“La polizia accusa: il servizio segreto uccide” (1975)


La polizia accusa: il servizio segreto uccide è il secondo poliziottesco diretto da Sergio Martino (il primo fu Milano trema: la polizia vuole giustizia, 1973). Uscì nelle sale nel 1975; nello stesso anno Martino diresse altri due film dello stesso filone, La città gioca d’azzardo e Morte sospetta di una minorenne. Sebbene il film in sé non sia affatto male, sia a livello di plot e sceneggiatura, sia a livello di azione, dà un po’ l’impressione di soffrire il confronto con il precedente Milano trema: la polizia vuole giustizia, al quale è molto debitore sotto svariati aspetti. La prima parte del film è un po’ lenta, ma la mezz’ora finale assicura un’azione frenetica e un finale mozzafiato.



Trama:

Roma è scossa da una serie di “suicidi” sospetti, che vedono protagonisti ex colonnelli, magistrati e persone molto influenti. Il commissario Giorgio Solmi (Luc Merenda), che indaga sul caso del generale Stocchi (Giovanni di Benedetto) trovato morto nella sua abitazione, crede che non si tratti di veri e propri suicidi, bensì di suicidi inscenati da qualche organizzazione criminale. Grazie ad un contatto trovato sull’agenda di Stocchi, Stolmi e il suo aiutante Caprara (Michele Gammino) scoprono che il generale ha passato la notte precedente con una prostituta, soprannominata “la Tunisina” (Paola Tedesco) per via dei suoi capelli neri e del colore olivastro della sua pelle. Quando Solmi, andato a far visita alla “Tunisina”, la trova priva di sensi, con le vene tagliate e il gas aperto è ormai certo che quello sia l’ennesimo suicidio inscenato; la ragazza viene miracolosamente salvata, ma quando Solmi la interroga sulla morte di Stocchi ella, visibilmente scossa, confessa di aver compiuto l’omicidio.

Ovviamente Solmi non le crede e riapre il caso; il tempo gli darà ragione, perché da lì a poco si scoprirà che quella sera altri due uomini erano in casa con Stocchi. Intanto viene preso con le mani nel sacco un misterioso individuo, di nome Remo Ortolani (Carlo Alighiero) sorpreso a rubare dei nastri sul luogo del delitto. Egli dice di essere dei Servizi Segreti, ma quando Solmi lo porta alla sede della sua organizzazione Mario Sperlì (Tomas Milian), il capitano dei Servizi Sergreti, nega di conoscerlo. Intanto Solmi, attraverso un altro contatto dell’agenda di Stocchi, interroga una donna che gli rivela che l’industriale Martinetti (Claudio Gora) è implicato in strane faccende, come gli viene confermato anche da Maria (Delia Boccardo), una giornalista che frequenta Solmi.

Dopo pochi giorni Ortolani verrà rilasciato, ma Solmi riuscirà a pizzicarlo all’aeroporto nel tentativo di prendere un aereo e scappare; purtroppo non riuscirà ad interrogarlo, perché Ortolani verrà ucciso da un finto poliziotto. Solmi inizia a perdere la pazienza, poiché inizia a percepire l’impotenza della polizia di fronte ad una criminalità così ben radicata sul territorio dello Stato e di fronte ad un sistema giudiziario pieno di falle. Nel frattempo viene prima rapita e poi uccisa anche “la Tunisina”, che però prima di essere fatta fuori riesce a fuggire e a telefonare a Solmi per denunciare le generalità di uno dei suoi rapitori, un tale Massù (Antonio Casale). Dopo una ricerca a tappeto, Solmi e i suoi uomini lo scovano in una palestra e lo fanno confessare: egli ammette che le loro azioni criminali erano finanziate da Martinetti, il quale però fugge in Svizzera.

Il giorno dopo Massù viene trasferito in un penitenziario dove scoppia improvvisamente una rivolta; Massù cade dal tetto e muore. Solmi chiede al direttore del carcere di poter visionare i filmati e così facendo scopre che Massù è stato spinto giù dal tetto da un uomo che non figura però schedato né come detenuto né come custode. Intanto le intimidazioni per Solmi si fanno sempre più violente: il suo aiutante muore salendo sulla sua auto, per l’esplosione di una bomba che doveva essere destinata a lui. Ma Solmi non si fa intimidire e continua le sue indagini con i soliti suoi metodi poco ortodossi; grazie ad una segnalazione di Maria arrivano dalla Germania alcune foto che ritraggono l’assassino di Massù e Stocchi all’interno di un campo di addestramento militare. Solmi interroga Sperlì sull’identità dell’assassino di Massù e questo è costretto a rivelargli che è un membro dei servizi segreti americani, di nome Frank Smith (Franco Giornelli). I due vanno a fargli visita ma lo trovano in partenza per l’estero: egli fugge e cerca di sparare a Solmi, ma Sperlì è più veloce di lui e lo fredda prima che possa premere il grilletto.

