“A l’Intérieur” (2007)


A l’Intérieur di Alexandre Bustillo (Inside nella versione statunitense, mai uscito nelle sale cinematografiche in Italia). Fa parte dell’ondata dell’horror-splatter estremo francese, che negli ultimi anni ha sfornato titoli come Haute Tension, Martyrs, Frontiers. Presentato al Festival di Cannes 2007, ha provocato una reazione estrema nella giuria, che ha lasciato la sala a metà proiezione, mentre la critica cinematografica si è divisa tra buone recensioni e critiche negative per la violenza eccessiva e scioccante.


Trama:

Sarah (Alysson Paradis) è una giovane donna al nono mese di gravidanza. Quattro mesi prima ha avuto un tragico incidente automobilistico che fortunatamente non ha ostacolato la gestazione, causando tuttavia la morte del fidanzato di Sarah. E’ la vigilia di Natale, e Sarah apprende dal proprio medico che dovrà partorire la mattina seguente; perciò si accorda con il suo capo di passarla a prendere prima che albeggi.

Una volta a casa, Sarah si addormenta ma si sveglia di soprassalto a causa di un terribile incubo in cui il suo feto le sfonda il ventre. Presi dei tranquillanti, si riaddormenta, ma viene svegliata dal citofono: è una donna (Béatrice Dalle) che, dicendo di aver fatto un incidente, chiede di entrare per poter fare una telefonata. Sarah non apre, ma la donna insiste, dimostrando di sapere particolare intimi della vita di Sarah (l’incidente di quattro mesi prima nel quale morì il suo fidanzato). Sempre più spaventata, Sarah prova a fotografare la donna, ma la fotografia si rivelerà inutilizzabile a causa del buio. Sarah chiama così la polizia, che arriva quando la misteriosa donna si è già dileguata; gli agenti promettono tuttavia di inviare sul luogo dei colleghi durante la notte per accertarsi delle condizioni di Sarah.

La donna riesce però ad entrare in casa da una finestra e, mentre Sarah sta dormendo, prende un paio di forbici ed inizia a squarciarle l’ombelico. Sarah si sveglia di soprassalto e, dopo essere stata colpita al volto, riesce a chiudersi a chiave nel bagno. Da fuori, la donna manifesta la sua intenzione di strapparle il feto dal ventre. Nel frattempo il capo di Sarah giunge nella casa, allarmato da un messaggio lasciato dalla medesima nella sua segreteria telefonica. La donna si finge la madre di Sarah ed il capo ci crede finché la vera madre di Sarah arriva ed inizia a cercare la figlia. Intanto Sarah si è armata di un ferro da maglia con il quale disgraziatamente uccide la madre, scambiandola per la misteriosa donna, che nel frattempo uccide il capo.

Arriva presso la casa di Sarah una pattuglia della polizia, che tiene in macchina un giovane delle banlieue, per controllare la situazione. Inizialmente la misteriosa donna apre agli agenti fingendosi Sarah, ma quando questi ultimi si ricordano del fatto che Sarah doveva essere incinta, citofonano di nuovo e tengono la donna sotto controllo. Uno dei due agenti sale al piano di sopra e trova la mano di Sarah trafitta da un paio di forbici, mentre il resto del corpo è chiuso a chiave dentro il bagno.

Intanto la misteriosa donna uccide l’agente che doveva tenerla sotto controllo e, impossessatasi della sua pistola, spara e fa esplodere la testa dell’agente che aveva soccorso Sarah. Il terzo agente, che era rimasto in macchina con il giovane tunisino, sentendo gli spari si allerta ed entra nella casa, portandosi appresso l’arrestato. Non sembra esserci più traccia della misteriosa donna, così Sarah va a stendersi sul letto, mentre l’agente compie un giro di perlustrazione. Ma improvvisamente la luce va via e l’agente viene colpito da Sarah con un colpo di pistola, mentre il giovane tunisino viene massacrato con un paio di forbici.

Rimasta sola con la pazza, Sarah si trova faccia a faccia con lei e viene picchiata selvaggiamente. Una volta in cucina, però, approfittando dell’accensione di una sigaretta, Sarah impugna una bomboletta spray e la dirige verso il volto della donna, che prende fuoco, mettendola in fuga. Sarah ormai in fin di vita pensa al suicidio, e perciò si buca la gola con un ferro da maglia; tuttavia poco dopo, decisa in tutto e per tutto a vendicarsi, si ottura il buco causato dal corpo contundente con un po’ di scotch e va in cerca della donna.

Sarah la trova rannicchiata in un angolo oscuro della casa, con il volto completamente sfigurato. La misteriosa donna le confessa di essere la donna presente sull’altra macchina quel giorno di quattro mesi prima in cui Sarah aveva perso il controllo dell’auto causando l’incidente che provocò la morte del fidanzato. Anche la misteriosa donna era incinta, e a causa dello scontro perse il bambino: ecco il motivo per cui vuole a tutti i costi impossessarsi del bambino di Sarah.

