“Le Orme” (1975)


Le Orme (conosciuto all’estero come Footprints, Footprints on the Moon o Primal Impulse) è un misconosciuto film di Luigi Bazzoni, tratto dal romanzo di Mario Fenelli Las Huellas. Bazzoni era noto al pubblico per aver prodotto dieci anni prima, nel 1965, La Donna del Lago con Franco Rossellini. Le Orme è una pellicola assolutamente atipica, e di conseguenza molto difficile da incasellare in un genere preciso. Potrebbe essere definito come un thriller psicologico con forti elementi di mistero, e con richiami al genere fantascientifico; viene anche accostato al sotto-genere del thriller cospirazionista. Il plot e la sceneggiatura palesano la volontà del regista di sperimentare, la fotografia è quasi surrealista.


Trama:

Alice Campos (Florinda Bolkan) è una traduttrice tormentata da un incubo ricorrente in cui un astronauta viene abbandonato sulla Luna da uno scienziato senza scrupoli, di nome Blackman (Klaus Kinski), che lo lascia morire senza intervenire. Parlando con un’amica si rende conto che il suo incubo non è altro che una scena di un film di fantascienza che aveva visto molti anni prima, dal titolo “Orme sulla Luna“. La stessa amica chiede anche un colloquio con Alice per chiederle spiegazioni sul fatto che è stata assente dal lavoro per due giorni (martedì e mercoledì). Alice rimane scioccata da quello che dice l’amica, dal momento che inizialmente pensava che il giorno stesso fosse proprio martedì, invece scopre che è giovedì. Dei due giorni in questione ha ricordi molto confusi. L’amica le dice di tranquilizzarsi ipotizzando che ella ha dormito per tre giorni di fila senza accorgersene.

Tuttavia Alice non crede all’ipotesi dell’amica e pensa che ci sia dietro un mistero più grande. Nella cucina di casa sua infatti rinviene una cartolina mai vista prima, spezzata in quattro parti, di una località balneare turca (Garma) in cui non ricorda di essere mai andata prima. Inoltre si rende conto di aver perso uno dei suoi due orecchini. Numerosi avvenimenti le fanno capire che c’è un buco nella sua memoria di diversi giorni (trova anche un vestito giallo mai visto prima nel suo armadio, sporco di sangue). Così, decide di andare all’aeroporto e di chiedere un biglietto per Garma. Una volta giunta sul luogo conosce un giovane (Peter McEnery) che si offre di portarla all’hotel illustrato sulla cartolina.

Pian piano si rende conto che a Garma tutti la conoscono con un altro nome (Nicole); tutti le dicono di averla già vista martedì, sulla spiaggia, ma nessuno è sicuro che fosse proprio lei: infatti la ricordavano con i capelli più lunghi e più rossi. In un negozio del paese vede anche un vestito giallo come quello che aveva trovato nel suo armadio. Alice dialoga soprattutto con Paula (Nicoletta Elmi), una bambina con una doppia personalità che pretende di essere chiamata ora con il proprio nome ora Mary. Ella ha un cane di nome Fox, che un giorno in spiaggia conduce Alice in un boschetto presso la spiaggia dove le fa trovare una parrucca rossa: Alice si rende così conto di essere stata a Garma martedì e di essere lei la Nicole che tutti conoscono, dal momento che capisce di aver indossato una parrucca rossa.

Alice perde i sensi e si risveglia in una casa su un’isoletta vicino a Garma, la stessa che cercava (da quanto le aveva detto Paula) anche martedì. Alice in questa casa ci è già stata, ma non si ricorda quando: rammenta comunque le vetrate che decorano la casa, sulle quali spicca l’immagine di un pavone. Quando si sveglia trova per terra il suo orecchino mancante e ritrova il giovane che l’aveva accompagnata all’hotel il primo giorno, che si rivela essere un suo amico dell’infanzia, di nome Harry. Alice ha un flashback dell’infanzia in cui si vede, con i capelli lunghi e rossi, mentre gioca a tennis con Harry. Alice soffrì molto quando Harry, finito il periodo di villeggiatura, partì lasciandola sola: visse questa esperienza come un vero e proprio abbandono (similmente all’astronauta protagonista del suo incubo). Alice e Harry fanno l’amore come tanti anni prima.

