“Society” (1989)


“Le persone sono quelle che sono – questa è una regola che devi imparare ad accettare, così come devi imparare ad accettare la famiglia e le sue regole. Discrezione, Bill. Se continuerai a ribellarti ti ritroverai molto presto nei pasticci. Al mondo c’è chi fa le leggi e chi invece deve rispettarle, basta definire con esattezza il proprio ruolo”.

Society (conosciuto anche come Society – The Horror) è il primo film diretto dal regista filippino-statunitense Brian Yuzna; scritto da Rick Fry e Woody Keith, fu prodotto da Yuzna nel 1989, ma fu messo sul commercio solo tre anni più tardi, nel 1992, per di più con il divieto di visione per i minori di 18 anni. Yuzna si consacrerà in seguito al grande pubblico dell’horror con Re-Animator 2, ma Society resterà in qualche modo uno dei suoi film migliori. Pur essendo un prodotto non ben definito (parte come la classica commedia americana “da college”, per poi sfociare nel mystery, nell’horror e nella fantascienza) e presentando dei fortissimi elementi weird (in particolar modo il delirante finale), Society si impone all’attenzione del pubblico di genere come un titolo di grande rilevanza, capace di coniugare al suo interno scene splatter al limite dell’osceno ed un fortissimo elemento di critica sociale.


Trama:

Bill (Billy Warlock) è un giovane ragazzo preoccupato dalla palese diversità tra lui e gli altri componenti della sua famiglia, al punto che crede di essere stato adottato. I suoi genitori infatti fanno parte dell’alta società della città e sua sorella Jenny (Patrice Jennings) sembra in tutto e per tutto decisa a seguire le loro orme. Bill invece è un ragazzo comune che gioca a basket per la squadra del college e non è minimamente interessato ad entrare a far parte dell’élite della società, ragion per cui frequenta il dottor Cleveland (Ben Slack), lo psicologo di famiglia, che però pensa che il suo sia un normalissimo caso di paranoia adolescenziale. I fatti iniziano a precipitare quando Bill, entrando in bagno mentre la sorella sta facendo la doccia, la intravede attraverso il vetro bagnato ed è certo di vedere qualcosa di strano nel suo corpo.

Il giorno seguente Blanchard, uno spasimante di Jenny, procura a Bill un nastro con incisa una registrazione che fa intuire in maniera inequivocabile che Jenny e la sua famiglia sono implicati in orge con altri membri dell’alta società (tra i quali c’è anche un compagno di scuola di Bill, tale Ted Ferguson, considerato da tutti il figo della scuola). Bill porta il nastro al suo psicologo ma, quando quest’ultimo glielo fa riascoltare il giorno seguente, contiene una registrazione completamente diversa da quella che lui aveva ascoltato il giorno precedente. Lo psicologo lo minaccia in modo neanche troppo velato e gli prescrive degli psicofarmaci, ma Bill è convinto che ci sia qualcosa di strano e chiama Blanchard per avere un’altra copia del nastro. Ovviamente quando Bill raggiunge Blanchard scopre che quest’ultimo è appena rimasto ucciso in un incidente stradale. Nel frattempo Bill riceve altre intimidazioni, ma a sorpresa riceve l’invito da parte di Ted Ferguson al suo party, considerato da tutti gli studenti molto esclusivo.

La sera del party Bill chiede spiegazioni a Ted Ferguson per quando ascoltato nella registrazione e per la morte sospetta di Blanchard, e i due finiscono per fare a pugni. Tuttavia per Bill non tutto il male viene per nuocere, dal momento che viene sedotto da Clarissa (Devin DeVasquez), una procace ragazza che da tempo ne stuzzicava le fantasie più ardite. Invitato dalla ragazza a passare la notte da lei, i due fanno l’amore, ma Bill rimane sconvolto prima da una strana posizione di Clarissa poi dall’arrivo della madre di quest’ultima, una psicopatica obesa ed alcolizzata. Il giorno seguente, al funerale di Blanchard, Bill viene abbordato da Martin Petrie (Brian Bremer), un suo compagno di scuola, che gli dice di sapere alcune cose sulla sua famiglia; i due si danno appuntamento per la sera stessa nel bosco, ma quando Bill arriva sul luogo trova Eddie morto con la gola tagliata all’interno di una macchina. Bill chiama la polizia, ma al loro arrivo gli agenti trovano un’auto diversa da quella vista precedentemente da Bill e per di più senza nessun cadavere all’interno.