Intanto il terzo agente entrato nella casa si desta improvvisamente ed inizia a colpire alla cieca Sarah con un manganello. Sarah riesce a scappare sulle scale, dove si accorge di essere sul punto di partorire. Poiché il bambino sembra rimanere incastrato, accorre la donna con un paio di forbici e squarcia il ventre di Sarah, estraendo il feto con le proprie mani. L’ultima scena vede la donna cullare il bambino, mentre Sarah muore sulle scale in un bagno di sangue con il ventre squartato.


Commento:

Come detto in apertura, A l’Intérieur si presenta sin da subito come uno dei film più estremi della nuova generazione horror-splatter, in piena linea con gli altri titoli francesi già ricordati sopra. La trama è piuttosto classica: c’è una donna, chiusa da sola in una casa, parzialmente impedita nei movimenti a causa di una gravidanza avanzata, che viene presa di mira da una persona esterna, misteriosa, sconosciuta. Essa sembra invincibile e man mano uccide tutti coloro che si mettono sulla sua strada per salvare la vittima designata. Il plot si potrebbe quindi definire come un misto tra Halloween (John Carpenter, 1978), When a Stranger Calls (Fred Walton, 1979), con reminiscenze di Caché (Michael Haneke, 2005), The Strangers (Bryan Bertino, 2008) e di alcuni horror giapponesi recenti per il tema della gravidanza.

Considerato a ragione uno dei film splatter più estremi di sempre, rende palese il perché di tale denominazione praticamente in ogni scena: non appena Bustillo ne ha l’occasione non si tira indietro dal mostrare cascate di sangue (ed inoltre vomito e materia cerebrale ed uterale), mutilazioni e morti violentissime. Da ricordare soprattutto le scene in cui la donna misteriosa agisce munita di un paio di forbicioni arrugginiti (l’iniziale tentativo di squarciare l’ombelico a Sarah ed il finale scioccante, ma anche in mezzo la mano infilzata della stessa Sarah e l’uccisione del giovane tunisino).

Una nota di merito in questo senso merita anche l’uccisione del secondo agente, che avviene da un momento all’altro lasciando lo spettatore di sasso: l’agente infatti, avendo appena liberato Sarah, si assicura delle sue condizioni di salute quando, in un decimo di secondo, viene raggiunto alla testa da un colpo di pistola lasciato partire dalla donna misteriosa, che gli fa esplodere il cranio in un battito di ciglia. Ottimi gli effetti speciali per quanto riguarda queste scene spinte, un (bel) po’ meno invece per il feto dell’incubo che esce dalla bocca di Sarah e per il make up del redivivo terzo agente (più simile ad uno zombie ululante che ad una persona reale).

Cosa non comune in pellicole del genere, spesso molto violente ma non sempre in grado di mantenere la tensione ad un buon livello per tutta la durata della visione (qualcuno ha detto Frontiers?), A l’Intérieur risulta invece positivo anche sotto questo punto di vista: il livello di suspance è buono per tutti i 90 minuti (anche se più palpabile nella prima parte di film), anche grazie a degli effetti sonori ripetitivi e monotoni, che si rivelano alquanto azzeccati. Molto buona la prova delle due attrici protagoniste, specialmente quella di Allyson Paradis).

Per quanto riguarda le feroci critiche negative a proposito dell’eccessiva violenza del film, è innegabile che tali critiche non sono prive di fondamento. Tuttavia appare piuttosto evidente che il regista Bustillo probabilmente aveva come primo obiettivo durante le riprese di A l’Interieur proprio quello di causare il disgusto e lo shock nello spettatore (anche in quello più navigato in questo genere di film), volendo far leva soprattutto sul tabù legato alla gravidanza, alla violenza su una donna incinta e alla violazione del feto (citando in modo macabro l’omicidio di Sharon Tate per mano di Charles Manson e dei suoi adepti). In questo modo, la violenza mostrata in A l’Intérieur, si innalza ad un livello superiore alla mera violenza fisica, presente in dosi più o meno elevate in tutti i film horror-splatter, unendo la medesima ad una violenza (ben più shockante) di tipo morale, fondata appunto sulla violazione di un tabù.

In merito a queste considerazioni, dunque, va riconosciuto a Bustillo il grande coraggio per aver realizzato A l’Intérieur senza compromessi rispetto alla sua visione iniziale di come doveva essere il prodotto… e si pensi che una decina di minuti di pellicola è anche stata tagliata! Per quanto riguarda il valore tecnico del film, a conti fatti A l’Intérieur regge bene, dimostrandosi uno dei prodotti più violenti e sanguinolenti della nuova ondata di film horror, pur senza rivelarsi a conti fatti un must del genere, essendo sotto molti punti di vista inferiore al conterraneo Haute Tension (Alexandre Aja, 2003).


Curiosità:

  • La scena iniziale dell’incidente è stata girata rifacendosi a The Hitcher (Robert Harmon, 1986).
  • Diverse sequenze, come quella in cui Béatrice Dalle compare sulle scale o quella in cui la medesima conficca un paio di forbici nella mano di Alysson Paradis, ricordano molto da vicino alcune sequenze di Halloween (John Carpenter, 1978); proprio Halloween venne fatto visionare alla Dalle prima delle riprese per farla entrare maggiormente nel ruolo.

Video:
Trailer del film.


Valutazione: 7.2

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Archiviato in horror, slasher, splatter, thriller

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