“The Serpent and the Rainbow” (1988)


The Serpent and the Rainbow (nella versione italiana tradotto fedelmente come Il serpente e l’arcobaleno) è un film del 1988, diretto da Wes Craven e tratto dal romanzo omonimo di Wade Davis. Film atipico nella filmografia di Craven, esso si presenta come uno zombie-movie molto lontano dall’ondata post-Romero, trattando il fenomeno dello zombismo dal punto di vista storico-scientifico più che orrorifico-cinematografico. Comunque un buon prodotto, non memorabile ma in ogni caso dotato di un’atmosfera accattivante, di una buona fotografia quasi patinata e di una certa dose di visioni horror e di azione.


Trama:

Dennis Allan (Bill Pullman) è un giovane antropologo dell’università di Harvard che viene inviato ad Haiti per indagare su uno strano fenomeno di zombismo che pare essersi verificato sull’isola; infatti due persone, apparentemente morte, sono state di recente fotografate vive e vegete e affermano di ricordarsi perfettamente la loro morte. Giunto ad Haiti conosce Marielle Duchamp (Cathy Tuson), una psichiatra che si mostra subito bendisposta ad aiutarlo: pur essendo intimamente legata al suo popolo e alle sue tradizioni, Marielle non esita a collaborare in tutto e per tutto con Dennis, e per prima cosa gli mostra una ragazza divenuta zombie (uno dei due casi di cui sopra).

Successivamente i due rintracciano in un cimitero anche l’altra persona, un uomo di nome Christophe, un maestro di scuola che è stato reso zombie da un malvagio stregone. Dennis, con l’aiuto di Marielle, fa la conoscenza di Louis Mozart (Brent Jennings), un abitante del luogo che sostiene di essere in grado di fabbricare una strana polvere che possa far morire e poi resuscitare qualunque essere vivente. Dennis, durante le sue ricerche, rimane sempre più affascinato dal mondo misterioso e insidioso di Haiti ed è intenzionato a conoscere fino in fondo la verità nonostante sia ossessionato da orribili visioni. Come se non bastasse, Marielle e lui vengono presi di mira dal capitano Dargent Peytraud (Zakes Mokae), stregone dedito alla magia nera nonché capitano della dispotica polizia segreta al servizio di François Duvalier, dittatore di Haiti. Mentre Dennis e Marielle girano per le strade del paese la polizia segreta compie una retata e anche i due vengono catturati e minacciati.

Dopo aver ottenuto una boccetta di polvere magica da Mozart, Dennis torna in America col primo aereo. Tuttavia qui è ancora vittima di terribili allucinazioni e, temendo che Marielle sia in pericolo, decide di fare ritorno ad Haiti. Giunto sull’isola assiste alla morte del padre di Marielle, ucciso sicuramente per mezzo di un rito voodoo (infatti dopo aver spirato dalla bocca gli fuoriesce uno scorpione) e viene assalito dai sicari di Peytraud, i quali gli soffiano in faccia della polvere gialla. Dennis, apparentemente morto, viene sepolto da Peytraud in una bara in compagna di una tarantola; durante la notte viene salvato da Christophe, che lo aiuta ad uscire dalla bara. Nel frattempo ad Haiti scoppia la rivoluzione e la dittatura di Duvalier viene stroncata; Dennis affronta Peytraud che adopera tutte le sue arti magiche per abbatterlo. Ma gli spiriti Voodoo stavolta sono dalla parte dell’americano, che riesce ad eliminarlo liberando così le anime di tutti i disgraziati che lo stregone possedeva.


