“π” (1998)


“Non bisognerebbe mai guardare fisso il Sole… ma io, una volta, da bambino, l’ho fatto…”

π (conosciuto in Italia come π – Il Teorema del Delirio) è un film del 1998 diretto da Darren Aronofsky. E’ una pellicola indipendente realizzata con un budget molto limitato, con una realizzazione grafica in un bianco e nero puro e duro, caratterizzato da immagini sgranate e contrasti elevatissimi. E’ un thriller di fantascienza che parte da un presupposto razionale (la ricerca di un numero che spieghi tutto ciò che succede nella realtà sensibile) per approdare a temi metafisici.


Trama:

Maximilian Cohen (Sean Gullette) è un matematico geniale e squilibrato che soffre di fortissime emicranie per aver fissato il sole per molti secondi di seguito quando aveva sei anni; per questo è costretto a prendere numerose pillole e droghe per diminuire i continui dolori. Max vive da solo in un appartamento di China Town a New York ed ha un unico amico, il professor Sol Robenson (Mark Margolis). Max crede ciecamente in alcuni principi che regolano la sua vita e i suoi studi (la matematica è il linguaggio della natura; ogni cosa esistente può essere rappresentata e spiegata con i numeri; in qualsiasi situazione, se analizzata a fondo, emergono degli schemi).

Forte delle sue idee, Max ha un unico, enorme obiettivo nella sua vita: trovare la chiave per spiegare qualunque fenomeno che si realizza nella realtà; per questo, analizza costantemente le quotazioni di borsa, fiducioso di poter trovare prima o poi in tutti quei numeri una chiave di lettura. Le sue ricerche attirano gli interessi di una potente società quotata a Wall Street, che lo stressa con innumerevoli telefonate e lo fa pedinare dai suoi sicari. Inoltre Max conosce anche Lenny (Ben Shenkman), un ebreo ortodosso seguace della Torah che gli spiega come nella teoria cabalistica ad ogni lettera dell’alfabeto ebraico sia assegnato un numero. Sempre più stuzzicato, Max mischia la sua teoria a quella della cabala ebraica.

Un giorno il computer di Max, al quale egli lavora giorno e notte, ad un suo comando preciso va in tilt e, prima di bruciarsi definitivamente, fa comparire sulla schermo una cifra numerica formata da numerosi numeri. Max stampa la pagina ma, non riuscendo a decifrare cosa quella cifra voglia dire, butta il foglio in un cestino pubblico. Solo successivamente, quando durante una conversazione con Sol scopre che anche quest’ultimo anni prima si era imbattuto nello stesso identico errore di sistema, mentre compiva ricerche simili alle sue attuali, capisce che proprio quella sequenza può essere la chiave di tutto. Inoltre, viene anche a conoscenza tramite Lenny che il numero 216 (la quantità di numeri nella cifra dell’errore di sistema) ha una valenza importantissima nella Cabala, in quanto il vero nome di Dio sarebbe composto da una cifra formata da 216 numeri.

Così Max cerca di recuperare a tutti i costi quella sequenza numerica, ma invano. Ormai alla soglia della pazzia, egli continua le sue ricerche mischiando teorie numeriche, cabala ebraica, la rappresentazione grafica della sezione aurea con varie osservazioni della realtà empirica che lo circonda. Accetta persino un microchip da parte della società che lo pedina, e quest’ultima, siccome i risultati non arrivano, lo aggredisce fino quasi ad ucciderlo; ma gli viene in soccorso Lenny, che con alcuni suoi colleghi di ricerca lo rapisce e, portatolo di fronte al rabbino (Stephen Pearlman), gli ordina di riferire loro la cifra di 216 numeri che sarebbe la chiave per permette all’uomo che ne è in possesso di accedere nuovamente all’Eden.

Max intraprende una folle fuga che gli permette da scappare sia dagli speculatori di Wall Street che dalle minacce degli ebrei ortodossi. Giunto nel suo appartamento, dopo aver evidenziato con un pennarello una protuberanza che ha sopra l’orecchio destro, impugna il trapano e, penetrandosi il cranio, si lobotomizza. Solo così riesce a trovare la serenità: nell’ultima scena lo vediamo infatti sorridere per la prima volta in tutto il film, per la sua ignoranza di fronte ad una domanda di calcolo posta da una bambina sua vicina di condominio, guardando le foglie sugli alberi che ondeggiano nel cielo per il vento.


Commento:

Film d’essai apprezzato all’unanimità dalla critica per il suo valore artistico e sperimentale, π è un delirio dell’assurdo, fondato sulla ricerca dell’infinito, o meglio della chiave nascosta in natura in grado di spiegare l’infinito. Il protagonista Max è una sorta di novello Faust (o Icaro, non a caso soffre di emicrania per aver fissato a lungo il sole da bambino), che insegue con tracotanza la ricerca di questa chiave impossibile da trovare al punto di rischiare di perdere di vista l’effettiva realtà delle cose, cadendo nell’alienazione più estrema e nella depressione. Aronofsky filma il tutto con una fotografia granosa ed ultra-contrastata, palesemente debitrice ad Eraserhead di David Lynch e a Tetsuo di Shinya Tsukamoto.

Numerose le chiavi di lettura del film e le suggestioni che può suscitare. Sicuramente di primaria importanza, pur rimanendo sullo sfondo per tutta la narrazione, il dramma psicologico di Max, che lentamente senza rendersene conto scivola inesorabilmente nell’abisso della pazzia. Si notino le scene metafisiche che lo rendono palese allo spettatore più attento, tra le quali il ritrovamento di un cervello insanguinato in una stazione della metropolitana, che ogni volta che viene toccato dalla matita di Max sembra andare in corto circuito, e la comparsa del cervello medesimo nel lavandino dell’appartamento di Max, mentre sta per essere divorato dalle formiche (una mezza citazione del coniglio in putrefazione di Repulsion di Roman Polanski).

Ottima l’interpretazione fornita da Sean Gullette per il personaggio protagonista della vicenda. Azzeccatissima anche la colonna sonora (Orbital, GusGus, Clint Mansell, Aphex Twin, Massive Attack e Spacetime Continuum) che risulta efficacissima nel proposito di Aronofsky di enfatizzare l’atmosfera alienante della narrazione, soprattutto nelle sequenze in cui Max viene colpito da forti attacchi da emicrania. Aronofsky, tra le altre cose, lancia anche una critica alla varie categorie di speculatori che esistono nel mondo contemporaneo, sia che essi siano agenti di borsa senza alcuno scrupolo sia che essi siano membri di farneticanti sette religiose.


Curiosità:

  • Il numero 216 si ottiene moltiplicando 6 x 6 x 6. 666 nella Cabala è il numero della Bestia.
  • Le cifre che formano la sequenza che appare sullo schermo del computer in realtà sono 218 e non 216 come viene più volte detto nel film.

Video:
Trailer del film.


Valutazione: 7.9

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