“Brucia, Ragazzo, Brucia” (1969)


Quando Fernando Di Leo, nel 1969, produsse il dramma erotico Brucia, Ragazzo, Brucia (il titolo del film deriva dalla canzone cantata da Carmen Scerry, che fa da sottofondo musicale ai bellissimi titoli iniziali), sicuramente aveva in mente un obiettivo ben chiaro: mettere alla berlina i finti ideali e lo stile di vita dei borghesi italiani del suo tempo. A tale scopo, Di Leo mise insieme una vacanza al mare, una famiglia di borghesucci annoiati, un bagnino pseudo-hippie, un tradimento sessuale e le conseguenze che esso può avere se messo di fronte ad una mentalità ristretta e squadrata.

Clara (Françoise Prévost), moglie dell’imprenditore Silvio Frisotte (Michel Bardinet), è in vacanza al mare con il marito, la sorella Bice (Danika La Loggia) e la figlioletta Monica (Anna Pagano). Subito una volta giunta in spiaggia Clara fa la conoscenza di Giancarlo (Gianni Macchia), un giovane bagnino dedito al sesso libero e al divertimento, e della sua compagna occasionale, Marina (Monica Strebel). Giancarlo, anticonformista e fortemente critico dei valori borghesi, vuole come forma di disprezzo verso i medesimi portarsi a letto a tutti i costi Clara. Per suscitare in lei il desiderio, amoreggia sotto i suoi occhi prima con Marina, poi con una giovane turista svizzera (Miriam Alex).

La resistenza di Clara non durerà a lungo: appena il marito parte per questioni di lavoro, lasciandola sola, Giancarlo la sottopone ad un corteggiamento sfrenato al quale essa non resisterà. Il menage sessuale permette a Clara di scoprire nuove sensazioni mai provate: essa riesce, per la prima volta nella sua vita (fatto mai avvenuto con il marito Silvio) a raggiungere l’orgasmo. Ciò per Clara è fonte sia di felicità che di turbamenti: di colpo sia la sua sessualità che la sua morale è scossa e non sa come affrontare la situazione sia con se stessa, sia con suo marito.

Alla fine Clara, su consiglio di Giancarlo, decide di parlarne apertamente con il marito Silvio. Il desiderio di Clara attraverso la sua confessione non è di lasciare né di colpevolizzare il marito, bensì di permettere al loro menage di ricominciare da capo, più liberamente e più consapevolmente. Inutile dire che la reazione del marito sarà l’opposto di quella sperata da Clara: egli infatti le fa sapere che vuole chiedere la separazione e così dicendo sbatte la porta e se ne va. Al suo ritorno scopre che Clara ha ingurgitato un flacone di pillole e la vede sul letto senza sensi, morente; afferra la cornetta del telefono ma mentre sta componendo il numero dell’ospedale di colpo ci ripensa e la ripone, lasciando di fatto morire la moglie.

Fin dalla lettura della trama, appare evidente che Di Leo intende fare una divisione netta dei personaggi che mette sulla scena: da una parte i borghesi, dall’altra gli anticonformisti. Della prima categoria fanno parte Clara, Silvio, Bice, mentre della seconda fanno parte Marina, la turista svizzera, il bagnino Giancarlo e tutti gli amici (che appaiono come comparse in un caleidoscopico festone hippie). Giancarlo è il protagonista assoluto del film: con il suo atteggiamento audace, i suoi aforismi pungenti, i suoi modi di fare anti-convenzionali incarna la nuova generazione del 1968, quella dei giovani che vogliono abbattere una volta per tutto gli ideali borghesi (Giancarlo in una scena del film dice: “Io chiamo borghese chiunque pensi bassamente”). Per raggiungere il suo scopo di “distruttore” di tale ideologia distorta, Giancarlo vuole “mostrare la luce” a Clara, moglie di un borghese e sessualmente repressa (Giancarlo dice della sua attitudine: “E’ una maniera d’essere contaminare la gente di libertà”).

