“Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” (1970)


“L’uso della libertà minaccia da tutte le parti i poteri tradizionali, le autorità costituite, l’uso della libertà che tende a fare di qualsiasi cittadino un giudice, che ci impedisce di espletare liberamente le nostre sacrosante funzioni. Noi siamo a guardia della legge, che vogliamo immutabile, scolpita nel tempo. Il popolo è minorenne, la città è malata: ad altri spetta il compito di curare e di educare, a noi il dovere di reprimere! La repressione è il nostro vaccino! Repressione è civiltà!”

Grazie al film Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, prodotto nel 1970, Elio Petri raggiunse uno dei massimi apici del cinema italiano di sempre, realizzando quello che senza ombra di dubbio è il miglior film del filone political thriller italiano degli anni sessanta-settanta. Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto è il primo capitolo di un’ideale trilogia, proseguita con La classe operaia va in paradiso (1971) e La proprietà non è più un furto (1973), frutto della collaborazione con lo sceneggiatore Ugo Pirro: il primo capitolo rappresenta una riflessione sulla “nevrosi del potere”, il secondo su quella “del lavoro”, il terzo su quella “della proprietà”. Senza mezzi termini, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto è un vero e proprio capolavoro – sia artistico che concettuale – del cinema italiano, e non solo del filone poliziesco, per i suoi notevoli contenuti e per gli spunti sociopolitici la cui visione è in grado di suscitare nella mente dello spettatore.


Trama:

Il capo della sezione omicidi della polizia, chiamato da tutti i suoi sottoposti e collaboratori semplicemente “Il Dottore” (Gian Maria Volonté) è un poliziotto inflessibile, oltre ad essere un uomo all’antica e reazionario. Il film è realizzato con la tecnica del flashback, e ci viene detto che il Dottore aveva un’amante disinibita di nome Augusta Terzi (Florinda Bolkan) la quale continuamente lo spronava a commettere ogni tipo di reato poiché, vista la sua posizione sociale, nessuno avrebbe mai potuto incriminarlo; la stessa Terzi, dopo averlo frequentato per alcuni tempi, lo tradì con Antonio Pace (Sergio Tramonti), un giovane anarchico conosciuto alle forze di polizia per i suoi atti sovversivi. Dopo aver scoperto il tradimento dell’amante il Dottore la uccise, sia per lo sgarbo che questa gli aveva fatto sia per dimostrare quanto lei stessa gli diceva, ovvero che nessuno avrebbe mai osato additarlo come colpevole del delitto.

Poiché il Dottore soffre di uno dissociazione della personalità, rivelandosi ora incline a comandare in modo dispotico ora quasi infantile e sottomessa, egli stesso dissemina la scena del delitto di prove e, nel corso delle indagini, alternativamente ricatta, imbecca e depista i colleghi che si occupano del caso: la sua personalità più forte vuole fare in modo che il suo delitto sia scoperto e punito, per dimostrare la prevalenza dell’ordine costituito su qualsiasi cittadino, anche su quello “al di sopra di ogni sospetto”, ma quella più debole sistematicamente tende, non appena le indagini si avvicinano pericolosamente alla sua persona, a infangare le prove per sottrarsi da ogni responsabilità.

Dopo numerose vicessitudini, il Dottore arriva ad interrogare, dopo un attentato alla stazione di polizia, proprio Antonio Pace, additato da un compagno come responsabile dell’atto terroristico. Quest’ultimo però, avendo incrociato il Dottore mentre usciva dall’appartamento della Terzi il giorno del delitto, gli rivela le sue supposizioni e la sua volontà di denunciarlo come assassino della Terzi. Il Dottore a questo punto, messo alle corde dal giovane rivoluzionario, lo lascia andare impunito e – in preda ad una crisi nervosa – decide di confessare ai suoi colleghi il suo crimine. Egli stesso infatti consegna la confessione scritta di suo pugno al sovrintendente, agognando alla propria punizione, che dimostrerebbe così la prevalenza dell’ordine costituito su qualsiasi cittadino, chiunque egli sia.

Il dottore davanti ai suoi colleghi confessa la sua colpevolezza, invocando come unica attenuante il fatto di essere stato preso in giro dalla propria vittima (e con lui l’intero ordine prestabilito): tuttavia i suoi superiori analizzano la vicenda e rifiutano la validità degli indizi e delle prove a carico del protagonista, che viene così costretto a firmare la “confessione della propria innocenza”, per il bene della credibilità dell’intero organo di polizia. Ma di colpo il Dottore si sveglia nel suo letto e si rende conto di aver soltanto sognato il colloquio con i colleghi. Al risveglio, con l’arrivo dei pezzi grossi della polizia, lo attende il vero finale che non viene però svelato ed è lasciato in sospeso dal regista. Il film si chiude con una citazione di Franz Kafka: «Qualunque impressione faccia su di noi, egli è un servo della legge, quindi appartiene alla legge e sfugge al giudizio umano».


