“Sweet Movie” (1974)


Sweet Movie (in Italia tradotto come Dolcevita) è molto probabilmente il delirio più famoso del regista yugoslavo Dusan Makavejen. Esso unisce nella sua narrazione anarchica i destini di due ragazze, che assurgono a ruolo di protagoniste.

La prima (Carol Laure) è una miss canadese quasi muta che partecipa ad un concorso di bellezza organizzato da un ricco miliardario americano urofilio e lo vince; il primo premio consiste appunto nello sposare il suddetto miliardario, del quale però una volta in luna di miele rifiuta il membro d’oro fuggendo a Parigi all’interno di una valigia rossa con l’aiuto di un afroamericano bodybuilder, suo primo amante. A questo seguirà un cantante messicano, El Macho, con il quale rimarrà surrealmente “incastrata” durante un amplesso, una grottesca e vomitevole esperienza in una comune austriaca ed infine la celebre scena dello spot pubblicitario consistente in un bagno in una vasca ricolma di cioccolata fusa.

La seconda (Anna Planeta), una bionda ragazza russa, è il capitano di una nave costruita con caramelle e zucchero, la cui prua presenta le fattezze del volto di Marx; la sua specialità è adescare uomini, ragazzi e bambini nel sesso, nella morte e nella rivoluzione. In particolare ha una storia torbida con il marinaio Potempkin (Pierre Clementi), che si conclude ovviamente con l’uccisione del medesimo durante un delirante gioco sessuale portato avanti in mezzo ad una montagna di zucchero e con un topo bianco.

Le varie scene del film sono intervallate da quelle che hanno tutta l’aria di essere immagini d’epoca nazista e riprese di cadaveri (nel bel mezzo del film un personaggio esclama anche disilluso “Tanto siamo già tutti cadaveri!”). L’anarchia cinematografica di Makavejen si scaglia dunque sia contro il capitalismo (metaforicamente esaminato nelle vicessitudini che riguardano Miss Canada) sia allo stesso tempo contro l’estremismo comunista o per meglio dire anarchico (per quanto riguarda le scene che hanno come protagonista la marinaia russa).

Makavejen muove ai capitalisti accuse di incoerenza e di finto perbenismo (il marito ossessionato dall’igiene e dalla verginità che poi si scopre essere un urofilo); inoltre, nella figura del cantante di successo con il quale Carol Laure rimane “incastrata”, è una metafora del rischio di rimanere bloccati all’interno di un meccanismo troppo grande; infine la scena della pubblicità della cioccolata riassume con decenni di anticipo quello che sarebbe diventata la pubblicità contemporanea: l’oggetto da pubblicizzare si riduce a mero contorno nel messaggio che l’industria presenta all’acquirente, mentre il prodotto che viene venduto diventa la nudità femminile, possibile solo mediante la trasformazione della donna in mero oggetto. Le accuse al comunismo sono più criptiche, ma senza ombra di dubbio Makavejen denuncia l’eccessiva mitizzazione degli ideali (la nave con la prua che riproduce il volto di Marx) e la pericolosa deriva estremista dell’anarchia (l’omicidio di Potempkin).

L’incedere del plot narrativo però è tutt’altro che fluido, e accade di conseguenza che il più delle volte Sweet Movie può apparire al disorientato spettatore come un insieme anarchico di simboli incomprensibili, come uno pseudo documentario surrealista a tratti senza né capo né coda. Makavejen infatti seguendo la sua idea estremista di cinema – e ponendo come base un solido scheletro exploitation – mischia tra loro commedia, erotismo più o meno spinto, elementi drammatici e una feroce critica di carattere politico-sociale, che però inevitabilmente rischia di non colpire nel segno proprio a causa dell’anarchia visiva con la quale è stata portata agli occhi e alle orecchie dello spettatore. Difficile dare un giudizio ad un film così weird: ci limitiamo quindi a consigliarlo a tutti coloro che siano interessati in qualcosa di veramente bizzarro.

Curiosità:

  • Per quanto riguarda la versione italiana, essa fu curata da Pier Paolo Pasolini e da Dacia Maraini. Fu sequestrata e poi, per opera dello stesso Pasolini, dissequestrata.
  • L’attrice Carol Laure fu talmente disturbata dalle scene girate con i membri della comune che mentre si stava girando la suddetta scena abbandonò le riprese.
  • In Gran Bretagna il film è bandito.
  • L’attrice Prucnal, che interpreta nel film il capitano Ann, per tale sua partecipazione al film venne esiliata dalla Polonia e le venne negato il visto d’entrata anche quando sua madre era sul letto di morte.

Video:

Una scena del film.

Valutazione: 6.5

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