“Cosa avete fatto a Solange?” (1972)


Con Cosa avete fatto a Solange? (What have you done to Solange?) il regista milanese Massimo Dallamano inizia la sua cosiddetta “trilogia delle studentesse”, che continuerà poi con La Polizia chiede aiuto (1974) ed Enigma Rosso (1978). Il film, a detta della critica il più riuscito della trilogia, è vagamente ispirato ad un romanzo di Edgar Wallace intitolato The clue of the new pin. Le riprese sono state fatte a Londra nel giro di sei settimane nel 1971. E’ considerato uno degli ultimi krimi realizzati, nonché uno degli esempi meglio riusciti di giallo all’italiana (italian giallos).


Trama:

Enrico Rosseni (Fabio Testi) è un professore italiano che insegna in un collegio femminile a Londra; in aria di separazione con la moglie tedesca Herta (Karin Baal), intreccia una relazione con Elizabeth, una sua studentessa appena maggiorenne. Durante una gita in barca sul Tamigi, Elizabeth scorge tra gli arbusti una ragazza che cerca di scappare ad un aggressore ed una lama che pugnala la malcapitata. Inizialmente Rosseni pensa che sia una scusa per non fare l’amore con lui, e nell’agitazione del momento lascia cadere per sbaglio la sua penna a sfera vicino al luogo del delitto.

Il giorno seguente Rosseni, sentendo alla radio la notizia del ritrovamento di un cadavere sulla sponda destra del Tamigi, collega la cosa a quando avvenuto il giorno precedente e ritorna così sul luogo del delitto dove la polizia sta già svolgendo le sue indagini. Successivamente giunge al collegio, dove trova l’ispettore Barth (Joachim Fuchsberger), il quale interroga tutti i docenti della struttura scolastica ritenendo che l’assassino sia uno di loro: la vittima infatti si scopre essere Hilda, una ragazza che frequentava il collegio, e precisamente la stessa classe di Elizabeth. Essa è stata barbaramente uccisa dopo essere stata “violentata” con una lunga lama, che l’assassino ha lasciato “dentro” la vittima (come i medici legali con molto poco tatto mostrano ai genitori di Hilda).

Si grida subito al maniaco sessuale, ed i primi sospetti ovviamente ricadono su Rosseni, un po’ per la sua nazionalità italiana, un po’ per la risaputa infedeltà nei confronti della moglie; come se poi non bastasse la stranezza del suo ritorno sul luogo del delitto la mattina stessa del ritrovamento del cadavere, l’ispettore Barth trova anche la penna a sfera di Rosseni. Quest’ultimo, inizialmente deciso a non fare valere i suoi alibi per nascondere alla moglie e ai colleghi la sua storia con l’allieva Elizabeth, si trova a questo punto costretto a confessare tutto all’ispettore. Nel frattempo, egli prende in affitto un appartamento per vedere Elizabeth senza dare troppo nell’occhio.

Intanto, l’assassino attira con una scusa anche un’altra compagna di classe di Elizabeth, Janet, e la uccide allo stesso modo di Hilda. Impaurita, Elizabeth riferisce all’ispettore e al corpo degli insegnanti riunito quanto aveva visto durante la sua gita sul fiume con Rosseni. Essa riferisce inoltre, particolare che le viene in mente durante un flash del trauma vissuto, che l’assassino sembrava indossare una lunga tonaca nera da prete. Sebbene Elizabeth non faccia il nome di Rosseni, praticamente tutti capiscono che era lui l’accompagnatore della ragazza quel giorno sul fiume, e di conseguenza Rosseni viene licenziato dal collegio.

La terza vittima dell’assassino sarà proprio Elizabeth, la quale viene uccisa mentre si sta lavando nella vasca da bagno dell’appartamento di Rosseni, il quale rincasa solo quando il killer se l’è già data a gambe e la ragazza è già morta. Unico testimone del delitto è un vicino di casa, il quale vede fuggire l’assassino per le scale del condominio: per questo egli viene assillato dalla polizia. Al fine del riconoscimento dell’assassino egli viene condotto in caserma di fronte ad una decina di preti di qualunque fede religiosa, ma l’unico risultato a cui l’ispettore giunge con tale sistema è una crisi di nervi del povero testimone oculare.

Dall’autopsia del cadavere di Elizabeth si scoprono tre particolari: innanzitutto, a differenza delle precedenti due vittime, non è stata violentata dal killer; in secondo luogo vengono rinvenuti sotto le sue unghie dei “peli morti”, probabilmente appartenenti ad una barba posticcia portata dall’assassino; infine, si scopre che Elizabeth era addirittura vergine, il che vuol dire che non aveva mai avuto rapporti sessuali con Rosseni il quale, proprio per questo, si riconcilia con la moglie. Intanto nel collegio aleggia un’aria di mistero tra le ragazze, le quali da una parte sembrano temere per la propria incolumità ma dall’altra danno l’impressione di non dire tutto quello che sanno all’ispettore Barth.

In particolare si scopre che Hilda e Janet formavano una specie di cricca con altre ragazze della classe, segnatamente Brenda, Helen e Susan; era risaputo inoltre che erano loro cinque le più “sveglie” tra tutte le loro compagne. Rosseni riesce ad interrogare un ragazzo di qualche anno più grande che frequentava il giro delle ragazze in questione: ne ricava varie informazioni preziosi, tra cui che le cinque si “divertivano” sia tra di loro sia con altri ragazzi più grandi. Inoltre questo ragazzo nell’interrogatorio formale fa anche il nome di una certa Solange, dicendo che da quando le è successo un tale fatto le altre ragazze non si concedono più a lui e ai suoi amici.

