“Roma a mano armata” (1976)


“Ah La Pira Galeazzo: siccome nun c’ho na lira, t’attacchi ar cazzo!”

Roma a mano armata è un film poliziottesco del 1976 diretto da Umberto Lenzi, che segue ad altre pellicole dello stesso filone che il regista toscano produsse negli anni precedenti – Milano rovente (1972), Milano odia: la polizia non può sparare (1974), L’uomo della strada fa giustizia e Il giustiziere sfida la città (1975) – e che fu seguite da altre. E’ considerato uno dei lavori più apprezzabili di Lenzi nel genere. Vede contrapposti Maurizio Merli nel ruolo del commissario integerrimo e giustizialista e Tomas Milian nei panni del “Gobbo”, un temibile criminale della malavita romana soprannominato così a causa della sua vistosa gobba. La sceneggiatura è scritta da Dardano Sacchetti.


Trama:

Il commissario Tanzi (Maurizio Merli) è un integerrimo poliziotto che è solito usare metodi poco ortodossi per combattere la criminalità romana, sempre più dilagante. Ricevuta una soffiata, fa irruzione con i suoi uomini in una bisca clandestina, gestita dal criminale marsigliere Ferrender; qui riconosce Savelli (Biagio Pelligra), un uomo di Ferrender. Portatolo in commissariato Tanzi lo pesta ma non riesce a farlo parlare; il suo avvocato in poche ore lo fa rilasciare. Il giorno seguente Savelli e altri uomini compiono una rapina ad una sala ippica e uccidono una guardia. Tanzi nelle ricerche dell’omicida arriva in un mattatoio dove lavora Vincenzo Moretto, detto “Il Gobbo” (Tomas Milian); Moretto è il cognato di Savelli, ma nega di sapere dove egli si trovi. Tanzi allora lo incastra grazie ad una busta di droga e lo porta al commissariato, dove viene picchiato selvaggiamente da Tanzi. Il Gobbo riesce però ad andare in bagno adducendo bisogni naturali e si taglia le vene con l’aiuto di un orologio. Rilasciato, getta fango sui metodi di Tanzi, il quale a causa di questo viene declassato all’Ufficio Licenze Pubblici Servizi dal vice questore Ruini (Arthur Kennedy).

Il Gobbo una volta libero organizza il sequestro di Anna (Maria Rosaria Omaggio), la compagna di Tanzi nonché magistrato – a parere di Tanzi eccessivamente garantista. Dopo che Anna viene rilasciata con un proiettile da consegnare a Tanzi in gesto di minaccia, quest’ultimo si reca a casa di Salvetti, dove trova il Gobbo e lo obbliga ad ingoiare il proiettile. Moretto compie l’operazione senza battere ciglio, e replica spavaldamente con un sonoro rutto. Quella notte un gruppo di ragazzi di buona famiglia violenta la ragazza e pesta il suo fidanzato; il ragazzo riesce a correre in strada e si imbatte casualmente in Tanzi, raccontandogli l’accaduto. Tanzi trova sul luogo del delitto un tesserino di un club monarchico, dove rinviene i violentatori; dopo una furibonda rissa all’intero del locale li insegue con l’auto, provocando la morte di uno di essi che aveva tentato per due volte di investirlo.

Il giorno dopo una donna chiede l’aiuto di Tanzi per aiutare la figlia Marta (Gabriella Lepori), caduta nel tunnel della droga a causa di brutte frequentazioni. Il commissario scopre che la ragazza è stata circuita dallo spacciatore Tony Parenzo (Ivan Rassimov); giunto presso la mansarda dove il manigoldo vive, trova la ragazza in overdose di eroina e Tony che si sta dando alla fuga. Tony inizialmente gli fugge, ma quando Tanzi se lo ritrova davanti lo costringe a salire in macchina e lo minaccia per avere delle informazioni su Ferrender. Tony, vedendo che Tanzi è intenzionato a sparargli nel caso non volesse rivelare niente, sta per vuotare il sacco, ma viene improvvisamente ucciso da un colpo di pistola sparato da una macchina – dal Gobbo, come si scoprirà.
Nel frattempo è in corso l’ennesima rapina: Tanzi giunge velocemente sul luogo e riesce a fare irruzione, a uccidere i criminali e a liberare gli ostaggi; il vice questore Ruini, nonostante le recenti critiche, è costretto a chiedere a Tanzi di ritornare alla sua carica di commissario.

