“Morirai a mezzanotte” (1986)


Morirai a mezzanotte (conosciuto all’estero come Midnight Horror) è un film del 1986, ambientato ad Ascoli Piceno, diretto da Lamberto Bava. Si può definire come una via di mezzo tra una pellicola horror-slasher (genere molto in voga a quel periodo) ed un giallo all’italiana fuori tempo massimo (gli anni d’oro del filone sono stati infatti i settanta). Dal filone slasher Lamberto Bava trae l’ispirazione per la figura del killer, apparentemente un criminale redivivo proveniente dal passato; dal filone giallo Bava ricava il colpo di scena finale con la rivelazione dell’assassino oltre ad alcuni trucchetti à la Argento. Niente di memorabile, in ogni caso.


Trama:

Nicola Levi (Leonardo Treviglio), di mestiere poliziotto, seguendo la moglie (Loredana Romito) a passeggio per il corso scopre casualmente una tresca che la medesima intrattiene con un altro uomo. Levi torna a casa e accusa la moglie di tradirlo; lei reagisce offendendolo ed umiliandolo, e quando il marito si avventa su di lei lo ferisce con un punteruolo. Lui, ferito nel fisico oltre che nell’orgoglio, tenta di affogarla nel lavello della cucina; prima di ucciderla tuttavia gli ritorna un minimo di senno e scappa, per recarsi a casa dell’amica Anna Berardi (Valeria D’Obici), un’amica di professione criminologa. La moglie invece di lì a poco viene assassinata sotto la doccia da un killer misterioso, con lo stesso punteruolo con cui essa stessa aveva assalito il marito.

Sul delitto indaga il commissario Terzi (Paolo Malco), che sospetta subito del collega Nicola Levi, marito della vittima, ma la criminologa Anna Berardi è convinta della sua innocenza. In ogni caso, nel dubbio, Levi scappa di qua e di là per la città per non rischiare di farsi prendere. Intanto tre laureande di nome Carol (Anna Wendel), Monica (Eliana Hoppe) e Gioia (Lea Martino) stanno preparando una tesi su Franco Tribo, un criminale vissuto molti anni prima e deceduto in un incendio in ospedale in circostanze poco chiare. La criminologa Berardi, tornata a casa, guarda con la coda dell’occhio in uno specchio e vede incredibilmente il volto dello stesso Tribo, ma quando lo racconta a Terzi questi non gli crede.

Successivamente verrà uccisa un’altra ragazza, che per fuggire al suo inseguitore armato di punteruolo si era rifugiata in un teatro. Terzi sospetta che l’assassino di questo crimine possa essere il custode del teatro che ha trovato il cadavere, accusato in passato di violenza sessuale, ma non accantona l’ipotesi che esista un serial killer e che questo sia Levi. Intanto anche Carol, sua figlia, recatosi in un museo di scienze naturali, si trova faccia a faccia con un uomo dall’estrema somiglianza con Tribo ma riesce a scappare. Inutile dire che Terzi non crederà nemmeno a lei, ma per non rischiare la manda in un hotel con le amiche Monica e Gioia. Levi intanto si fa vivo e cerca di uccidere la Berardi, ma viene freddato da un agente di Terzi che le stava di guardia. Si capisce ben presto che l’assassino non era Levi, dal momento che il killer con le sembianze di Tribo irrompe in un negozio di intimo femminile e uccide barbaramente la commessa.

Ma nonostante tutto Terzi è convinto che si tratti di un imitatore: il vero Tribo uccideva di notte, questo killer no. Terzi ha il sospetto che l’assassino lo conosca molto bene: infatti le vittime per ora sono state la moglie di un suo agente, un’infermiera del suo obitorio, una commessa con cui usciva, oltre al fatto che pure sua figlia Carol è stata assalita. Intanto nella camera d’hotel le tre ragazze si sentono minacciate e chiamano in soccorso un loro amico criminologo di nome Alberto (Marcello Modugno), che però tarderà ad arrivare. Il killer arriva, sorprende Monica in camera da sola e la uccide, quindi taglia i fili del telefono e bracca anche Carol e Gioia. In pochi minuti anche Gioia viene accoltellata a morte, ma Carol riesce a fuggire verso il lungomare. Alla fine giunge anche Alberto ma anche lui verrà ucciso dal killer, che a sua volta verrà freddato da Terzi, arrivato giusto in tempo. Il commissario toglie la maschera al copycat killer e scopre che si tratta della Berardi, che era stata violentata da Tribo e ne aveva ricavato un trauma.


