“Picnic at Hanging Rock” (1975)


“C’è un tempo e un luogo giusto perché qualsiasi cosa abbia principio e fine…”

Nel 1968, alla sua uscita, il film Picnic at Hanging Rock (tradotto nella versione italiana con il fedele Picnic ad Hanging Rock), prendendo le mosse dal romanzo omonimo della scrittrice Joan Lindslay, portò all’attenzione mondiale il cinema australiano consacrando il regista Peter Weir come un maestro di stile ed atmosfera. Picnic at Hanging Rock infatti negli anni ha acquisito lo status di cult, essendo considerato uno dei capolavori del cinema sperimentale. Pur presentando in realtà una narrazione non sempre avvincente e mancando – per scelta del regista stesso – di una conclusione definita (si tenga conto dell’importanza del finale in un film thriller/mystery), Picnic at Hanging Rock supplisce le sue mancanze grazie ad un’atmosfera al tempo stesso sognante e misteriosa, e rapisce lo spettatore con le sue immagine vellutate.


Trama:

Il giorno di San Valentino dell’anno 1900 un gruppo di aristocratiche ragazze del prestigioso collegio di Appleyard, poco distante da Melbourne, compiono una gita in visita all’imponente complesso roccioso di Hanging Rock. Non appena arrivati, le ragazze e i loro accompagnatori (la professoressa di matematica e il cocchiere) si accorgono che tutti i loro orologi si sono fermati alla medesima ora; si pensa inizialmente ad una questione di magnetismo.

Nel pomeriggio, quattro delle ragazze (e precisamente la bellissima Miranda, Marion, Irma ed Edith) si allontanano dal gruppo per fare una passeggiata sulle rocce, salendo così sempre più verso la cima delle stesse. Le ragazze si perdono in discussioni filosofiche sotto forma di aforismi e – come possedute da una sorta di spirito o di droga psichedelica – fluttuano nell’aria con lo sguardo assente verso la cima del complesso roccioso, per poi addormentarsi tutte nel medesimo istante.

Al risveglio, Edith si accorge che le sue tre compagne si stanno allontanando da lei e stanno per entrare in una cavità presente nella roccia; nonostante i suoi richiami insistiti le tre non si voltano nemmeno e – come in trance – camminando lentamente scompaiono nella cavità, uscendo così dallo spettro visivo di Edith. Quest’ultima, come folgorata da un trauma, lancia un grido disumano e scappa a gambe levate giù da Hanging Rock, per tornare al luogo dal quale si era allontanata con le altre.

Nello stesso istante, il gruppo si accorge che l’insegnante di matematica miss McCraw, poco prima impegnata nella lettura di un libro di geometria, è scomparsa. La polizia compie intense ricerche sulla roccia senza trovare alcun indizio delle tre ragazze misteriosamente scomparse. Nemmeno Edith si ricorda niente di quanto successo sulla collina. Nel frattempo entra in scena Michael Fitzhubert, un giovane inglese in vacanza in Australia, che insieme al suo domestico Albert il pomeriggio della scomparsa delle tre ragazze le aveva scorte da lontano; ossessionato dal ricordo della bellezza di Miranda, Michael compie un’ispezione del complesso roccioso.

Michael trascorre la notte da solo sul complesso roccioso di Hanging Rock dove, in uno stato sovrannaturale simile al dormiveglia, assiste impotente a visioni del pomeriggio fatale e a presentimenti. Il mattino seguente il suo domestico Albert, preoccupato dell’assenza di Michael, ritorna sulla collina e qui trova l’amico, all’interno di una cavità rocciosa, insanguinato e in un visibile stato di shock. Albert non si ricorda nulla dell’accaduto, ma è sicuro del fatto che ci sia ancora qualcuno sulla roccia.

Albert, insospettito dal comportamento di Michael che gli aveva messo in mano un lembo strappato di una veste bianca (probabilmente appartenente ad una delleragazze scomparse) e allo stesso tempo come attirato da una forza magnetica, torna immediatamente sulla collina, dove trova Irma, in stato di incoscienza, ferita, con le unghie spezzate e i piedi misteriosamente puliti, nonostante siano passati ben otto giorni dalla sua scomparsa; i medici del collegio non sanno spiegarsi il perché di ciò.

Anche Irma, malauguratamente, non ricorda nulla dell’accaduto. Nel frattempo l’arcigna direttrice del collegio Ms. Appleyard si dispera per il danno economico che l’inspiegabile scomparsa delle tre sue alunne ha causato all’immagine pubblica del collegio: molti genitori delle alunne infatti intendono ritirare le loro figlie dall’istituto. Ms. Appleyard rende anche noto a Sarah, una giovanissima alunna infatuata di Miranda, che verrà allontanata dal collegio nel giro di pochi giorni a causa del mancato pagamento da parte dei suoi tutori della sua retta mensile.