Tuttavia una telefonata sospetta fatta da Harry mentre lei sta dormendo insospettisce Alice. Quest’ultima infatti è convinta che ci sia una congiura ai suoi danni, e segnatamente che il dottor Blackman stia giungendo a Garma per rapirla. Così, dopo aver chiesto a Harry di abbracciarla, lo trafigge con un paio di forbici, lasciandolo a terra esanime. Ma una volta uscita sulla spiaggia, viene rincorsa da due astronauti che, una volta catturata, la portano via. Una didascalia finale ci dirà che quelli che Alice nella sua mente schizofrenica vedeva come due astronauti altro non sono che due infermieri di un ospedale neuropsichiatrico che, chiamati da Harry, avevano il compito di prelevare Alice e di portarla in una casa di cura.


Commento:

Luigi Bazzoni intrappola lo spettatore in un thriller psicologico, portando avanti per tutta la durata del film sostanzialmente due ipotesi. La prima vorrebbe che ci fosse una cospirazione ordita ai danni di Alice dagli “altri”, e in particolare da un’agenzia segreta capeggiata dal dottor Blackman, che la vuole rapire. La seconda ipotesi invece vorrebbe che Alice è una schizofrenica con una doppia personalità che soffre di crisi d’ansia e di paranoia e che mischia la realtà con la finzione ed il passato con il presente. Bazzoni riesce nel suo intento di fondare su questo proposito un ottimo giallo che pesca a piene mani dal filone cospirazionistico (Repulsion, Rosemary’s Baby, Le Locataire di Roman Polanski, ma anche Il Profumo della Signora in Nero di Francesco Barilli e Tutti i Colori del Buio di Sergio Martino) e dal thriller psicanalitico.

La protagonista Alice è interpretata dall’attrice Florinda Bolkan, che già abbiamo visto in un ruolo simile in Una Lucertola con la Pelle di Donna (Lucio Fulci, 1971) e che inoltre ha recitato anche in Indagine su un Cittadino al di sopra di ogni Sospetto (Elio Petri, 1970) e in Non si sevizia un Paperino (Lucio Fulci, 1972). La Bolkan fornisce un’interpretazione buona, in cui sfoggia perennemente un’espressione tra l’alienato e l’angosciato. Sebbene forse troppo stucchevole in certe pose, essa indossa tutto sommato in maniera adeguata la veste della vittima designata del film (che poi sia vittima di una congiura o della sua stessa mente poco importa ai fini della sua recitazione). Alice ricopre quel ruolo tanto caro al giallos italiano (donna che di colpo si trova/si crede al centro di una cospirazione) che venne reso celebre in quegli anni dalle interpretazioni di Edwige Fenech (Lo strano Vizio della Signora Wardh, Tutti i Colori del Buio).

Molto interessante la scelta dell’incubo ricorrente della protagonista schizofrenica: la tragedia di un astronauta che viene abbandonato (a scopi scientifici?) sulla Luna. In effetti lo stato mentale di Alice, e di conseguenza la sua condizione nei rapporti sociali con i colleghi di lavoro e con la società in generale, la rende in qualche modo simile all’astronauta che la ossessiona: come lui, essa si trova sospesa a mezz’aria in una condizione di alienazione e solitudine. Nessuno è in grado di decifrare cosa passa per la sua mente, nemmeno lei stessa (così come l’astronauta non può trovare alcuna via d’uscita dalla sua tragedia, arrivando addirittura ad uccidersi con le sue mani togliendosi l’ossigeno).

La morte dell’astronauta nel sogno ricorrente di Alice non è altro che un’anticipazione della sua tragica fine: ella viene internata in una struttura psichiatrica e la sua componente razionale viene meno definitivamente. Il dualismo interiore di Alice (razionalità/schizofrenia) viene messo egregiamente in evidenza anche dalla scena finale: prima la cattura della protagonista ci viene mostrata con gli occhi della protagonista, successivamente la didascalia finale ci spiega l’episodio razionalmente (ma sullo sfondo vi è ancora la Luna tanto presente negli incubi di Alice – che in in questo caso sta a rappresentare l’isolamento forzato della medesima nella struttura psichiatrica).

