“Col cuore in gola” (1967)


Quanti sanno che Tinto Brass, prima di darsi all’erotismo spinto, avesse anche prodotto un noir di classe come Col cuore in gola (Deadly Sweet nella versione inglese e americana)? Nel 1967 infatti, quando il giallo all’italiana era nato da poco e ancora pochi registi si erano cimentati con esso, Brass diresse questo film di produzione italo francese, nel quale compaiono come attori protagonisti Jean-Louis Trintignant e la bellissima diciassettenne svedese Ewa Aulin (entrambi poi prelevati da Giulio Questi l’anno seguente per il suo La morte ha fatto l’uovo); il soggetto è preso liberamente dal romanzo Il sepolcro di carta di Sergio Donati.


Trama:

Bernard (Jean-Louis Trintignant) è un uomo in cerca di emozioni forti che una notte in un night club conosce Jane (Ewa Aulin). Quest’ultima ha appena perso il padre in un misterioso incidente stradale e, quando si trova davanti la madre (o meglio, la matrigna) accompagnata dal suo nuovo spasimante, non ci vede più dalla rabbia e lascia il locale. Bernard la segue e si trova così nello studio del proprietario del locale, che giace morto a terra con una ferita sulla testa. Nascosta nell’ombra, Jane spiega a Bernard di essere entrata nello studio poiché il proprietario del locale era in possesso di una foto compromettente della madre con la quale ricattava la sua famiglia, e di averlo trovato già morto. Bernard prende il contenuto della cassaforte (dei soldi, una pistola e un’agendina) e scappa con Jane. Quando Bernard la mattina seguente si sveglia, dopo aver passato la notte con Jane, non trova più la ragazza al suo fianco.

I due si danno quindi appuntamento a Piccadilly Circus dove vengono pedinati da alcuni tipi sospetti (un uomo di colore e un nano), che rapiscono Jane e mettono ko Bernard. Successivamente Bernard parte alla ricerca del fratello di Jane, Jerome (Charles Kohler), scomparso dalla notte prima. Lo troverà a casa di una modella del suo amico David (Roberto Bisacco), con la quale ha una tresca. Una volta giunto a casa della modella però Jerome riceve sotto gli occhi di Bernard una telefonata minatoria dei rapitori di Jane, i quali gli chiedono diecimila dollari per riavere indietro la sorella. Bernard e Jerome riescono però a rintracciare l’uomo di colore e a farsi svelare il nascondiglio del nano: così, una volta trovatolo, uccidono l’aguzzino e liberano Jane. Poco dopo Bernard e Jane vanno a casa dell’amante della matrigna di Jane per trovare la foto compromettente, convinti che ce l’abbia lui, ma lo trovano anch’esso morto, nella vasca da bagno.

Successivamente Jane e Bernard vengono nuovamente pedinati da alcuni scagnozzi, desiderosi di mettere le mani sull’agendina del proprietario del locale morto (pensano che l’abbia ucciso Bernard). Dopo un lunghissimo e appassionante inseguimento Bernard viene acciuffato e malmenato, mentre Jane su consiglio del medesimo scappa e riesce a mettersi in salvo. Bernard tuttavia riesce a scappare dai suoi aguzzini e a raggiungere Jane e Jerome a casa dell’amico David, il quale a sua risposta gli risponde che la madre si trova ad un happening. Convinto di aver trovato l’assassina del proprietario del locale e dell’amante, oltre che forse anche del padre di Jane, Bernard va all’happening e, trovata la madre di Jane, le mostra un orecchino trovato vicino al cadavere del suo amante, incolpandola di tutti gli omicidi; quest’ultima però gli rivela che quell’orecchino è della figlia. Quando Bernard riferisce a Jane quanto detto dalla matrigna, questa ammette i suoi delitti ed infine spara a Bernard, uccidendolo.