Intanto si scopre che Solange era una ragazza che frequentava qualche anno prima il collegio, pur essendo in una classe inferiore rispetto a quella della cricca; grazie alla confessione di una delle ragazze superstiti, Rosseni viene mandato presso un indirizzo che egli crede sia quello di Solange: una volta arrivato sul luogo troverà invece il cadavere di una donna anziana, tale Ruth Holden, apparentemente del tutto scollegato dagli altri delitti del killer, soprattutto per il tipo di vittima. Proprio quando sembra essersi perso definitivamente il bandolo della matassa però Solange viene avvistata in un parco della città: l’ispettore Barth, informato di ciò, la fa pedinare da alcuni agenti in borghese.

Questi ultimi, mentre compiono la loro missione nel parco suddetto, notano che Brenda, Helen e Susan vengono attirate da Solange e che Brenda, evidentemente attirata in un tranello, viene portata via dal parco su un auto apparentemente guidata da un prete. L’ispettore scopre che Solange in realtà è la figlia della moglie vedova di un professore del collegio, il professor Bascombe, collega di Rosseni; essa, in seguito ad una grave forma di regressione infantile che l’ha resa nell’intelletto simile ad un vegetale, è stata ritirata dal collegio ed occultata per tutti quegli anni dalla sua famiglia in una stanza della loro villa in campagna, lontana da sguardi indiscreti.

Ormai la risoluzione del caso è vicina: proprio nella villa viene ritrovata Brenda legata e bendata, ma non ancora uccisa dal killer. Si scopre che il responsabile di tutti i delitti è proprio il professor Bascombe che, indossando una tunica da prete e applicandosi una barba finta, era riuscito durante delle finte confessioni a risolvere il vero mistero sull’improvvisa demenza della figlia. Era successo infatti che Solange, rimasta accidentalmente incinta, era stata costretta ad abortire dalle sue compagne della cricca; materialmente fu l’anziana domestica di Brenda, Ruth Holden, a realizzare l’aborto tramite l’inserimento nella vagina di Solange di un affilatissimo spillone incandescente; dal trauma che ne aveva ricavato, Solange rimase demente per tutta la vita. Una volta scoperto, il professor Bascombe si suicida con un colpo di pistola alla tempia.


Commento:

Sebbene l’incipit del film non sia molto originale (riprende infatti da L’uccello dalle piume di cristallo di Dario Argento sia la testimonianza casuale dell’assassinio sia il particolare che inizialmente sfugge al testimone), con l’incedere della vicenda la pellicola guadagna sempre più l’attenzione dello spettatore, in un crescendo di misteri e di efferatezze dosate in modo intelligente da Dallamano e sottolineate alla perfezione dalla colonna sonora di Ennio Morricone. Notevoli molte idee del regista, a cominciare dalla modalità degli omicidi (il pugnalamento alla vagina delle vittime che, oltre chiaramente a richiamare l’atto sessuale, può suggerire una lettura metaforica di misogenia – scelta dunque coraggiosa e che in qualche senso anticipa di diversi anni la nascita dello slasher movie) e dall’efferatezza degli stessi. In più di un’occasione (ed in particolar modo nella splendida scena dell’omicidio di Elizabeth) Dallamano utilizza la visuale dell’assassino, una scelta stilistica che poi farà scuola e diventerà famosa con Dario Argento.

La trovata più accattivamente del film sta nella volontà di Dallamano di rendere ogni cosa non ben definita ed incerta: le ragazzine nel film sono delineate sia come vittime sia come carnefici, la vicenda si svolge all’interno di un collegio esclusivamente femminile ma appare subito chiaro che quasi tutte le alunne sono sessualmente attive, il ruolo del prete come educatore morale viene subito demolito dai sospetti che immediatamente si concentrano su una figura che “indossa la tunica nera” tipica dei prelati; e ancora lo stesso protagonista Rossetti viene dipinto a metà tra l’eroe della situazione e un professore interessato solo a corteggiare le ragazzine, mentre al contrario la moglie passa da essere una delle sospettate principali ad essere una delle collaboratrici più vicine all’ispettore Barth per la risoluzione del caso (con Rossetti stesso); infine, tutti i professori, che dovrebbero essere figure morigerate e di esempio per le alunne, sono invece ora donnaioli, ora maniaci guardoni, ora assassini.

Ma il segreto dell’impatto positivo di Cosa avete fatto a Solange? risiede innegabilmente anche nella bellissima fotografia e nella scelta delle ragazze che cadono una dopo l’altra sotto i colpi dell’assassino. Menzione particolare per una giovanissima Camille Keaton che interpreta con disinvoltura il ruolo non facile di Solange: oltre che essere bellissima riesce a conferire al personaggio quella particolare espressione in bilico tra la demenza assoluta e la consapevolezza del trauma subito, al confine tra l’angelica innocenza e la perversa colpa che l’ha conseguentemente portata alla sua condizione di persona a metà, tra la delicatezza estrema dei lineamenti tipici di una ragazzina di sedici anni e l’opprimente peso sul suo volto dei segni della follia che la possiede senza tregua.


Video:

Trailer italiano del film.


Valutazione: 8.3

2 commenti

Archiviato in erotika, italian giallo, krimi, mystery, thriller

2 risposte a ““Cosa avete fatto a Solange?” (1972)

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  2. Pingback: Morte sospetta di una minorenne (Sergio Martino) | LuckyRed

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