Klaus Kinski, reso celebre dai ruoli interpretati nelle pellicole di Jesus Franco e di Wernen Herzog, riveste in Le Orme un ruolo di nicchia, sebbene non secondario. Kinski è Blackman, l’ossessione della protagonista Alice, a capo dei servizi segreti astronautici. Pur apparendo in poche scene (che alla fine si rivelano essere null’altro che alcune sequenze del film che Alice, nel suo delirio, ha elevato a ossessione), Kinski sfodera come sempre un’interpretazione sanguigna e di rilievo. Nel calderone degli attori presenti in Le Orme vale la pena porre una discreta attenzione anche su Nicoletta Elmi, la bambina preferita dai registi del thriller italiano degli anni settanta (Reazione a Catena, Chi l’ha vista morire?, Gli Orrori del Castello di Norimberga, Il Medaglione Insanguinato, Profondo Rosso – ma, esulando dal genere, anche Morte a Venezia di Luchino Visconti), come sempre inquietante e maliziosa nel suo piccolo ruolo.

Molto interessante ed originale l’espediente narrativo di far vivere alla protagonista schizofrenica la sua vita nascosta a Garma, una località balneare turca inesistente sulle carte geografiche. Le splendide riprese di questo paese barocco in cui si respira una rarefatta atmosfera di immobilità ed eternità vennero girate a Phaselis, località turca nota per la bizzarra commistione tra le monumentali rovine elleniche e le architetture bizantine. Grazie a questa location il film guadagna quell’atmosfera occulta su cui Bazzoni desiderava fondare l’angoscia del personaggio principale, estendendola attraverso grandangoli imperiosi e lunghi silenzi anche allo spettatore stesso. Anche per merito di tali luoghi spettrali, le musiche di Nicola Piovani calzano perfettamente l’atmosfera del film.

Il lavoro svolto da Vittorio Storaro alla fotografia è immenso. Oltre ad alternare -secondo la migliore tradizione italiana – primissimi piani a grandangoli, Storaro ha il merito di ricercare pressoché per ogni sequenza del film le inquadrature più artistiche, più surrealiste, più sperimentali. Se, terminata la visione, la pellicola esercita quel senso di vuoto e di indeterminatezza nell’animo dello spettatore il merito è indubbiamente anche di Storaro. Dominano soprattutto i toni chiari, bianchi e tonalità di grigio e di beige, ma è da segnalare la scelta di un bianco e nero seppiato molto contrastato per i flashback (o meglio, per le scene del film che ossessiona Alice) e soprattutto un’avanguardistica resa simile all’effetto “fotocamera termica” (tonalità vicina al blu elettrico, contrasto al massimo) per la delirante scena conclusiva.

In definitiva, Le Orme di Luigi Bazzoni (sebbene probabilmente inferiore al suo La Donna del Lago – anche se più originale e tecnicamente più valido di quest’ultimo) è un ottimo film riconducibile al filone del thriller psicologico italiano, del quale è uno dei titoli più significativi. Viene da alcuni erroneamente considerato un film di fantascienza: a trarre in inganno sono alcune sequenze di derivazione sci-fi quali l’incipit che mostra il sogno dell’astronauta morente, i successivi flashback del film “Orme sulla Luna” e lo spezzone conclusivo, che riesce nella sua bizzarria a trarre in inganno lo spettatore fino all’ultimo (ovvero fino alla didascalia finale). Da prelevare dalla sua nicchia, spolverare e riscoprire. Che si astengano i mainstreamers, che lo potrebbero trovare noioso.


Video:

Trailer americano del film.


Valutazione: 8.2

2 commenti

Archiviato in drama, experimental, mystery, psychedelic, psychological thriller, sci-fi

2 risposte a ““Le Orme” (1975)

  1. gianni

    condivido completamente. Purtroppo questi film non si vedono più, soppiantati da stupidi e stucchevoli accozzaglie di “splatter”.

  2. Nicola Ruffo

    Un raro film che sa trascinare lo spettatore in una surreale atmosfera onirica, mantenendo alta l’attenzione fino alla fine. Un vero gioiellino dimenticato che meriterebbe maggiore attenzione.
    Nicola Ruffo

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