Grazie a dei documenti trovati nel doppiofondo della valigia di Smith, Solmi scopre l’ubicazione del campo di addestramento, che si trova in Svizzera. Solmi, coadiuvato da alcuni agenti, organizza una missione con alcuni elicotteri ma quando arrivano sul luogo i militari hanno già bruciato tutti i documenti presenti nel campo. Essi affrontano comunque gli uomini di Solmi in una sparatoria violentissima, ma alla fine rimangono tutti uccisi, tranne uno (presumibilmente il capo dell’organizzazione) che riesce a fuggire. Solmi dopo un inseguimento riesce a colpirlo alla gamba e scopre la sua identità: è il capitano Sperlì dei Servizi Segreti. Nella scena finale Sperlì, mentre sta per essere tradotto in questura per l’interrogatorio ufficiale, cade in una trappola di Caprara che alla fine lo uccide (si scopre quindi che anche lui era nell’organizzazione e l’ha ucciso per non farlo parlare); contemporaneamente Solmi viene sorpreso da alcuni sicari, che gli sparano a morte.


Commento:

Dopo Milano trema: la polizia vuole giustizia (1973) Sergio Martino inanella un altro discreto poliziottesco. La formula di partenza non cambia di molto, a partire dall’attore principale: un Luc Merenda sempre gagliardo e assettato di giustizia. Però la trama, pur legata a molti cliché del genere, stavolta denota un importante elemento di originalità, segnatamente ad alcuni argomenti trattati: le collisioni tra Stato e criminalità (sebbene già presenti in dimensioni minori anche nel primo lavoro di Martino) saranno poi denunciate in molti film successivi, come Cadaveri eccellenti (Francesco Rosi, 1976) e Io ho paura (Damiano Damiani, 1977). Anche in Milano trema: la polizia vuole giustizia, come si diceva, erano già presenti i germi di questa denuncia socio-politica: tuttavia, mentre nella prima opera poliziottesca di Martino solo un membro della polizia cospirava ai danni delle istituzioni democratiche, in questa opera bis possiamo vedere come questa organizzazione paramilitare agisca sistematicamente a più livelli, al punto di contare tra i suoi iscritti non solo avvocati e imprenditori, ma anche colonnelli, generali, tenenti di polizia, capitani dei servizi segreti.

Il livello di azione è inferiore a quello molto più scoppiettante di Milano trema: la polizia vuole giustizia, ma ciò non vuol dire che mancano scene adrenalitiche: ricordiamo soprattutto quella in cui “la Tunisina” scappa ai suoi rapitori fingendo di acconsentire ad un rapporto sessuale con uno di essi, la drammatica sequenza in cui l’auto di Solmi viene fatta implodere con una bomba, l’inseguimento di Massù e quello di Smith, e altre ancora ce ne sarebbero da nominare. Certo poteva essere filmato – e soprattutto recitato – meglio l’assalto al campo d’addestramento in Svizzera: veramente imbarazzanti le pose plastiche con cui i militari saltano a gambe all’aria fingendo di rimanere uccisi dalle pallottole sparate da Solmi e soci! D’altra parte però è evidente che Merenda si trova molto più a suo agio nelle sequenze più d’azione, come dimostrano i vari inseguimenti, scazzottamenti, sparatorie; nelle scene più “statiche” Merenda tende ad assumere sempre la stessa espressione tra l’audace, il temerario e l’ironico, ma tant’è – nei polizieschi di Martino rimane comunque la star.

Da non dimenticare però anche altre ottime interpretazioni, a cominciare da quella ne panni del capitano dei Servizi Segreti del leggendario Tomas Milian, reduce dalla consacrazione ottenuta con Milano odia: la polizia non può sparare: la sua versatilità come attore è così grande che qui riesce ad interpretare un personaggio completamente diverso dal mitico Giulio Sacchi, cambiando totalmente modo di parlare, espressioni facciali, movimenti. Per il resto possiamo segnalare un Antonio Casale sempre nella parte del cattivo di turno (come già in Milano trema: la polizia vuole giustizia) e altri vari volti noti della saga political-thriller anni settanta (vedi Mel Ferrer nella parte del questore).

Azzeccatissima la colonna sonora di Luciano Michelini, nettamente superiore a quella presente nel primo capitolo poliziesco di Martino, sempre dinamica e apprezzabile la fotografia. Per quanto riguarda la sceneggiatura, il film scorre senza particolari intoppi anche se con qualche difficoltà nella prima parte; ottima come detto la scena conclusiva, nella norma i dialoghi, che si fanno anch’essi interessanti verso la fine del film (con il confronto socio-politico in elicottero tra Solmi e Sperlì). Un piccolo gioiello del poliziottesco e del thriller politico di denuncia che tutti i fan dei due filoni dovrebbero vedere.


Video:

Trailer del film.


Valutazione: 7.2

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