Commento:

The Serpent and the Rainbow è un titolo atipico nella vasta filmografia dell’americano Wes Craven. Ben più noto al pubblico per i suoi slasher (The Hills have Eyes, A Nightmare on Elm Street, Scream), sulla fine degli anni ottanta, in un periodo apparentemente di flessione, Wes Craven realizzò questo zombie-movie che però ha poco da spartire con il filone degli anni settanta-ottanta. Molto più debitore del classico I walked with a zombie, Jacques Tourneur, 1943), The Serpent and the Rainbow analizza lo zombismo non già dal punto di vista che ha fatto la fortuna del cinema horror (e di George Romero in particolare) ma bensì ne studia gli aspetti connaturati alla tradizione haitiana del voodoo.

The Serpent and the Rainbow si basa sulla credenza che sia possibile una sorta di mesmerizzazione dell’essere vivente tramite una sostanza, la tetrodotossina, che è da qualche decennio interessa i ricercatori scientifici europei e statunitensi. Si ritiene che questa sostanza, unita all’uso della magia nera da parte degli stregoni di Haiti, sia in grado di far rinascere una persona defunta temporaneamente per mezzo di essa e di privarla della propria anima – o volontà, se preferite – che viene automaticamente posseduta dallo sciamano autore del rito voodoo.

Per le tematiche trattate, la commistione di temi come il voodoo, l’omicidio rituale, la ricerca scientifica, l’esistenza di una droga misteriosa, le deliranti visioni del protagonista, può darsi che Wes Craven si sia ispirato anche a pellicole come The last wave (Peter Weir, 1977) e Altered states (Ken Russell, 1980). Wes Craven è abile a trattare queste tematiche con vena scientifica sufficientemente realistica ed è intelligente nel non sorpassare mai il limite dell’assurdo: le scene più tipicamente horror sono infatti per lo più visioni del protagonista, in quanto la maledizione del voodoo si esplica essenzialmente nella mente della vittima e non in quanto succede nel mondo esterno.

Le scene migliori sono senza dubbio le visioni del protagonista: citiamo quella iniziale in cui viene tirato sotto terra da alcune mani che fuoriescono dal terreno, quella della sposina cadavere, quella premonitrice della sepoltura. Altre scene da ricordare sono, per quanto riguarda la violenza, quella in cui Dennis viene torturato dal capitano della polizia segreta (sicuramente la scena più forte del film) e, per quanto riguarda l’elemento erotico, la scena di sesso molto bene fatta (e filmata) tra il protagonista e Marielle, praticamente l’unica scena erotica presente in tutto il film.

Si può inoltre rintracciare anche una velata critica socio-politica alle dittature sudamericane (e non), in quanto si può ravvisare un parallelismo tra la tematica principale del film (la zombificazione) e il background del paese di Haiti che rimane sullo sfondo della narrazione (la dittatura). Sembra quasi che Wes Craven, dando vita ad un personaggio che è contemporaneamente sia un potente stregone voodoo sia il capo della polizia segreta del dittatore, voglia lanciare un messaggio per dire che in una dittatura colui che detiene il potere detiene anche le menti e le anime dei cittadini, che risultano quindi disgraziate e impotenti vittime al punto di essere considerati come dei morti viventi.

Al di là delle implicazioni socio-politiche, Wes Craven con The Serpent and The Rainbow raggiunge il suo obiettivo di realizzare un film sugli zombie classici e non su quelli cinematografici; e non è affatto cosa da poco. Il soggetto e la sceneggiatura funzionano bene, sebbene con qualche piccola forzatura. La fotografia dà forza al film, in quanto una pellicola che si fonda su certi argomenti tribali deve avere necessariamente un riscontro importante anche dal punto di vista visivo; molto buoni gli effetti speciali utilizzati soprattutto per le visioni del protagonista, un Bill Pullman a metà tra il ricercatore di Altered States e una sorta di Claudio Cassinelli americano (non a caso Cassinelli fu il protagonista fisso nella trilogia amazzonica di Sergio Martino). Peccato solo per il finale, che appare scontato ed poco in linea con l’atmosfera del film, che ultima sequenza a parte ha il merito di essere ben ricreata e delineata in modo apprezzabile.


Video:

Trailer del film.


Valutazione: 7.3

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