelli Vanzina ispirandosi a Dressed to Kill(1980) e Body Double (1984), entrambi dello statunitense Brian De Palma, mentre la sceneggiatura venne scritta da Franco Ferrini, il quale per la stesura si è ispirato a un fatto di cronaca. Negli anni ottanta Terry Broome, ventisei anni, aspirante top model, si trasferisce a Milano nella speranza di ricalcare le orme della sorella, la più celebre fotomodella Donna Broome. Terry non ha comunque difficoltà ad entrare nel giro dei locali «in» di Milano. Terry si fa vedere spesso in compagnia di Giorgio Rotti, proprietario di una gioielleria in via Manzoni; una sera incontra Francesco D’Alessio, ricco playboy romano di quarant’anni che da tempo la corteggia insistentemente. La giovane si sente umiliata e una mattina del 1984 alle sei e mezza, con in corpo alcool e droga, citofona a casa di D’Alessio, estrae una pistola dalla borsetta e lo colpisce con quattro proiettili.
Inizialmente il produttore Achille Manzotti si rivolse a niente di meno che Michelangelo Antonioni per la direzione del film, e si rivolse ai Vanzina solo in seguito al suo – giustificato – rifiuto. La produzione di Sotto il vestito niente non venne vista di buon occhio nemmeno dalle grandi griffes della moda milanese. Tutti i più famosi stilisti di Milano non vollero avere nulla a che fare con il film; l’unico che si dimostrò disponibile a collaborare con i Vanzina fu Franco Moschino, che organizzò per l’occasione la sfilata trashissima presso la Stazione Centrale che si vede in una scena del film. Alla prima di Sotto il vestito niente tutti gli stilisti boicottarono la proiezione, ed il giorno seguente i giornali titolarono: «La moda di Milano trema». Il film venne accolto negativamente anche dalla critica, che lo reputò “vuoto”, e persino Dario Argento consigliò ai Vanzina di “lasciare perdere” il genere thriller. Tuttavia il successo di pubblico fu immenso, con incassi miliardari.
Seppur confezionando un prodotto tutto sommato commerciale (a farla da padrone sono le modelle bellissime e le ambientazioni modaiole della Milano da bere) e lontano anni luce dai capolavori del giallo all’italiana degli anni settanta, i fratelli Vanzina riescono comunque nell’impresa non facile di realizzare un giallo piacevole e snello, che si lascia vedere e qua là riesce persino a divertire. Certo, la location milanese (splendidi gli scorsi del Teatro dei Filodrammatici – quello che nel film viene spacciato come “Hotel Scala” – vicino al Teatro alla Scala, di Piazza San Fedele, Piazza Duse, Piazzale Duca D’Aosta e Piazza Meda, dove si svolgono le sequenze finali) ha i suoi non trascurabili meriti, ma bisogna riconoscere ai Vanzina una certa abilità nel costruire le dinamiche e le atmosfere giuste per valorizzare la trama del film (soprattutto le sequenze girate di notte hanno un certo fascino).
I Vanzina ricorrono ad alcuni espedienti tipici del cinema thriller: la visione dei delitti nel momento stesso in cui avvengono è presa da Eyes of Laura Mars (Irvin Kershner, 1978), la storia dei gemelli telepatici è un omaggio a The Fury (Brian De Palma, 1978), mentre il tentativo di omicidio con il trapano nella scena conclusiva ricorda una scena del già nominato Body Double. La sequenza del deja vù riguardante il festino a casa del gioielliere ricorda non poche scene di altri gialli anni settanta (Enigma Rosso, per fare un esempio), mentre la sequenza finale girata al ralenti è invece molto simile a quella di Quattro mosche di velluto grigio di Dario Argento (1971). Alcune inquadrature e situazioni sono di gusto tipicamente exploitation (come la scena in cui la mpd si colloca sotto la grata di un tombino per permettere allo spettatore di sbirciare le sue mutandine), inoltre al J&B tipico dei gialli degli anni settanta i Vanzina sostituiscono la cocaina, la sostanza stupefacente tipica della Milano Bene di quegli anni.
Come detto non tutto nella sceneggiatura funziona a meraviglia. Tanto per cominciare, è poco credibile che qualcuno prenda di punto in bianco un aereo dall’America all’Italia solo per aver avuto una visione. Inoltre molte situazioni vengono giocate male: come si spiega che la chiave della stanza 303 in cui Jessica alloggiava si trovava nella reception se lei si trovava all’interno di essa? E perché l’impiegata delle poste riferisce a Bob che è stata Jessica stessa a portarle il telegramma quando invece chi gliel’ha portato – sebbene con un parrucchino – è nettamente diverso? E si potrebbe andare avanti ancora. Comunque nonostante tutti questi difetti il film funziona e risulta molto più divertente di molti titoli dell’ondata gialla Made in Italy originale. Da segnalare nel cast la presenza di Donald Pleasence nei panni dell’ispettore Danesi. Le musiche sono di Pino Donaggio, che precedentemente aveva lavorato con De Palma per lo score di Body Double… sarà un caso?

Video:

Trailer non ufficiale del film.


Valutazione: 70/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

Sei donne per l’assassino (1964)

Nude per l’assassino (1975)

Eyes of Laura Mars (1978)

Dressed to kill (1980)

Body Double (1984)

Le foto di Gioia (1987)

Sotto il vestito niente 2 (1988)

Sotto il vestito niente – L’ultima sfilata (2011)


3 commenti

Archiviato in italian giallo, mystery, thriller

3 risposte a ““Sotto il vestito niente” (1985)

  1. SALVE, complimenti per il tuo sito, molto belle ed utili le tue recensioni, che leggo volentieri…
    Mi permetto di segnalarti una “svista”: c’è stato un altro film di genere giallo/thriller da parte dei fratelli Vanzina, magari passato quasi del tutto inosserbato, del 1996, ed è “SQUILLO”

    http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Trama/?key=2110&film=SQUILLO

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