L’indomani, alle elezioni di rappresentante d’istituto Bill denuncia alla platea studentesca la morte di Petrie, ma dopo pochi istanti questi fa il suo ingresso in scena lasciando Bill esterrefatto. Tuttavia Milo (Evan Richards), il migliore amico di Bill, crede alle sue teorie cospirazioniste e scopre che i suoi genitori lo vogliono far dichiarare malato di mente per poterlo ricoverare in un ospedale psichiatrico; Milo segue l’ambulanza ma, una volta entrato nell’ospedale, si sente dire dall’infermiera di turno che Bill è morto ed è stato portato all’obitorio. Ma ciò non è vero: Bill si risveglia in un letto d’ospedale e, dopo essersi liberato di alcuni lacci, fugge dalla struttura e si torna a casa. Una volta a casa, però, per Bill inizia l’incubo vero e proprio: si trova infatti circondato da una miriade di membri dell’alta società, che gli confessano di essere umani appartenenti ad un’altra classe, diversa dalla sua, quella addestrata per comandare.

Bill viene così a conoscenza dell’esistenza di una società segreta, i cui membri si nutrono, attraverso una bizzarra forma di “suzione”, dei membri delle classi inferiori. Dopo aver assistito disgustato alla “suzione” di Blanchard – che scopre essere stato tenuto in vita proprio per essere servito come “prima pietanza” del gran banchetto – da parte soprattutto del giudice Carter (David Wiley), Bill scopre di essere stato “allevato” dai suoi genitori proprio per essere in futuro “succhiato” da essi e dagli altri appartenenti all’élite. Sempre più inorridito, egli assiste al momento principale della serata, una disgustosa orgia in cui tutti i membri della society si leccano e si compenetrano a vicenda, mutando continuamente la loro forma come se fossero fatti di gelatina. Bill riesce però tra lo stupore generale a uccidere Ferguson “rivoltandolo dall’interno”, quindi fugge insieme a Milo e a Clarissa (che pur facendo parte della società si ribella ad essa per amore di Bill). Il finale fa però capire che nonostante la fuga di Bill e la morte di Ferguson – che era considerato una delle massime personalità della society – tutto resterà immutato.


Commento:

E’ ovviamente palese una feroce critica sociale ad una casta di élite che governa il mondo e che, attraverso la “suzione” (da intendersi chiaramente in senso figurato e non nel senso stretto che ci viene mostrato nel film) delle classi inferiori, intende mantenere il proprio status quo bloccando sul nascere ogni tentativo di rivolta verso l’ordine prestabilito. Così il primo a farne le spese è Blanchard, che non accetta il rifiuto di una ragazza appartenente ad una classe superiore (Jenny) ed osa rivelare a Bill l’esistenza di una società segreta all’insegna dell’eccesso e della depravazione. Non è un caso se Blanchard viene “succhiato” soprattutto da colui che, all’interno della società palese, ricopre l’incarico di giudice, di “bocca della legge”, come direbbe Montesquieu; Carter infatti, eliminando il rivoltoso attraverso la “suzione”, si fa voce di un sistema enormemente più grande, che si è sviluppato dall’egoismo insito nella natura umana (in una battuta uno dei membri della society dice di non essere di natura aliena ma umana) e che cresce sempre più, giorno dopo giorno, ai danni delle classi inferiori.

