“Reazione a Catena – Ecologia del Delitto” (1971)


“Come giocano bene a fare i morti!”

Reazione a Catena, conosciuto anche come Ecologia del Delitto (L’Antefatto) è un film di Mario Bava uscito nelle sale nel settembre 1971; è considerato il primo slasher movie italiano nonché probabilmente della storia del cinema, data l’efferatezza degli assassinii e la loro caratterizzazione tipicamente splatter (parti del corpo mozzate da armi da taglio, schizzi di sangue). E’ uno dei pochi film di cui Bava si disse abbastanza soddisfatto. A conti fatti, pur non essendo tecnicamente perfetto e lamentando a volte cadute di tensione, Reazione a Catena rimane un film di una certa caratura, sopratutto a livello storico, nel panorama italiano e non.


Trama:

 

La vicenda si svolge su una non meglio precisata baia sul mare. Nella villa che domina la baia, la contessa Federica Donati (Isa Miranda), paralitica che vive su una sedia a rotelle, viene impiccata da un uomo per simularne il suicidio. L’assassino si scopre subito essere il marito, il conte Filippo Donati (Giovanni Nuvoletti). A sorpresa, anche quest’ultimo viene a sua volta ucciso da una figura misteriosa, che abbandona la casa portandosi con sé il cadavere di Filippo Donati, che getta nel mare dal pontile, lasciando dunque sul luogo il cadavere impiccato della contessa.

Avendo trovato un biglietto di addio firmato dalla contessa, la polizia decreta come causa della morte il suicidio. Immediatamente l’architetto Franco Ventura (Chris Avram) si reca sul luogo allo scopo di iniziare la sua speculazione edilizia: egli infatti insieme alla segretaria-amante Laura (Anna Maria Rosati) brama la proprietà della baia dopo la morte dei coniugi ai quali apparteneva. Intanto entrano in scena anche il pescatore Simone (Claudio Volonté), l’entomologo Paolo Fossati (Leopoldo Trieste) e la moglie di quest’ultimo, Anna (Laura Betti), che in quanto cartomante legge le carte predicendo presagi di morte.

Nel frattempo giungono in baia anche due ragazzi in compagnia di due turiste tedesche. Una di queste, tuffatasi nuda nella baia, si ingarbuglia in una corda facendo così riaffiorare dall’acqua il cadavere del conte Donati. Appare una misteriosa figura che con una roncola la uccide sgozzandola; il medesimo assassino poi ucciderà anche gli altri ragazzi (uno colpito in faccia con la roncola e gli altri due trafitti da una lancia mentre stanno facendo sesso).

La sera giungono sul luogo Renata Donati (Claudine Auger), la figlia dei coniugi defunti, ed il marito Alberto (Luigi Pistilli), i quali sono intenzionati a rilevare la proprietà della baia. Renata scopre il cadavere del padre sulla barca di Simone, il quale si giustifica dicendo di averlo appena pescato. Poco dopo Renata, già sotto shock per il ritrovamento del cadavere del padre, scopre nella villa anche i cadaveri dei quattro ragazzi e viene aggredita da Ventura, il quale la minaccia con un’accetta; tuttavia Renata è più abile di lui nel tempismo e lo colpisce alla gamba con un paio di forbici, mettendolo momentaneamente fuori gioco.

Successivamente la cartomante Anna scopre i cadaveri dei ragazzi e viene per questo decapitata da Renata, la quale ordina al marito Alberto di uccidere anche il marito della vittima, Paolo, il quale viene strangolato con il filo del telefono mentre sta per chiamare la polizia. Arriva Laura che trova Ventura ferito; quest’ultimo le ordina di andare a chiamare immediatamente Simone. Si scopre grazie ad un flashback che Simone è il figlio naturale della contessa nonché l’assassino del conte Donati e dei quattro ragazzi. Temendo per la sua sorte, aveva venduto a Ventura i diritti sulla baia, in cambio di un rifugio all’estero e di una somma di denaro.