In qualche modo apprendiamo come la tragedia di Hanging Rock si ripercuote sulla vita di tutti coloro che in qualche modo erano entrati in relazione con le ragazze: la piccola Sarah, cacciata dal collegio e in procinto di ritornare tra le lacrime all’orfanotrofio dove viveva precedentemente, si suicida gettandosi da una torre del collegio, mentre da una voce narrante apprendiamo che la direttrice Ms. Appleyard morirà poco dopo precipitando dal Hanging Rock – non è dato sapere se accidentalmente o per sua stessa volontà suicida. Il mistero di Hanging Rock e delle tre ragazze scomparse non verrà mai risolto.


Commento:

Come si può capire solo leggendo il plot – e soprattutto notando l’assenza di un finale che spieghi in qualche modo cos’è realmente successo alle tre ragazze scomparse nella scena topica del film – si può facilmente intuire l’atipicità e la cripticità di un’opera come Picnic at Hanging Rock. Film dall’incedere lento, supportato alla perfezione da una colonna sonora che alterna melodie pagane e sinfonie classiche, Picnic at Hanging Rock trova la sua forza proprio nell’esistenza data per certo di una dimensione ignota ed ineffabile, che perennemente domina sulla realtà e sulla vita delle persone implicate nella vicenda narrata.

Appare palese la distinzione netta tra due sfere, quella della Natura (ignota e minacciosa, sebbene anche sognante e totalizzante, rappresentata da Hanging Rock) opposta a quella della realtà (rigida e fredda, con schemi prestabiliti, rappresentata ovviamente dal collegio vittoriano di Appleyard). Weir mette in risalto sin da subito che il tempo (e lo spazio) della Natura differisce da quello umano, e lo fa genialmente capire allo spettatore con l’espediente degli orologi che si arrestano fatalmente non appena giunti su Hanging Rock, come se tal luogo fosse appunto un’altra dimensione a sé stante.

Si comprende fin dalle prime scene che le tre ragazze che scompaiono da un momento all’altro in una cavità rocciosa di Hanging Rock sono le più disinibite e reazionarie agli schemi imposti dalla società civile, in particolare la bellissima Miranda; la goffa Edith le segue solo per convenzione e convenienza (chiede alle altre il permesso di poter andare con loro, ma non è realmente convinta; in seguito chiede alle altre “perché continuare a salire quando da qua la roccia si vede così bene?”), ma non si sente pronta a compiere il grande salto nel momento dell’entrata in una dimensione superiore a quella civile, vale a dire la dimensione sovrannaturale della Natura.

La scelta delle altre tre ragazze avviene significativamente dopo aver dormito: così facendo il regista Weir vuole mettere in evidenza lo stato di sonno/trance cui è metaforicamente sottoposto l’individuo all’interno della società moderna, fondata su regole rigide (come quelle del collegio femminile – per esempio alla piccola Sarah non è concesso di andare in gita ad Hanging Rock con le compagne a causa della negligenza dei suoi tutori). Contrapposta alla condizione di trance cui l’individuo (o per meglio dire – l’ego) si trova costretto all’interno della società civile, vi è una condizione di libertà e conoscenza. La stessa Sarah verso la fine del film pronuncerà una frase molto significativa, quando dirà che “Miranda conosce cose che pochi altri conoscono, segreti” ed aggiungerà che “non è andata lì per caso”.

La figura di Miranda (interpretata da Anne-Louise Lambert) si trova indubbiamente al centro della narrazione: è la più bella e la più angelica delle studentesse del collegio di Appleyard (si dice persino che “Miranda è un dipinto del Botticelli”) e al tempo stesso è quella che maggiormente si distacca dagli schemi prestabiliti dalle convenzioni sociali (lei stessa fa notare che non porta più l’orologio perché “non ne sopporta il tic-tac sul cuore” – forse la frase che meglio la descrive in tutto il film). La figura Miranda, tanto esile da sfocarsi in molte sequenze con lo sfondo naturale di Hanging Rock, rappresenta lo spirito libero che si innalza al di sopra delle convenzioni sociali prestabilite dal collegio in cui studia così come al di sopra delle sue stesse compagne di studi (fin da subito Weir focalizza l’attenzione del fotografo – e quindi anche dello spettatore – sulla sua figura).

E’ lei a guidare le tre compagne alla scalata del complesso roccioso di Hanging Rock, in quello che potrebbe essere visto come un viaggio allegorico verso la liberazione dai dogmi della società civile. Prima del passaggio fisico e definitivo, Miranda compie quello intellettuale ed intermedio, nel momento in cui – quasi in uno stato estatico di trance simile a quello causato dall’assunzione di una droga psichedelica – enuncia massime filosofiche sulla vita e sul suo significato. La figura di Miranda inoltre ritornerà spesso anche dopo la sua scomparsa, sulle pagine dei giornali e degli avvisi appesi ai muri così come nelle fotografie e nei ricordi di coloro che l’hanno incontrata.

