“Il fiume del grande caimano” (1979)


Realizzato nel 1979, Il fiume del grande caimano chiude la trilogia horror-adventure di Sergio Martino, iniziata con La montagna del dio cannibale (1978) e proseguita con L’isola degli uomini pesce (1979). Fa idealmente parte di quel filone che si sviluppò in Italia negli anni settanta che vide diversi registi (Ruggero Deodato, Umberto Lenzi, Joe D’Amato) mischiare l’horror b-movie/splatter con i film d’avventura, spesso sfociando nel genere cannibal (ma qui di cannibali non c’è nemmeno l’ombra).


Trama:

Nello Sri Lanka viene costruito “Paradise House”, un lussuoso hotel, sulle rive di un fiume tropicale. Il direttore dell’agenzia turistica Joshua (Mel Ferrer), il suo uomo di fiducia Peter (Bobby Rhodes), la sua assistente Alice (Barbara Brandt) e il fotografo Daniel (Claudio Cassinelli) giungono sul luogo ed organizzano il necessario per l’arrivo di un primo gruppo di turisti. In men che non si dica Sheena (Geneve Hutton), un’avvenente ragazza di colore collaboratrice di Joshua, e il suo amante indigeno scompaiono senza lasciare traccia; la loro canoa viene ritrovata la mattina seguente sulla riva del fiume, a pezzi. Il fiume è popolato da alligatori ma, visti i grandissimi danni rimediati dall’imbarcazione sembra impossibile che sia stato uno di loro a uccidere i due e a fare a pezzi la canoa. La tribù indigena dei Kuma adora un dio chiamato Kruna, spirito del male, che vive nel fiume ed è convinta che l’arrivo dei bianchi abbia risvegliato la sua ira. Alice e Daniel vengono in contatto con padre Johnathan, un bizzarro individuo bianco che vive in mezzo alla giungla e che si professa come un profeta. Nella grotta di quest’ultimo i due rinvengono lo scheletro di un enorme caimano, che secondo la testimonianza del delirante ex missionario Johnathan avrebbe sterminato il suo gruppo di esplorazione molti anni prima. Poco dopo sul fiume la canoa di Daniel e Alice viene attaccata da un enorme caimano che sbrana l’indigeno che remava la barca.Daniel protesta contro Joshua e minaccia di chiamare la polizia per organizzare una battuta di caccia nella giungla intorno al villaggio e Joshua, per tutta risposta, decide di sbatterlo sul primo elicottero in partenza per rimandarlo in America; se non che, la sera stessa, i Kuma gettano l’elicottero nel fiume, oltre a staccare ogni collegamento radio con il mondo civilizzato. La quarta vittima è un addetto ai lavori incaricato da Joshua di tirare fuori l’elicottero dal fiume. Intanto Alice viene rapita dagli indigeni che intendono sacrificarla al loro dio Kruna, per placarne l’ira funesta; contemporaneamente Joshua organizza una festa danzante a bordo di un barcone, ma l’enorme caimano attacca pure quella sbranando alcuni turisti caduti in acqua dopo una collisione con il medesimo. La giovane turista Jane riesce ad arrivare a nuoto fino alla terraferma, ma qui scopre che gli indigeni hanno ucciso tutti i bianchi presenti nel villaggio; nemmeno il tempo di gridare e questi ammazzano pure lei con una lancia. Nel frattempo Daniel è riuscito a salvare Alice, ma i Kuma danno fuoco al barcone e all’hotel, provocando molti morti tra i turisti e uccidendo anche Joshua. Daniel e Alice, nel tentativo di fuggire a bordo di un furgoncino, precipitano nel fiume, dove vengono attaccati dal mostro che però, nel tentativo di azzannare l’autoveicolo inabissato, provocherà una grossa esplosione causata dalla grande quantità di esplosivi in esso contenuti. Così l’enorme caimano muore e i superstiti potranno tornare sani e salvi nel mondo civilizzato, grazie al soccorso di alcuni elicotteri.


Commento:

Film minore di Sergio Martino (come d’altra parte anche gli altri della sua trilogia horror-adventureIl fiume del grande caimano presenta un plot abbastanza scontato ed una sceneggiatura al limite del trash (Cassinelli che dice ammiccante alla Bach: “Vorrebbe accoppiarsi con me?” cercando di volgere a suo favore l’atmosfera selvaggia della giungla è impagabile). Un buon ritmo di narrazione risolleva in parte la sorte del film, che risulta quindi abbastanza divertente, così come anche la buona prova di alcuni attori: le bellissime Barbara Bach (la donna bianca) e Geneve Hutton (la donna nera, che però purtroppo muore dopo pochi minuti), il solito Mel Ferrer nei panni dell’avido direttore del villaggio turistico e la giovanissima Silvia Collatina nella parte di Minù, bambina sveglia e un po’ annoiata in mezzo ad un gruppo di turisti esaltati (tra i quali risalta Clara Colosimo, nei panni di un’attempata signora con un sacco di presunte avventure pseudo-sessuali alle spalle). Claudio Cassinelli, esperto di questo tipo di film (ha recitato anche negli altri due capitoli della trilogia) sfoggia al solito le sue proverbiali facce inespressive e i suoi aforismi improponibili, ma alla fine risulta come sempre l’eroe del film (e il che è tutto dire!). In questo film esordisce anche Lory Del Santo mostrando – praticamente ogni volta che viene inquadrata – il suo lato b! Belle le ambientazioni esotiche (il film è stato girato interamente nello Sri Lanka), molto meno gli effetti speciali: il “terribile mostro” non è altro che un grosso modello in plastica, come si può benissimo notare dalle inquadrature ravvicinate che la mpd gli concede ad ogni scena clou del film. La critica pseudo-sociale che probabilmente aveva in mente Martino (i bianchi capitalisti che deturpano la natura selvaggia risvegliando l’ira funesta dell’enorme caimano considerato dagli indigeni alla stregua di un dio maligno) non convince e rimane sullo sfondo della narrazione, senza risultare particolarmente incisiva. Non male la colonna sonora di Stelvio Cipriani, che adattandosi alla tipologia di film mischia sintetizzatori e ritmi tribali. In definitiva, Il fiume del grande caimano non si può certo dire una bella pellicola e nemmeno uno dei film più memorabili realizzati da Sergio Martino (per questo si vedano piuttosto i gialli/thriller e i polizieschi) ma rimane comunque uno di quei film che, realizzati negli anni settanta-ottanta, hanno acquisito col tempo lo status di cult, grazie ai loro meriti ma anche e soprattutto grazie ai propri demeriti.


Video:

Trailer del film.


Valutazione: 6.0

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