“Les Diaboliques” (1955)


Les Diaboliques (tradotto in Italia come I Diabolici) uscì in Francia alla metà degli anni Cinquanta e al giorno d’oggi è considerato uno dei primi thriller moderni della storia del cinema, per la sua atmosfera opprimente di mistero, la presenza di un delitto e diversi espedienti che anticipano di qualche anno alcuni cliché del nascente filone horror-thriller. Pressoché tutti gli esperti del genere riconoscono che il capolavoro di Clouzot influenzò notevolmente alcuni tra i maggiori film di crimine e di mistero che lo seguirono da lì a pochi anni, tra i quali Psycho (Alfred Hitchcock, 1960) e What ever happened to Baby Jane? (Robert Aldrich, 1962). In effetti Les Diaboliques, sebbene c’è il rischio che ad uno spettatore dei giorni nostri, ormai abituato ai trucchetti del genere e all’espediente ormai abusato del finale a sorpresa, possa fare meno effetto, mantiene ancora oggi il suo fascino, per merito dell’abilità di un regista del calibro di Clouzot, il quale evolve e smonta a poco a poco la trama con supposizioni, illusioni e inganni.

Cristina e Nicole sono due insegnanti di un collegio per ragazzi: la prima, sottomessa e religiosa, è la moglie di Michel nonché la direttrice del collegio stesso; la seconda, più audace e fredda, è l’amante di Michel. Tiranneggiata dal marito e malata di cuore, Cristina pensa alla separazione, ma Nicole la convince che l’unico modo nel quale possa liberarsene definitivamente sarebbe un delitto; la persuade così a diventare sua complice nell’assassinio di Michel. Le due, portando a termine il loro piano diabolico, attirano la vittima designata presso la casa di Cristina, a circa dieci ore da Parigi, quindi gli somministrano una forte dose di sonnifero per poi annegarlo nella vasca da bagno.

Successivamente, per disfarsi del cadavere, Cristina e Nicole decidono di farlo affondare nottetempo nella piscina del collegio, le cui acque sono torbide ed oscure. Dopo diversi giorni ancora nessuno si è accorto del cadavere, motivo per cui Nicole ordina al giardiniere del collegio di svuotare la piscina, con la scusa di recuperare un mazzo di chiavi cadute sul fondo della medesima. Ma quando la piscina viene prosciugata, ecco la sorpresa per le due assassine: il cadavere è scomparso.

Da questo momento Nicole e Cristina ricevono inquietanti segnali riguardo a Michel: per prima cosa un alunno del collegio dice di averlo visto girare per i corridoi della struttura scolastica; in seguito dalla tintoria abituale di Michel viene fatto portare a Cristina un vestito del defunto che a quanto pare egli avrebbe mandato a riparare pochi giorni prima. L’incubo delle due assassine sembra avere fine quando Cristina viene chiamata all’obitorio per riconoscere suo marito in un cadavere rinvenuto in quei giorni nella Senna, ma una volta che si procede al riconoscimento si scopre che il corpo del disgraziato non è quello di Michel.

Lo stato di tensione nel quale vivono le due donne si fa sempre più insostenibile, soprattutto per Cristina, la quale come detto soffre di problemi di cuore. Il suo stato mentale diventa ancora più fragile quando, durante lo scatto della foto di classe per l’annuario del collegio, le donne notano, dietro il gruppo degli alunni in posa, il viso di Michel fare capolino da dietro il vetro dell’edificio, come fosse un fantasma.

Per Cristina è la goccia che fa traboccare il vaso: fuori di sé dall’esasperazione, confessa il suo crimine ad un detective che nel frattempo aveva assoldato per fare ricerche sul fatto che Michel fosse ancora apparentemente vivo. Nelle ultime battute del film lo spettatore assisterà ad uno dei finali più geniali della storia del genere: i corridoi e gli anfratti del collegio, resi con una fotografia espressionista in bianco e nero, conducono lo spettatore passo dopo passo verso l’apparizione di Michel a Cristina e l’inaspettato (ed enigmatico) finale, che lascia in qualche modo sospesa la vera conclusione della storia.

Clouzot gioca bene le sue carte e, per rendere grande la trama tratta da un romanzo di Boileau e Narcejac, punta su una sceneggiatura ricca di punti di scena, di supposizioni e dubbi, tenendo sempre alta la tensione grazie anche alla completa assenza di una colonna sonora, se si escludono i due minuti iniziali per i titoli di testa e i venti secondi finali per i titoli di coda. Al termine della visione, il regista si rivolge agli spettatori con un messaggio curioso, dal quale senza dubbio ben si capisce l’importanza che ha in questa pellicola (come poi anche nella maggioranza dei film del genere) il finale a sorpresa:

” Non siate DIABOLICI! Non distruggete l’interesse che i vostri amici potrebbero nutrire per questo film. Non raccontate loro quello che avete visto. Grazie da parte loro.”

La giusta intuizione di Clouzot consiste nel far immedesimare fin dal primo minuto del film lo spettatore nelle due donne piuttosto che in Michel, che viene immediatamente dipinto come il personaggio negativo del racconto. Cristina in particolare appare al contrario come una vittima, sia per via delle angherie subite dal marito, sia per via dei suoi problemi cardiaci e del suo carattere mite e sottomesso. Curioso inoltre come l’acqua sia un elemento ricorrente nelle scene salienti di Les Diaboliques: il delitto nella vasca da bagno, l’occultamento del cadavere nella piscina, il ritrovamento del cadavere sbagliato nella Senna ed infine la scena finale ancora una volta nella vasca da bagno. Forse che Clouzot abbia voluto ammonirci che in ogni delitto alla fine della storia la verità viene sempre a galla?

Curiosità:

  • Vera Clouzot, che nel film interpreta il personaggio di Cristina, morì prematuramente cinque anni dopo le riprese di Les Diaboliques. Indovinate in che modo? Per ironia della sorte, proprio di infarto cardiaco!
  • Clouzot comprò i diritti d’autore dagli scrittori del romanzo anticipando Hitchcock di una manciata di ore.

Video:

Qui sotto potete vedere il trailer di Les Diaboliques.

Valutazione: 8.4

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