L’altro capro espiatorio della setta è Bill, ovvero colui che – pur facendo parte di una famiglia di eletti – si ostina a pensare con la propria testa e desidera essere se stesso, e non il discendente – costantemente alla ricerca della vanagloria che lo status quo conferisce – che si sarebbero aspettati i suoi genitori. Come funzionerebbe nella realtà se qualche pesce piccolo tentasse di sovvertire l’ordine prestabilito denunciandolo e ribellandosi ad esso, così nel film colui che si ribella al sistema (Blanchard, Bill) viene innanzitutto spaventato e minacciato, poi eliminato prima dalla memoria collettiva (attraverso la messa in scena della sua morte), quindi attraverso l’eliminazione fisica vera e propria. Il fatto che Bill nel finale riesca a fuggire ai suoi aguzzini non si deve interpretare come un lieto fine: la morte di Ferguson non è che una piccola grana per una società così ben organizzata e radicata, e così egli npn è altro che un piccolo ingranaggio da sostituire con una pedina il cui ruolo sarà pressoché identico. Bill al contrario, nonostante la momentanea salvezza, è destinato a soccombere di fronte ad un avversario così potente e la sua fuga si tramuta quindi in un’illusoria ed insensata corsa verso il nulla.

Quello che fondamentalmente Society fa è portare agli eccessi gli intrighi cospirazionisti di La corte notte delle bambole di vetro, film di Aldo Lado del 1971 appartenente al filone del giallo all’italiana. Ma mentre ne La corta notte Lado imbastiva la vicenda su uno scheletro di base interamente thriller, con ben poche concessioni ad altri tipi di generi cinematografici, Yuzna mescola le carte in maniera delirante, iniziando a raccontare la sua storia come se ci trovassimo di fronte alla classica commedia all’americana, in cui non manca nulla: il protagonista che gioca nella squadra di basket della scuola, la sorella bionda ed attraente e lo sfigato che la importuna, le incomprensioni con due genitori in carriera, le elezioni di rappresentante d’istituto, il nerd occhialuto, il figo della scuola e via dicendo. Yuzna si diverte a piazzare qua e là qualche sussulto debitore al filone splatter anni ottanta (Videodrome dice niente?), fino alla visionaria orgia finale, capolavoro dello splatter e del weird ma sostenuta da un forte messaggio sociale. Così il film stesso, mischiando tra loro i generi più disparati (impossibile non notare la nota fantascientifica della “suzione” dei membri della society, sicuramente una citazione di Invasion of the Body Snatchers) diventa esso stesso un’orgia delirante, che al tempo stesso cattura, diverte e fa meditare lo spettatore.

Infatti se da una parte, come largamente detto, il film stimola lo spettatore ad una lettura di carattere (politico-)sociale, dall’altra ne soddisfa ora il gusto per il macabro e il grottesco ora le risate; è infatti impossibile rimanere seri di fronte ai clamorosi tocchi trash che Yuzna confeziona per lo spettatore – il culmine è probabilmente la trasformazione del padre di Bill in una “faccia da culo”, nomignolo con il quale il figlio lo aveva poco prima apostrofato, ma anche l’uccisione di Ferguson ha un impatto weird fortissimo. Bisogna comunque ammettere che tutto sommato questi piccoli sketches non fanno altro che ravvivare la visione di un film comunque ottimo, reso ancora più valido da un utilizzo fenomenale degli effetti speciali (pochi film horror degli anni ottanta possono vantarne di tanto efficaci) e da una colonna sonora notevole (impreziosita dal valzer che accompagna ironicamente l’orgia dell’alta società). Buona in generale la prova degli attori, tra i quali segnaliamo una Devin DeVasquez destinata a fare impazzire gli ormoni di tutti gli spettatori di sesso maschile che si appropinqueranno alla visione di questo cult dell’horror anni ottanta (come testimoniato dalla foto sottostante).


Video:

Trailer del film.


Valutazione: 8,5

1 Commento

Archiviato in horror, mystery, sci-fi, sociopolitical, splatter, weird

Una risposta a ““Society” (1989)

  1. fishcanfly

    davvero impressionante nelle scene, da quanto ho letto! Ma soprattutto interessante l’interpretazione che si cela. Io ho proposto rispetto all’anonimato una mia interpretazione, una delle tante che possono uscire sull’argomento che per certi versi ha a che fare con la visione nel film!
    A rileggerci!
    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/01/17/in-difesa-del-sig-a-r/

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