“Nude per l’Assassino” (1975)


Quello che Andrea Bianchi fece fondamentalmente per realizzare Nude per l’Assassino (conosciuto all’estero come Strip Nude for your Killer), fu di prendere ispirazione da due must del giallos all’italiana, Sei Donne per l’Assassino (Mario Bava, 1964) e Cosa avete fatto a Solange? (Massimo Dallamano, 1972) e di unire le due trame in un vortice di morte e perversione, raggiungendo in questo modo l’apice di exploitation visto in una pellicola del genere. Il gradimento del risultato dipende dall’occhio dello spettatore: film cult per chi mastica quotidianamente giallos all’italiana, probabilmente spazzatura trash per chi non ha domestichezza con il genere.

Quando una modella di nome Evelyn muore in un aborto illegale, inizia una sanguinosa scia di omicidi, che vede come prima vittima il medico che l’ha praticato. Successivamente nel mirino del killer finisce l’agenzia Albatross di Milano, per la quale Evelyn lavorava, gestita da Gisella (Giuliana Gecchini) e dal marito Maurizio Montani (Franco Diogene), grasso ed impotente. Il killer indossa un casco nero ed una tuta da motociclista in latex nero (uguale a quella dell’assassino di La Polizia chiede aiuto, Massimo Dallamano, 1974).

Dopo il medico viene ucciso prima uno stilista gay che lavorava per l’agenzia (finito con una pugnalata nell’ano) e poi Lucia (Femi Benussi), una ragazza che, adescata da Carlo Bianchi (Nino Castelnuovo, nei panni del fotografo dell’agenzia nonché del playboy della situazione), aveva fatto un provino per la Albatross e aveva trovato il tempo per instaurare anche una relazione lesbica con una collega all’interno dell’agenzia. Nel frattempo Carlo Bianchi, con l’aiuto della fidanzata Magda (una bellissima Edwige Fenech con i capelli corti), indaga sui delitti in contemporanea con la polizia.

La scena si sposta su Maurizio Montani, marito di Gisella nonché direttore dell’agenzia, il quale nonostante faccia l’allupato un po’ con tutte si scopre alla fine per sua stessa confessione impotente (e infatti riesce a trarre godimento dall’atto sessuale solo attraverso l’unione con una bambola gonfiabile). E’ lui la quarta vittima dell’assassino. La quinta è proprio la moglie Gisella, ricattata dal killer e uccisa sul luogo dell’appuntamento fissato per pagare la somma di 10 milioni richiesta come compendio per tacere su un misterioso fatto accaduto qualche mese prima.

A questo punto i pochi sopravvissuti sono nel panico. I prossimi a cadere sotto i colpi del killer saranno Stefano e Doris, un’altra coppia che lavorava per l’agenzia Albatross. Stefano appariva anche in una foto scattata da Carlo sul luogo dell’appuntamento in cui perse la vita Gisella, ma appare ora evidente che non è lui il killer. Anche Carlo nel frattempo aveva rischiato di perdere la vita durante uno scontro con l’assassino: lo stesso Carlo aveva scattato delle foto che avrebbero potuto rivelare l’identità di quest’ultimo e che vengono bruciate da quest’ultimo.

Rimangono in vita i soli Carlo e Magda, che ricevono infatti l’ultima visita del killer. Ma fortunatamente Carlo è abile nel corpo a corpo e riesce a colpire a morte l’assalitore prima di ricevere il colpo fatale. Mentre quest’ultimo sta spirando, Carlo gli toglie il casco e scopre che l’assassino è in realtà una donna, ovvero Patrizia, la sorella di Evelyn. Ciò che aveva scatenato la sua furia omicida era la morte della sorella avvenuta durante l’aborto clandestino (mostratoci nella prima scena del film). Carlo, che l’aveva messa incinta, doveva essere l’ultimo a morire. Si capisce che Patrizia ha ucciso tutti non solo per vendetta ma anche per una morbosa gelosia: con la sorella aveva intrecciato infatti un rapporto fondato su pratiche incestuose.

