“Le Boucher” (1970)


Le Boucher (tradotto nella versione italiana inspiegabilmente come Il Tagliagole anziché “Il Macellaio”) è un film drammatico a tinte thriller, diretto da Claude Chabrol nel 1970. Pur non essendo tra i lavori migliori del grande regista francese Le Boucher denota una discreta indagine psicologica dei personaggi (in particolar modo del protagonista) e si riscatta dalla propria mediocrità grazie alla parte conclusiva, intensa sebbene tutt’altro che inaspettata.


Trama:

Hélène (Stéphane Audran) è una maestra di scuola elementare. Durante il matrimonio di un suo collega conosce Popaul (Jean Yanne), un reduce dalla guerra occupato ora in paese nella macelleria del padre. Popaul ha un approccio spigliato verso Hélène, ma per qualche ragione non riesce a oltrepassare una certa soglia, così tra i due non succede niente; continua però regolarmente ad andare a trovare la bella maestra. Intanto in paese gira la voce del ritrovamento di cadavere di una ragazza e Popaul sdrammatizza con alcuni commenti caustici sui suoi ricordi di guerra.

Qualche giorno dopo, durante un’escursione nei boschi, Popaul ha un approccio più audace verso Hélène e quest’ultima gli fa capire di non volere un fidanzato e di stare bene single; ma l’affetto della maestra verso il macellaio è sincero, e a riprova gli regala un bell’accendino. Quando durante una gita con la scuola presso le grotte di Cougnac viene ritrovato il cadavere di un’altra ragazza (la moglie del collega di Hélène), Hélène si insospettisce, dal momento che trova vicino al corpo un accendino simile a quello da lei regalato a Popaul.

Nelle battute conclusive del film Popaul va a fare visita a Hélène, ma questa chiude porte e finestre e non lo lascia entrare. In qualche modo però Popaul riesce ad introdursi nella casa e, con un coltello in mano, confessa a Hélène i suoi crimini; quindi si ferisce all’addome con il coltello. Hélène lo porta d’urgenza all’ospedale e durante il tragitto in auto Popaul confessa a Hélène i suoi traumi passati, derivati dalle esperienze fatte in guerra, e il suo amore per lei. Prima di spirare, mentre i dottori lo stanno trasportando in barella d’urgenza in sala operatoria, Popaul supplica Hélène di dargli un bacio; quest’ultima, in lacrime, accontenta il suo desiderio. Pochi istanti dopo Popaul muore invocando il nome di Hélène. Il film si conclude con un primo piano di Hélène in lacrime e con un grandangolo della nebbiosa campagna francese.


Commento:

Chabrol confeziona questo triste quadretto di periferia francese puntando più sull’elemento drammatico che su quello thriller. Ci sono due delitti nel film ma a malapena concede allo spettatore il lusso di vederne uno di sfuggita. A Chabrol interessa più che altro la caratterizzazione dei personaggi e il dispiegarsi del rapporto che si viene a creare tra i due: Hélène, maestra di scuola elementare (un voluto omaggio a Les Diaboliques?) bella e con una delusione d’amore alle spalle e Popaul, alienato mentale traumatizzato dalla guerra che si nasconde dietro alla maschera sorridente di un piccolo borghese di provincia. Popaul per conquistare Hélène si mostra ai suoi occhi gentile e premuroso, ma il tacito rifiuto dell’amata lo porta all’uccisione di due ragazze del paese: i suoi scatti schizofrenici però non devono inficiare il suo rapporto con Hélène, quindi è come se Popaul uccidesse appunto per tenere nascosti all’amata le sue turbe mentali.

Invero il personaggio di Popaul che dovrebbe reggere quasi da solo tutta la vicenda appare un po’ tagliato con l’accetta: è scapolo, lavora come macellaio nel negozio del padre, ha fatto la guerra e da questa amara esperienza ha riportato un trauma psichico. Lasciando perdere la scontatezza del fatto che l’assassino lavori in una macelleria, appare piuttosto facilone anche il collegamento tra l’esperienza di guerra ed il trauma conseguente, che porta Popaul addirittura ad uccidere per sfogare le sue delusioni d’amore. Ad ogni modo, il film – piatto e mediocre fino a venti minuti dal termine – viene riabilitato in parte dalla splendide sequenze finali, con Popaul che prima si confessa con Hélène come ad un prete sul letto di morte e poi, poco prima di spirare, le supplica un (primo e) ultimo bacio. C’è anche da dire che anche le lacrime della Audran fanno molto: da una bellezza così gelida non ce le saremmo aspettate.

Bella anche l’immagine con la quale si chiude il film: Chabrol punta la mdp sulla nebbiosa campagna francese ed indugia sulla sua immobilità, quasi a rappresentare la desolazione e la tacita disperazione di un paesino della periferia francese, in cui la tragedia avvenuta (sembra suggerirci) è più un dramma della solitudine che altro. Quest’ultima immagine è efficace perché lascia allo spettatore un senso di ineffabilità e di tristezza; ma contemporaneamente gli lascia anche un senso di incompiutezza (relativo alla visione del film, forse volutamente minimale e “neutro”) per l’impressione che non tutti gli elementi a disposizione siano stati sfruttati a dovere.


Video:

Trailer giapponese del film.


Valutazione: 7.0

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