Tanzi scopre un dossier su Ferdinando Gerace (Luciano Catenacci), personaggio che il commissario aveva conosciuto in precedenza per questioni legate a una licenza d’esercizio. Viene fuori che Gerace è l’intestatario dell’autorimessa dove la compagna di Tanzi era stata sequestrata e minacciata, nonché del capannone dove il Gobbo si rifugia con i suoi complici. Tanzi dopo qualche ricerca trova il capannone, fa arrestare Gerace ma viene sopraffatto dal Gobbo, che gli confessa di aver ucciso Ferrender. Improvvisamente interviene il commissario Caputo (Giampiero Albertini), che disarma il Gobbo e si avvicina col desiderio di farlo fuori ma Tanzi, in un eccesso di garantismo, gli dice di non farlo. Moretto però non si lascia impietosire e non ci pensa due volte ad ucciderlo con una seconda pistola che teneva nella tasca dei pantaloni. Tanzi, infine, cieco dalla rabbia, rincorre il Gobbo e lo elimina dopo una sparatoria.


Commento:

Roma a mano armata è considerato uno dei migliori poliziotteschi di Umberto Lenzi, a sua volta acclamato come uno dei migliori registi italiani nel genere. L’idea iniziale del produttore Luciano Martino era di ambientare tutta la vicenda a Trastevere e di concentrare l’attenzione soltanto su una storia spionaggio. Umberto Lenzi però rifiutò la proposta di Martino e rilanciò l’offerta proponendo di realizzare un film spezzettato, sulla violenza a Roma, con inseguimenti, rapine, sequestri e chi più ne ha più ne metta. Martino accettò e la sceneggiatura venne affidata a Dardano Sacchetti. Come attori vennero chiamati Maurizio Merli per interpretare il solito commissario con le palle quadrate e il mitico Tomas Milian per la parte del criminale di turno, che in parte ricalca il personaggio di Giulio Sacchi impersonato dal medesimo in Milano odia: la polizia non può sparare, anch’esso di Lenzi.

Roma a mano armata presenta, fin dalle prime battute, un’azione sospinta che fa da collante a irregolarità e reati di ogni tipo: bische clandestine, traffici di droga, rapine a banche e a sale ippiche, sequestri di persona, stupri, omicidi – Lenzi non fa mancare nulla ai suoi spettatori. Le scene da ricordare sono molteplici, a partire da tutte quelle che vedono protagonista Milian (sempre pittoresco nelle sue interpretazioni e nelle sue frasi in rima in dialetto romanesco – come al solito doppiato da Ferruccio Amendola). Merli si cala bene nei panni del commissario, interpretando al meglio molti cliché del personaggio nel genere (i modi maneschi e poco ortodossi, le sofferenze verso un sistema eccessivamente garantista, gli inseguimenti spericolati, le irruzioni varie in bische e locali).

Altri attori da ricordare sono Ivan Rassimov (direttamente dai gialli di Sergio Martino) nella parte di uno spacciatore di droga che inietta eroina nelle vene di una giovane ragazza mandandola in overdose, Biagio Pelligra (successivamente ancora con Lenzi e Milian in Il trucido e lo sbirro, dello stesso anno) e il solito Luciano Catenacci nella parte di un affittuario con legami malavitosi. Ritornando a Milian, il personaggio del Gobbo ritornerà in La banda del gobbo, film del 1977 diretto dallo stesso Umberto Lenzi, dove verrà fatto miracolosamente resuscitare con il nome di Vincenzo Marazzi e presentato come il fratello di nientepopodimeno che Er Monnezza (eroe, anch’esso interpretato da Milian, del già nominato Il trucido e lo sbirro).


Video:
Trailer del film.


Valutazione: 7.8

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