Appare palese l’influenza esercitata dalla figura di Miranda (e di tutto il film in generale) sulla figura di Lux Lisbon di Virgin Suicides di Sofia Coppola; anche il personaggio interpretato da Kirsten Dunst infatti, dopo la sua scomparsa (nel qual caso molto meno misteriosa e per nulla trascendentale) guadagnerà uno status quasi leggendario permettendo al suo ricordo di rimanere indelebilmente scolpito nella memoria di coloro che l’avevano conosciuta, quasi sublimando la vita reale di Lux in una visione onirica di un passato remoto. Stesse considerazioni possono farsi senza problemi per il personaggio di Miranda, antecedente di quasi 35 anni.

Mentre Miranda (e con essa anche la meno considerata Marion – la quale ha per prima l’idea di scalare il complesso roccioso) riescono ad uscire – metaforicamente e fisicamente – dallo squadrato mondo della società civilizzata e dall’opprimente microcosmo del rigido collegio di Appleyard, le compagne Edith prima e Irma (la quale dice che se le regalassero un orologio, a differenza di Miranda, lo porterebbe sempre, “persino in bagno”) poi torneranno nella loro culla di apatia ed insoddisfazione, ferite dall’esperienza comunque folgorante (l’aver avuto la possibilità di scorgere la luce della Verità, sebbene per un rapido istante) ma completamente ignare della medesima. Esse rimangono così fatalmente legate alla realtà umana, proprio come la piccola e troppo sensibile Sarah (paragonata da Irma ad un cerbiatto, che aveva visto morire nonostante tutte le cure ricevute, il quale a detta sua “sembrava avere il destino negli occhi”) viene legata con dei lacci ad una parete del collegio, come castigo, poco prima di avere la possibilità di compiere l’estremo gesto.

A loro differenza, e similmente a Miranda e Marion, sorprendentemente persino l’anziana Ms. McCrow, l’insegnante di matematica, scompare sulla collina di Hanging Rock proprio dopo aver osservato sul suo libro di geometria una figura geometrica – e plausibilmente dopo aver riconosciuto in un’illuminazione l’inconsistenza di una verità rigida di quel tipo se paragonata ad una Verità superiore, naturale e trascendentale, permeante ogni cosa. Non è un caso se la compostissima Ms. McCrow appena prima di scomparire si liberi della veste, sino a compiere il passaggio dimensionale unicamente indossando un paio di mutande, rivoltandosi così simbolicamente alla morale comune imposta dalla società civile.

Per chiudere il cerchio, Weir si sofferma in maniera significativa sui volti ritratti dalle foto antichi e dai dipinti che adornano le stanze del collegio di Appleyard, significativamente posti proprio vicino all’orologio a pendolo. Non è dato sapere cosa essi significhino (sono i volti degli eletti che, come Miranda, sono riusciti a fare il grande salto oppure sono i volti dei vinti, di coloro che non hanno avuto “uno scopo nell’esistenza”, parafrasando una frase di Marion pronunciata durante le sue riflessioni filosofiche sulla collina di Hanging Rock). Il significato non è chiaro, ma ciò che è certo è che attraverso questa inquietante sequenza il regista Weir trasmette allo spettatore un indicibile aura di angoscia esistenziale.

In conclusione, sebbene Picnic at Hanging Rock non sia un thriller tipico, in quando non mantiene alta la tensione per tutta la sua durata e non fornisce nemmeno una spiegazione risolutiva al mistero su cui si fonda la vicenda, e sebbene sia un film prettamente sperimentale-concettuale – e di conseguenza mostra facilmente il fianco ai critici che lo bollano come “mero e sterile esercizio di stile” – esso si presenta indubbiamente come un’opera significativa proprio grazie alla sua onirica ineffabilità e all’atmosfera trascendentale-mistica-pagana-panica che lo avvolge interamente – supportata da un’eccellente colonna sonora ad opera di Bruce Smeaton e di Gheorghe Zamfir (al flauto di Pan), nonché dalla brillante fotografia di Russell Boyd. Picnic at Hanging Rock potrebbe essere definito come una fusione ante-litteram tra Virgin Suicides e Twin Peaks.


Curiosità:

  • All’uscita del film, i produttori affermarono che la vicenda era ispirata a fatti realmente accaduti: è falso, Picnic at Hanging Rock è pura finzione.

Video:

Trailer del film.


Valutazione: 8.0

2 commenti

Archiviato in drama, experimental, mystery, psychedelic, thriller

2 risposte a ““Picnic at Hanging Rock” (1975)

  1. Peter Weir early masterpiece. Unusual mystery tale. Slow pace but great atmosphere. Also very good article on bmoviezone. What else to say. Great pictures. Anne-Louise Lambert is a great choice for main role.

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