Commento:

Sebbene Col cuore in gola venga spesso considerato dalla critica appartenente al filone del giallo all’italiana, è in realtà un film molto più vicino al noir. L’azione infatti gioca infatti un ruolo preponderante all’interno della vicenda (per esempio i protagonisti vengono continuamente pedinati e rincorsi da sicari ignoti, Bernard impugna una pistola non appena se la trova sottomano e non esita ad usarla quando ne ha l’occasione, e via dicendo). Gli omicidi inoltre non vengono mostrati e la mdp si sofferma solo per pochi secondi sui cadaveri delle vittime – esiste forse un giallo all’italiana che non indugi sui particolari più efferati dei delitti e in particolare sulla loro messa in atto? In ogni caso per tutta la durata del film non c’è una vera tensione: spesso si rischia anche di dimenticare perché i protagonisti fuggano o perché si trovino in un luogo – appare evidente che i motivi che li muovono da una parte all’altra della città sono sono un contorno delle scene d’azione su cui si fonda il film ed una pretesa per moltiplicare i primi piani sui Jane e Bernard.

La pellicola infatti, più che sulla scarsa complessità della trama, si esalta dal punto di vista dell’impatto visivo. La fotografia di Silvano Ippoliti è di prima classe, la sua mdp cambia continuamente angolazione, vengono inserite anche parecchie scene in bianco e nero per richiamare l’atmosfera tipica dei noir americani. Talvolta lo schermo si divide anche in due o tre quadranti nei quali vengono mostrate riprese differenti della stessa scena da angolazioni diverse per rendere meglio l’idea della frenetica velocità d’azione. Inoltre, svolgendosi la vicenda nella Swinging London, il regista abusa di immagini a sfondo psichedelico (locandine di eventi musicali, di film della cultura beat, di pubblicità variopinte) e di opere d’arte contemporanee riconducibili alle correnti della pop-art e della op-art. Anche la colonna sonora (a cura di Armando Trovajoli), sebbene non convinca nella sua interezza, vanta la ballata romantica tipicamente sixties “Love Girl” ed alcune jam di blues-rock psichedelico in grado di competere con quelle di The Trip e di Psych-Out.

Inutile dire che la diciassettenne Ewa Aulin ruba la scena a tutti, con il suo broncio mozzafiato e i suoi occhioni azzurri. Decisamente perfetta per il ruolo che Brass le propone Ewa infatti è la ragazza ideale per interpretare la protagonista della vicenda, ora dolce, amabile ed indifesa, ora invece fredda e risoluta, senza sentimenti (vedi ultima scena). Peccato solo che il livello di erotismo e di scene di nudo presenti nel film sia tutto sommato basso; tuttavia rimane memorabile la scena in cui la Aulin dà mostra di sé in uno spogliarello erotico che, pur non mostrando nemmeno un centimetro di pelle, eccita il suo compagno al punto da lanciarsi nudo nello studio dell’amico fotografo David, dondolandosi con una liana (spuntata da chissà dove) e mandando a pezzi l’intero set fotografico! D’altra parte, anche Trintignant nei panni del protagonista maschile si dà da fare: la sua interpretazione, nettamente superiore a quella del suo successivo impegno con Questi ricordato sopra, rende evidente la sua predisposizioni per ruoli prettamente d’azione, per così dire più à la James Bond. Grazie soprattutto alle loro interpretazioni gagliarde, la visione di Col cuore in gola si rivela alla fine essere più divertente ed appassionante rispetto al valore effettivo del film, probabilmente al di sotto della grande maggioranza di gialli italiani del periodo.

Per finire, una piccola curiosità: lo spettatore più attento avrà notato qualche richiamo tra le immagini mostrate nel film per pochi decimi di secondo e le sequenze che seguono; ne ricordiamo in particolare tre. Poco prima che Bernard, dopo essere giungo a casa dell’amante della matrigna di Jane, lo trovi morto nella vasca, la mpd inquadra una scritta sul muro che recita “Marat”; Marat, come tutti sapranno, è stato assassinato proprio nella morte da bagno, e la posizione in cui il suo cadavere si trova ricorda quella del rivoluzionario francese nel quadro di Delacroix Marat assassinato. In una scena Bernard recita un aforisma di Michelangelo Antognoni; poche sequenze dopo, arrivando ad un cinema con Jane, viene inquadrata la locandina di Blow-up (e d’altronde con le ambientazioni di questo film il richiamo ci sta alla perfezione). Infine, la risoluzione dell’enigma sull’assassino è anticipata da una sequenza a circa venti minuti dalla conclusione: quando Bernard e Jane prendono la metropolitana per sfuggire ai sicari, la mpd inquadra prima Jane, poi un cartellone pubblicitario di un libro intitolato “Can ladies kill?”. La risposta, evidentemente, dev’essere affermativa.


Video:

Trailer del film.


Valutazione: 7.3

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