“Invasion of the Bee Girls” (1973)


L’Invasione delle Api Regine di Danis Sanders si colloca all’interno di quel particolare filone cinematografico nato verso la fine degli anni ’60 e continuato quasi fino alla fine del decennio seguente in cui un plot sostanzialmente fantascientifico viene supportato da una più o meno velata componente socio-politica. Ne Invasion of the Bee Girls Sanders sforna un prodotto commerciale in grado di intrattenere lo spettatore per poco meno di un’ora e mezza, ma intende riflettere tra le pieghe della pellicola una serie di messaggi e preoccupazioni riguardanti l’incedere della società del suo tempo.

Eravamo all’inizio degli anni Settanta, e qualche anno prima il movimento femminista aveva vinto le sue prime battaglie sociali; in quegli anni si stava preparando la grande riscossa femminista, e proprio per questo Sanders crea una figura di “superdonna” in grado non solo di spaventare, ma anche di dominare e uccidere l’uomo proprio mediante l’atto sessuale, atto che storicamente – soprattutto nell’America prima dell’avvento dell’ondata femminista – è visto come la massima soddisfazione che una donna può dare ad un uomo.

Inoltre a questa tematica si fonde anche la paura per una tecnologia troppo avanzata e per l’utilizzo di tecniche troppo avanzate nella scienza, in particolar modo negli esperimenti di mutazione e di studio in generale sugli animali. Così Sanders, creando un super-essere che è nello stesso tempo donna dominatrice sul maschio ed essere mutante derivato da una mutazione della donna a causa di un tracotante incrocio con una specie animale (in questo caso, l’ape), con un solo colpo riesce a produrre un b-movie di fantascienza (arricchito dai soliti nudi tanto cari al genere e da qualche spruzzata in salsa horror) portando anche agli occhi dello spettatore più attento le sue preoccupazioni riguardo le conquiste sempre maggiori che le femministe avrebbero potuto raggiungere e le drastiche conseguenze a cui una troppa audace ricerca scientifica avrebbe potuto portare.

In Invasion of the Bee Girls veniamo catapultati nella realtà di un paese americano nel quale in tre giorni vengono trovati morti otto uomini di trombosi, vale a dire deceduti a causa di un eccessivo sforzo sessuale; il governo interviene mandando un agente in borghese di nome Neil Agar ad indagare, se non altro perché la metà dei morti erano dottori pagati dal governo stesso per portare avanti delle avanzate ricerche scientifiche. Ovviamente si capisce fin dal titolo che l’omicida (o le omicide) deve essere per forza di sesso femminile, e come se non bastasse si capisce fin da subito anche chi è la principale indiziata, vale a dire la dottoressa Susan Harris (Anitra Ford), una procace scienziata della clinica che gira sempre con degli strani occhiali scuri (che ovviamente ricordano per la loro bizzarra forma gli occhi di un insetto).

Sarà proprio Neil Agar (William Smith) a risolvere il caso, capendo grazie ad una intuizione in verità fin troppo casuale che gli omicidi hanno a che fare con degli esperimenti condotti nella clinica stessa sulle api e sulla loro riproduzione. Verrà fuori che la dottoressa Harris ha creato una macchina dotata di un raggio laser in grado di fondere in un solo individuo la natura umana e quella tipica delle api, allo scopo di creare un’ “ape regina” che, dotata di uno straordinario appetito sessuale, possa uccidere tutti gli uomini che riesce a conquistare (ma perché poi?). Non solo la Harris, ma anche altre donne, che vanno a formare una specie di manipolo di donne-api, hanno subito la trasformazione e, non paghe, costringono le donne vedove dei mariti che loro stesso hanno ucciso a subire la trasformazione in questione.

Appare ovvio che, nonostante una trama piuttosto originale (ma anche piuttosto confusa) e delle buone intuizione riguardo ai messaggi da passare allo spettatore, senza un colpo di scena Invasion of the Bee Girls appare un film abbastanza debole per il suo genere: infatti fin dal titolo si capisce già chiaramente chi è il responsabile dei delitti fin dalla prima scena e durante tutto il corso del film non c’è mai un colpo di scena, un dettaglio che potrebbe fare cambiare idea allo spettatore nemmeno per un secondo. In tal modo lo spettatore può solo godersi le – a dire il vero, non troppo cruente – scene di omicidio e le – a dire il vero, non troppo esplicite – scene di nudo o mostranti rapporti sessuali.

Persino quando Sanders dovrebbe spiegare allo spettatore il “come” e il “perché” di tali esperimenti e mutazioni, il regista non riesce a convincere: il “come” è palesemente irreale nelle sue modalità (ma d’altra parte ci troviamo di fronte ad un film di fantascienza, per lo più di serie b, quindi su questo non ci si può lamentare più di tanto), ma il fatto preoccupante è che nemmeno il “perché” dell’idea alla quale ruota intorno tutto il film appare chiaro e sensato! Come se non bastasse, persino la tanto palesata “mutazione” delle donne non ci viene mostrata a causa di una pochezza visiva di effetti speciali (le donne mutanti si riconoscono solo dal fatto che improvvisamente i loro occhi diventano interamente neri – chissà perché tutt’a un tratto poi?)

Per queste ragioni, Invasion of the Bee Girls può raggiungere giusto la sufficienza: oggettivamente è un film onesto, con una trama accattivante, una solida base sci-fi, qualche omicidio e un paio di interessanti messaggi sociali; ma il rovescio della medaglia è una pochezza di chiarezza nell’idea di base ed una totale mancanza di suspence da fare quantomeno storcere il naso allo spettatore. Come se non bastasse, la scena finale del film riecheggia pure le note di 2001: Space Odissey di Kubrick, senza un apparente motivo! In altre parole, cosa sarebbe stato Invasion of the Bee Girls senza la presenza nel cast di una provocante Anita Ford?

Video:

Trailer del film.

Valutazione: 6.3

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