“The Last Wave” (1977)


The Last Wave (fedelmente tradotto nella versione italiana come L’Ultima Onda) è un film del 1977 prodotto dal regista australiano Peter Weir, che si fece conoscere al grande pubblico due anni prima con Picnic at Hanging Rock. Film piuttosto atipico, The Last Wave fonde drama, thriller e horror apocalittico; inoltre, indaga sul rapporto tra uomo e natura, tra società civilizzata e antichi culti tribali, tra razionalità e sovrannaturale.


Trama:

Sydney. David Burton (Richard Chamberlain) è un avvocato che vive con la moglie e le due figlie. Egli accetta la difesa di un gruppo di cinque aborigeni, indagati per la morte di un loro compagno di culto. Nel frattempo, la città viene colpita da misteriosi capovolgimenti atmosferici che causano violente grandinate e piogge improvvise. Inoltre, nella casa della famiglia di David accade un fatto strano: la casa rischia di rimanere allagata a causa di un rubinetto lasciato aperto, ma tutti negano di averlo azionato. Infine, una sera, David assiste ad una pioggia di rane.

David inizia a fare incubi terrificanti, nei quali sogna di ricevere la visita di un giovane aborigeno che avanza nella nebbia fuori da casa sua. Ricevuti gli indagati per l’omicidio, si accorge di aver sognato uno di loro; ragion per cui, lo invita a cena per raccontargli il sogno e per capire qualcosa riguardo ai suoi incubi. Chris Lee (David Gulpilil) – questo il nome dell’aborigeno – giunge a casa sua all’ora di cena accompagnato da un vecchio aborigeno di nome Charlie (Nandjiwarra Amagula). Incuriositi da una vecchia foto ritraente il bisnonno di David, in cui egli appare sotto una costruzione antica contrassegnata da un bassorilievo di un serpente, gli aborigeni domandano a David dove si trovi il territorio del suo clan, ma egli non sa cosa rispondere.

Nelle sere successive, David sogna di nuovo Chris giungere a casa sua di notte, durante il temporale, con in mano una strana piena tribale; sogna anche Charlie, con la faccia dipinta come uno stregone voodoo. Successivamente, esaminando gli effetti personali dell’aborigeno trovato morto, David rinviene tra essi la stessa pietra che ha sognato. Incuriosito da essa, si reca al museo di storia naturale, dove un’esperta gli rivela che quella pietra è legata alla figura del mulkurul, ossia di colui che nella tradizione tribale è in grado di leggere il “Tempo dei Sogni” e di profetizzare l’avvenire di un cataclisma che segni la fine di un’era. David ricorda di essere chiamato col medesimo termine da Chris.

David segue Chris per sapere dove abita Charlie e, nel tragitto, assiste ad una strana pioggia nera, che i notiziari registrano attribuendo la colpa all’inquinamento atmosferico. Una volta trovata la dimora di Charlie, David sale a fargli visita e anche quest’ultimo gli rivela la sua natura di mulkurul. Una volta salito in auto e ritornato per le vie della città, David ha una premonizione nefasta nella quale vede l’intero centro della città sommerso dall’acqua. Intanto, Annie, la moglie di David (Olivia Hamnett), è sempre più preoccupata per lui, in quanto è certa che stia per capitargli qualcosa di tremendo – si accorge anche che Charlie tiene d’occhio la loro casa. David persuade Annie a lasciare Sydney portando con sé le bambine.

Giunge il giorno del processo ai cinque aborigeni. L’accusa sostiene che essi, ubriachi, abbiano litigato con la vittima e l’abbiano uccisa facendogli bere l’acqua contenuta in una pozzanghera. David, alla difesa, sostiene che essi siano dei tribali e che abbiano ucciso il malcapitato per una questione di “legge tribale”, vale a dire perché quest’ultimo si era macchiato della colpa di aver rubato dal tempio sacro alcuni oggetti rituali, tra cui appunto la pietra rinvenuta (e sognata) da David. David sostiene anche che l’omicidio sia avvenuto con un rito voodoo. Chris, interrogato, risponde dapprima affermativamente alle domande di David ma successivamente, quando nota la presenza nel pubblico in aula di Charlie, ritira tutto. David perde così la causa e i cinque aborigeni vengono condannati.

Ma mentre gli aborigeni sono in prigione, David riceve in sogno la visita di Chris, il quale lo conduce nella grotta che rappresenta il territorio del loro clan da millenni, ovvero il luogo sacro per i propri riti. Qui, guidato dallo spirito di Chris, David scopre la costruzione con il bassorilievo del serpente dove decenni prima il suo bisnonno aveva scattato la foto; inoltre, ha modo di vedere alcuni affreschi rupestri nei quali vede dipinti un mulkurul con la sua personale pietra in mano, una pioggia di grandine, di rane e di acqua nera ed infine una grande onda che trascina con sé dei cadaveri.

Improvvisamente appare nella caverna anche Charlie, vestito da stregone voodoo proprio come nel suo sogno, che indica a David l’uscita dalla grotta: David si accorge infatti che essa si sta a poco a poco allagando. Uscito dalla grotta, David piange per la sorte di Charlie, il quale, intuendo l’arrivo dell’apocalisse, ha preferito morire nel territorio del proprio clan. Giunto presso il mare, David si inginocchia e gli sovviene l’ultima visione: una gigantesca onda che spazzerà via tutto il mondo, segnando la fine di un’era (o del mondo?).


Commento:

Dopo il successo mondiale riscosso con il criptico Picnic at Hanging Rock, Peter Weir ci riprova con un thriller più solido e convenzionale, sebbene anch’esso atipico rispetto ai capisaldi del genere. A ben vedere, The Last Wave presenta non pochi punti di contatto con il film precedente: lo scontro tra una società civilizzata (gli europei colonizzatori dell’Australia) ed una società fondata sul culto della natura (gli aborigeni tribali), la potenza della natura e la minaccia alla quale sottopone l’uomo civilizzato, l’esistenza di un più alto livello di conoscenza trascendentale, impossibile da raggiungere per la massa e accessibile solo a pochi (il “Tempo dei Sogni”).

Il soggetto e la sceneggiatura sono solidi, sebbene soffrano forse un po’ nella seconda parte di un’eccessiva forzatura. E’ palese come l’elemento tribale-sovrannaturale in un film del genere accresca di molto il fascino della vicenda e la tensione emotiva che accompagna l’incedere della narrazione. Ottima soprattutto la messa in scena delle visioni profetiche di David e la ricostruzione della caverna che rappresenta il luogo di culto per gli aborigeni tribali. Girate in modo esemplare anche le sequenze in cui la città è messa in ginocchio da pioggia e grandine – diversamente dai film americani del genere catastrofico, nei quali si fa un abuso assordante di suoni rombanti ed effetti speciali. Ottima anche la fotografia (ad opera di Russell Boyd, con Weir in Picnic at Hanging Rock), con una netta prevalenza di tonalità scure ed opprimenti, e la colonna sonora (Charles Vain).


Video:

Trailer del film.


Valutazione: 7.3

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