“Opera” (1987)


Opera è un film di Dario Argento del 1987, decima pellicola del regista. Utilizzando alcune trovate tipiche dei suoi gialli realizzati negli anni settanta, ma distaccandosi da essi montando un’impianto di sceneggiatura più thriller e colorendolo con molti elementi dichiaratamente horror, Argento riesce a realizzare un prodotto discreto, che pur non essendo all’altezza dei suoi primi capolavori si distingue come uno dei suoi lavori più significativi del post-Tenebre.


Trama:

Betty (Cristina Marsillach), un giovane soprano esordiente, deve prendere il posto di una più celebre collega che, alla vigilia della prima del Macbeth di Giuseppe Verdi, è stata investita da un’auto mentre usciva dal teatro. Betty teme il suo esordio, perché sa che nell’ambiente dell’opera si vocifera che il Macbeth porti sfortuna. E difatti, proprio durante la prima, un misterioso individuo presente all’evento entra in uno dei palchi adibiti alle luci e uccide brutalmente una maschera. Betty e il resto dell’entourage non sa ancora dell’assassinio della maschera (il suo cadavere verrà trovato qualche ora dopo) e il killer indisturbato anche nella sala costumi e squarcia gli abiti di scena di Betty, ma viene ferito e messo in fuga dai corvi che il regista usa per lo spettacolo. Nella notte, dopo un ricevimento, Betty si apparta con l’aiuto-regista dello spettacolo (William McNamara), ma verrà sorpresa dal killer che la lega, la imbavaglia e la costringe a tenere gli occhi sbarrati per non ferirsi con degli spilli attaccati con del nastro adesivo sotto le sue palpebre, mentre lui uccide violentemente il suo amante.

Il giorno seguente Betty è dietro le quinte in compagnia della costumista Giulia (Coralina Cataldi Tassoni), che deve riparare i suoi abiti di scena dilaniati nella notte dal pazzo. Il bizzarro regista dello spettacolo, un giovane ossigenato di nome Marco (Ian Charleson), intanto cura i particolari da rivedere, mentre il commissario di polizia Santini (Urbano Barberini) indaga. Betty viene nuovamente trovata dal killer che la tratterà nello stesso modo della notte precedente e ucciderà sotto i suoi occhi la costumista Giulia, dopo che questa era riuscita a togliergli il cappuccio nero da boia che indossa e a guardarlo in faccia. Saputo del nuovo delitto, Marco manda a casa Betty e il commissario Santini le invia un agente di scorta.

Dopo un po’ si presenta a casa di Betty l’amica Mira (Daria Nicolodi), e Betty parlando con lei scopre che l’uomo che si presenta alla sua porta è un impostore: egli, vedendo la riluttanza delle due donne ad aprirgli, spara attraverso la serratura e uccide Mira. Betty scopre anche il cadavere del vero agente inviato per lei e impaurita si nasconde dall’assassino. Per miracolo viene salvata in extremis da una bambina, Alma (Francesca Cassola). Ma quando arrivano attraverso il condotto di ventilazione nell’appartamento dove vive la bambina, la madre (Carola Stagnaro) della piccola non crede alle parole di Betty e la caccia.

Betty scappa attraverso la città e raggiunge Marco in teatro, che le spiega che ha in mente un piano per prendere l’assassino: vuole utilizzare i corvi che avevano assalito il killer la notte in cui aveva squarciato i vestiti di scena per scovarlo fra il pubblico, convinto che non mancherà all’appuntamento. Quando vengono liberati i corvi nel bel mezzo della rappresentazione, uno di questi individua l’assassino e a colpi di becco gli cava un occhio: si scopre che il colpevole altri non è che il commissario Santini. Questi riesce a mettere in fuga gli spettatori a colpi di pistola, raggiunge Betty e si chiude con lei dietro le quinte. Quando si trovano da soli, spiega di essere diventato folle per colpa della madre della cantante, che anni prima lo costringeva ad assistere e a sottoporsi a pratiche di sadomasochismo; le confessa inoltre di essere lui ad avere ucciso sua madre.