Commento:

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto è un film complessissimo, i cui piani di lettura si accavallano e si sovrappongono continuamente, provocando sullo spettatore l’effetto di una centrifuga impazzita. Il protagonista, capo della sezione omicidi del distretto di polizia, interpretato da un Gian Maria Volonté in stato di grazia (senza dubbio allo zenit della sua carriera), è il fulcro di tutta la narrazione. Nella sua figura convive e vive una complessa dialettica “del potere”, che se da una parte desidera porsi al di sopra della legge dall’altra agogna alla sua punizione in nome del potere stesso, per dimostrare la sua prevalenza su qualunque cittadino, per quanto “sopra di ogni sospetto” egli sia. La complessità diventa ancora più estrema se si considera che entrambe le sue personalità (sia quella forte e assetata di potere che quella infantile e sottomessa) sembrano desiderare ora l’impunità (quella forte per dimostrare la sua posizione privilegiata, quella debole per l’onta delle conseguenze) ora la punizione (quella forte per dimostrare la prevalenza dell’ordine costituito su ogni persona, quella debole per un grottesco meccanismo di sottomissione verso lo stesso sistema di potere che dovrebbe rappresentare).

Petri si ispira per la personalità forte a Delitto e castigo, romanzo di Fedor Dostoevskij nel quale il protagonista commette un omicidio convinto che l’utilità sociale delle sue conseguenze sia maggiore rispetto alla vita della persona uccisa: nel film le conseguenze sociali dovrebbero essere la prevalenza dell’ordine costituito su ogni cosa, sia dal punto di vista dell’impunità della persona che commette il delitto esercitando il potere, sia dal punto di vista dell’istituto poliziesco che deve soprassedere sull’identità di qualunque assassino, per quanto rispettabile egli sia. Per quanto riguarda la personalità debole appare chiaro il richiamo a Kafka e alla sua condizione patologica di inadeguatezza e di inferiorità nei confronti del padre: non a caso il protagonista viene apostrofato sia dalla sua amante che dai suoi colleghi come “un bambino”, e il padre-padrone del quale sembra soffrire la schiacciante statura pare essere niente meno che il sistema costituito del quale l’altra personalità di se stesso invoca così maniacalmente a pie’ spinto la preminenza su ogni cosa.

Il film ovviamente fece scalpore, dal momento che uscì proprio in un periodo critico dei cosiddetti “anni di piombo”: uscì infatti nelle sale a ridosso della strage di piazza Fontana, della morte violenta dell’anarchico Pinelli e dell’arresto di Valpreda. Molti videro nella parte interpretata da Volonté più di un richiamo alla figura del commissario Luigi Calabresi, accusato dagli extraparlamentari di sinistra di essere il vero responsabile della morte sospetta di Pinelli. Si capisce che l’impatto sociopolitico potenziale di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto era enorme, ed infatti la questura di Milano chiese il ritiro immediato del film da tutte le sale d’Italia: fortunatamente i responsabili la pensarono diversamente e il film fu un successo anche al botteghino, oltre che per la critica.

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto è un film completo sotto ogni punto di vista: il soggetto originalissimo, che svela subito l’identità dell’assassino (e che assassino!) nella primissima scena, ribaltando tutte le logiche del giallo all’italiana che andava molto in quegli anni (e, volendo, anche di molti political thriller del periodo); la sceneggiatura eccezionale, che permette a Volonté di esaltarsi battuta dopo battuta, grazie a dialoghi brillantissimi e ricchi di citazioni e di spunti filosofico-sociali; la memorabile colonna sonora di Ennio Morricone, in uno dei suoi capolavori assoluti; la fotografia che fa un ampio ricorso allo zoom soprattutto sulla figura del protagonista; il finale “doppio” che tuttavia lascia intuire che quello vero sarà probabilmente un remake di quello sognato; la citazione colta che chiude la pellicola e suggerisce allo spettatore di giudicare tutta la vicenda sotto un punto di vista molto più ampio di quello canonico, invitandolo a considerare maggiormente le logiche sociopolitiche della società rispetto alla vicenda del personaggio protagonista.

Tra gli attori emerge soprattutto – ovviamente – Gian Maria Volonté: vulcanico, camaleontico, poliedrico, Volonté raggiunge con questa sua interpretazione l’apice massimo della sua carriera, consacrandosi come uno dei migliori attori di sempre del pantheon cinematografico italiano. Ma, oltre alla sua stratosferica prestazione, non sono da dimenticare quelle di molti altri attori all’interno della produzione: Florinda Bolkan nella parte di una ragazza sessualmente prolifica sebbene deviata, con una predilezione particolari per gli uomini di potere; Gianni Santuccio nei panni del questore; Salvo Randoni nella parte breve ma indimenticabile dello “stagnaro” ricattato da Volonté; Orazio Orlando nella parte del maresciallo; e ancora, Vittorio Duse e Antonio Dominici, Aldo Rendine nella parte del mitico Panunzio e Sergio Tramonti in quella del giovane anarchico.


Video:

Discorso memorabile di Volonté in una scena del film.


Valutazione: 9.4

3 commenti

Archiviato in political thriller, poliziesco, sociopolitical

3 risposte a ““Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” (1970)

  1. Post monumentale. Difficilissimo parlare di questo film, ho ben poco da aggiungere.
    Se non che sto cercando La proprietà non è più un furto da anni, ormai, senza particolare successo. Prima o poi troverò il dvd…

  2. lorenzo

    sto cercando di ricostruire l’intero discorso d’insediamento del Dottore a capo dell’Ufficio politico (molto più lungo di quello inserito all’inizio di questo ottimo post). dove posso trovarlo? graziemille. Lorenzo

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