Commento:

Morirai a mezzanotte è un giallo all’italiana a tinte horror, tanto piatto nella trama quanto intricato nella risoluzione dell’enigma. Lamberto Bava ci mette molta volontà, e ciò è quantomeno apprezzabile, ma alla fin fine il film risulta un’accozzaglia di citazioni più o meno palesi: l’omicidio iniziale nella doccia cita palesemente la scena più famosa del genere giallo (Psycho, Alfred Hitchcock, 1960), la scena del teatro deserto4 mosche di velluto grigio (Dario Argento, 1971), la risoluzione dell’enigma in tutto e per tutto (persino la battuta finale) L’uccello dalle piume di cristallo dello stesso Argento, la fuga delle tre ragazze, la home invasion e il salvataggio in extremis citano I corpi presentano tracce di violenza carnale (Sergio Martino, 1972). Così Morirai a mezzanotte mostra allo spettatore una catena di delitti non troppo originali senza mai fornire il benché minimo dettaglio su chi possa essere l’assassino: Bava ci vuole infatti far credere che l’omicida è un killer tornato dal passato, come nella migliore tradizione slasher!

Ovviamente non è così, e lo spettatore che ha un minimo di dimestichezza prima o poi arriverà alla soluzione ben prima della scena finale: gli altri sospettati appaiono infatti così campati per aria e messi lì “solo per depistare il novellino di turno” (si veda il personaggio del custode del teatro o quello del criminologo Alberto) che per esclusione l’assassino non può essere che la criminologa con un trauma alle spalle, donna e traumatizzata come nella migliore tradizione argentiana. E’ vero, non tutto è da buttare: nonostante il plot un po’ altalenante Bava riesce comunque a raggiungere una discreta dose di suspense in qualche sequenza; inoltre la fotografia non è niente male, sebbene per forza di cose non possa apparire come quella old fashioned di un giallo anni settanta; la visione del film può risultare per certi versi persino divertente se si è disposti ad accettare una certe dose di trash; infine, la colonna sonora di Claudio Simonetti dei Goblin è sempre quantomeno discreta.

Ma per il resto non si può che ammettere la carenza del film (si tenga conto che lo stesso regista lo definì addirittura “orrendo”): si deve tenere conto infatti della trama poco originale, del ridicolo escamotage del killer redivivo, della sceneggiatura spesso tirata per i capelli, ed infine dei dialoghi e delle recitazioni imbarazzanti. In tutto ciò lo spettatore, sebbene sballottato per i novanta minuti di film da un delitto all’altro, alla fine della visione ha comunque il tempo per farsi qualche domanduccia più che lecita: se il killer è la criminologa, perché ci ha tenuto così tanto ad uccidere la moglie di Levi? Forse perché era gelosa di lei (sic)? Ma soprattutto, perché ha eliminato la commessa del negozio di reggiseni? Forse perché era l’amante di Terzi? E con ciò?

In ogni caso le domande da porsi sono tante, e la risposta alla fin fine sarà semplicemente che ci troviamo di fronte ad una pellicola trash-horror (in che altro modo definire un film che contiene una scena in cui la vittima di turno, al cospetto del killer) cerca di difendersi impugnando un frullatore?), quindi è inutile ricercare un senso in ciò che Lamberto Bava ci propone. In definitiva, Morirai a mezzanotte è un filmetto mediocre, lontano anni luce dai fasti degli anni settanta per quanto riguarda l’elemento giallo e altrettanto distante dai migliori slasher americani del periodo. Solo per gli appassionati (di Lamberto Bava o dei filoni che vorrebbe omaggiare) e per gli amanti dell’horror italiano anni ottanta e quindi anche della consistente dose trash che ne consegue (so bad is so good).


Video:

Trailer tedesco del film.


Valutazione: 60/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

Psycho (1960)

L’uccello dalle piume di cristallo (1970)

Quattro mosche di velluto grigio (1971)

I corpi presentano tracce di violenza carnale (1972)

La casa con la scala nel buio (1983)

Le foto di Gioia (1987)


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