Sebbene debitore in maniera spaventosa, come già ricordato in partenza, di due film cardine del genere (Sei Donne per l’Assassino e Cosa avete fatto a Solange?), Nude per l’Assassino riesce nella non facile impresa di rielaborare i contenuti dei due film in uno solo, riuscendo a legare tutti gli elementi in modo brillante e abbastanza veritiero e senza cadere nel citazionismo più becero. E’ vero che, come nel film di Bava, l’assassino prende di mira un’agenzia di moda e ne uccide i componenti ad uno ad uno; è altrettanto vero che, come nel film di Dallamano, il fatto che scatena la furia omicida del killer è la barbara pratica dell’aborto illegale (e dal film successivo di Dallamano, La Polizia chiede Aiuto, come detto, Bianchi prende pari pari anche l’outfit del killer).

Tuttavia Bianchi riesce a sfornare un prodotto (moderatamente) originale rispetto agli originali, grazie ad un innalzamento palpabile del livello di splatter (tanto è vero che Nude per l’Assassino può essere considerato uno dei primi e dei più violenti slasher italiani almeno alla pari di Torso – I corpi presentano tracce di violenza carnale di Sergio Martino) e di un intreccio di sesso e violenza tipico dell’exploitation, come mai si era visto fino a quel momento in Italia.

L’agenzia di moda Albatross è il setting ideale per Bianchi per dare vita a questo humus di ambiguità: un ambiente fondato sulla forma più che sulla sostanza, su tornaconti personali ed egoismi reciproci e su rapporti sessuali promiscui e sbrigativi. Così Bianchi mette in scena abilmente una serie di macchiette (la giovane modella interessata solo a far carriera, la modella un po’ più attempata dalle tendenze lesbiche, il marito ricco grasso allupato ed impotente, il fotografo audace e playboy) e le intreccia in rapporti (più sessuali che lavorativi) di ogni gusto e di ogni perversioni: rapporti eterosessuali, omosessuali, lesbici, (pseudo)sadomasochistici, persino rapporti con bambole gonfiabili ed anali (l’ultimissima scena del film infatti vede Carlo tentare uno stupro anale ai danni della fidanzata Magda onde evitare un altro aborto dopo tutto il casino accaduto per il primo…).

Come il lettore avrà facilmente capito, in Nude per l’Assassino il giallos all’italiana brilla di nuova luce, in quanto oltre ad una rilettura di alcuni dei classici del genere Bianchi fornisce allo spettatore da una parte un’esagerazione dal gusto prettamente trash nei dialoghi e nelle scene di nudo (e di sesso), dall’altra una sublimazione della violenza presente nelle scene dei delitti, fino a raggiungere l’exploitation più sfrenato quando decide di decretare la morte dello stilista gay mediante l’inserimento di un pugnale nel deretano ed inquadra solo per il gusto dell’eccesso i corpi mutilati di Stefano e Doris ai quali sono stati recisi rispettivamente i genitali e le mammelle.

Di meriti artistici in senso stretto ovviamente non si può parlare, ed è per questo che Nude per l’Assassino risulterà indigesto agli amanti del mainstream e del thriller più classico e morigerato. Ma gli altri, coloro che amano in modo viscerale in genere all’italiana in tutte le sue luci ed ombre, non potranno non apprezzare il taglio che Bianchi da a Nude per l’Assassino, un taglio dichiaratamente netto e deliberatamente fissato sull’eccesso, senza però rinunciare ad alcune concessioni di elementi tipici della commedia trash all’italiana (soprattutto alcuni dialoghi). E poi, come non apprezzare una Fenech al culmine (probabilmente insieme a Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave) della sua sensualità in film del genere?

Video:

Trailer del film.

Valutazione: 7.6

1 Commento

Archiviato in erotika, exploitation, italian giallo, mystery, slasher, thriller

Una risposta a ““Nude per l’Assassino” (1975)

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