Della famiglia Frisotti, Giancarlo dice: “E’ una tipica famiglia, tutta fondata sull’ordine, sull’abitudine e sull’ipocrisia”. Il marito Silvio in particolare incarna l’archetipo del borghese: uomo in carriera, quasi sempre distante dalla moglie, con una visione distorta della sessualità (quando la moglie gli confessa il tradimento, egli le dice che “essere donna ha dei limiti oltre i quali esiste solo il vizio). La borghesia non riesce ad accettare un dialogo maturo: preferisce nascondersi dietro all’ipocrisia e all’abitudine piuttosto che sopportare la reale verità delle cose che, anche se all’inizio potrebbe fare male, successivamente avrebbe molti vantaggi. Il tutto viene messo nero su bianco da Di Leo sfruttando come metafora il menage sessuale dei due e inserendoci un personaggio di disordine, Giancarlo per l’appunto.

Clara è un personaggio più complesso del marito Silvio; essa non è schiava della morale borghese come il marito, più semplicemente non ha mai avuto degli ideali propri e si è sempre accontentata di sottomettersi agli altri e di reprimere il suo io (è fedele ad un marito assente che non la soddisfa sessualmente, prende regolarmente psicofarmaci; è illuminante una frase che le dice Giancarlo: “Non abusare di quelle pillole, poi c’è l’assuefazione… come i mariti, poi perdono efficacia”).

Clara non vive bene il suo menage con Giancarlo, non lo vede né come amore né come nient’altro di sentimentale: però lo considera una tappa importante della sua vita, una tappa decisiva per l’auto-conoscenza di se stessa. Attraverso l’esperienza con Giancarlo, Clara non ha conosciuto altri uomini, ma ha semplicemente conosciuto una parte di se stessa che per lunghi anni aveva ignorato. E’ questo che non riesce a capire l’ottusa limitatezza mentale del marito Silvio, che in nome di un falso orgoglio preferisce farla morire piuttosto che ricominciare, sotto una luce nuova e migliore, con lei.

E’ interessante per capire la confusione sessuale di Clara la prima scena del film, un sogno fatto dalla stessa Clara durante il viaggio con la famiglia per raggiungere la località marittima. Clara sogna di essere costretta dal marito ad avere un rapporto sessuale con il suo superiore, di modo che egli possa venire promosso ad un’incarico più prestigioso e retribuito nell’ufficio. Allo stesso tempo però Clara scappa dalla stanza e si ritrova tra le braccia di una donna che la consola. Clara, scavando inconsciamente dentro di sé attraverso questa visione onirica, capisce la sua sottomissione al marito e al sistema produttivo-borghese (il marito vorrebbe che avesse un menage con il suo superiore, dal quale potrebbe derivare un guadagno in termine di soldi) ed inizia a farsi domande sui suoi desideri sessuali repressi (Clara pensa persino di avere tendenze lesbiche, come lei stessa confesserà più avanti nel film).

Il finale del film è esplicativo: le auto guidate dagli hippies si allontanano dalla scena, mentre dalla parte opposta entra nello schermo l’autoambulanza che, chiamata di proposito dal marito solo la mattina seguente al suicidio della moglie, avrebbe il compito di salvarla. L’uscita di scena della “giusta morale” (il “nuovo” modo di pensare) e l’entrata in scena dell’autoambulanza (che porta alla mente dello spettatore Clara distesa sul letto, ormai senza vita) sono “manovrate” dalla mano di Silvio, vale a dire dalla “fasulla” ideologia borghese (il “vecchio” modo di pensare). E’ un modo come un altro per dire che nel momento in cui la limpidezza della ragione viene meno, la cieca ottusità della borghesia può creare solo drammatiche conseguenze. Un po’ come dire: il sonno della ragione genera mostri.

Video:

La scena in cui Clara e Bice entrano per la prima volta nella stanza di Giancarlo e leggono sulle pareti i suoi aforismi anticonformisti.

Valutazione: 7.2

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