Tuttavia adesso Simone ha capito che erano stati proprio Ventura e Laura, i quali volevano a tutti i costi la baia, ad aver spinto il conte (amante di Laura) a uccidere la contessa simulandone il suicidio; ragion per cui, non appena Laura sotto ordine di Ventura lo va a chiamare, la uccide strangolandola. Tuttavia, non appena esce dalla sua capanna per andare a cercare anche Ventura, viene ucciso da Alberto, che lo trafigge con una lancia. Infine Alberto affronta il redivivo Ventura, uccidendolo dopo un sofferto corpo a corpo.

Renata ed Alberto, ormai sicuri di poter ereditare legalmente la villa dopo aver bruciato il testamento dei conti, si complimentano a vicenda per la buona riuscita del loro piano; ma improvvisamente, vengono abbattuti da due fucilate sparate dal loro camper dai loro stessi figlioletti, i quali (si capisce) avevano spiato le gesta efferate dei genitori e le hanno a loro volta emulate credendole un gioco.


Commento:

 

Solamente la trama intricata e calcolata alla perfezione impedisce che Reazione a Catena venga considerato uno slasher movie vero e proprio, come poi furono per esempio sul fronte americano Halloween o Friday the 13th. Non si può considerare uno slasher movie al 100% innanzitutto perché Bava tanto per cominciare riprende una delle formule classiche del giallos all’italiana, vale a dire una serie di omicidi misteriosi all’interno di una piccola comunità che, come si verrà a scoprire solo alla fine della narrazione, spesso sono dettati unicamente da ragioni ereditarie (formula usata per esempio nel suo seminale Sei Donne per l’Assassino, datato 1964).

Quello che fondamentalmente Mario Bava in Reazione a Catena fa, è mettere in scena un teatrino dell’orrore prendendo i personaggi più disparati (un architetto, una paralitica, un conte libertino, un entomologo, una cartomante, e via dicendo) e disponendoli come pedine all’interno di una narrazione quasi a spirale, che vede tutti uccidere tutti guidati dai moventi più biechi e materialistici. Per questo, per il suo mostrare (e quasi godere nel farlo in maniera esagerata) una visione pessimistica dell’essere umano (si noti che nel finale quasi paradossale persino due innocenti bambini sono portati naturalmente ad uccidere), Reazione a Catena si può considerare una delle pellicole più dure di Mario Bava, anche al di là dell’aspetto meramente visivo.

A parte la narrazione quasi labirintica ed il fatto che gli assassini siano più di uno, Reazione a Catena fondò lo slasher italo-europeo (mondiale?) grazie alle efferatissime scene degli omicidi. Ce n’è per tutti i gusti: un suicidio inscenato, una ragazza strangolata, un’altra sgozzata con un roncolo, una donna decapitata con un’accetta, due ragazzi trafitti con una lancia durante un amplesso (scena molto simile a quella che si vedrà anni dopo in Friday the 13th). Si noti appunto che i ragazzi assassinati sono molto disinibiti nei comportamenti e trovano dunque la morte (ciò diverrà un topos in ogni slasher movie che si rispetti). Anche la location della vicenda è molto simile a quella in cui si svolge Friday the 13th.

La scena dell’ultimo combattimento (quello tra Alberto e Ventura) ricorda da molto vicino la scena finale di Torso – I corpi presentano tracce di violenza carnale (Sergio Martino, 1973), un altro dei primi slasher italiani, senza ombra di dubbio molto influenzato da Reazione a Catena senza tuttavia che vi si ritrovi il movente dei delitti (nel film di Martino l’assassino uccide per una mania ossessiva nata da un trauma infantile, e non dunque per la materialissima brama di un’eredità). Inoltre, incredibilmente, la scena che vede Ventura cercare di aprire una porta semichiusa per uccidere Renata, con una bella accetta in mano in primo piano, sembra essere copiata pari pari da Stanley Kubrick nel suo The Shining (1980)!


Video:
Trailer del film.

 


Valutazione: 7.4

 

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Archiviato in horror, italian giallo, mystery, slasher, splatter, thriller

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