Ossessionato dal ricordo delle strane pratiche a cui la madre di Betty lo sottoponeva e ancor più fuori di sé vedendosi sfigurato, si dà improvvisamente fuoco in presenza di Betty, che però riesce a uscire dalla stanzetta in fiamme e a salvarsi. Passa un breve lasso di tempo e ritroviamo Betty e Marco in vacanza in una non meglio precisata località di montagna. Mentre la cantante fa una passeggiata il regista sente al telegiornale che l’assassino è ancora vivo e che il cadavere trovato bruciato nella stanza si è rivelato essere solo un manichino. Betty, avvertita da Marco, si gira e vede alle sue spalle Santini che si scopre così redivivo. Accorre anche Marco che si avventa contro di lui ma viene ucciso con un coltello. Betty invece, faccia a faccia con il killer, temporeggia facendo credere al killer di avere le strane devianze della madre. Santini abbassa la guardia e viene catturato da una pattuglia di polizia che circondava la zona.


Commento:

Probabilmente non a tutti gli amanti di Dario Argento piacerà Opera. Il decimo film del regista che cambiò la storia del thriller italiano (ed internazionale) strizza infatti l’occhio al filone giallo anni settanta, ma al tempo stesso se ne distacca in modo netto, sia per la sceneggiatura estremizzata (il ritmo si fa ancora più serrato e spesso le scene appaiono slegate tra loro, cosa che nei suoi gialli non succedeva mai), sia per l’atmosfera dark e tipicamente anni ottanta. Argento predilige ancora una volta lo stile e la ricerca dell’effetto scenico alla verosimiglianza delle situazioni e così Opera, pur partendo inizialmente come un giallo, ne prende ben presto le distanze, risultando probabilmente più vicino a Inferno piuttosto che ai suoi film gialli.

In ogni caso sono ottime alcune trovate sceniche, rese memorabili grazie ai virtuosismi della mpd. Ci riferiamo soprattutto alle scene dei delitti: l’omicidio dell’auto-regista (con coltellata nella mandibola) visto attraverso gli occhi sanguinanti della protagonista, quello della costumista (dopo che aveva visto in faccia l’assassino), soprattutto quello dell’amica uccisa da una pallottola sparata attraverso la serratura di una porta e la scena conclusiva. D’altra parte in questo film come in nessun altro è grandissima l’importanza che Argento conferisce alla mpd: sembra che il regista voglia farci vedere ogni fatto dai più disparati punti di vista (ad un certo punto la mpd segue addirittura il volo di un corvo attraverso il teatro) sfruttando soprattutto il punto di vista di un ipotetico voyeur (buco del rubinetto, serratura, binocoli, finestre e via dicendo).

Bruttissima purtroppo l’ultima scena con Betty che sgattaiola libera in mezzo ai fiori e la voce fuori campo di Argento che denota uno spiccato (e indigeribile) accento romano, che con la presunta poetica della frase che chiude il film proprio non ci sta, regalando così un inaspettato momento trash. Molto bizzarra anche la colonna sonora, che nelle scene di tensione alterna musica d’opera (e questo è un bene) realizzata dal solito Claudio Simonetti e – secondo i gusti del filone horror italiano anni ottanta – alcuni pezzi di band metal del periodo (e questo è un male). Ottima la fotografia e, come già detto, l’uso della telecamera, come sempre d’altra parte nei film di Argento. Tra gli attori (piuttosto mediocri nelle loro interpretazioni) segnaliamo Cristina Marsillach nel ruolo della protagonista, probabilmente l’unica attrice del film degna di essere ricordata.

Quindi che dire alla fine? Opera certo ha i suoi buoni momenti, un grande impatto grafico e qualche scena di grande livello. Ma non bisogna dimenticare il rovescio della medaglia: la sceneggiatura appare spesso slegata e poco verosimile, l’indagine psicologica dei personaggi è pressoché nulla, persino il colpevole e il movente che lo guida nei delitti appare poco studiato e quasi buttato lì all’improvviso. Opera quindi è un film che probabilmente è destinato a generare opinioni contrastanti, anche se obiettivamente il giudizio più razionale sarebbe una sufficienza più che ampia. Come dire: certamente non tra i migliori film di Argento, ma nel filone horror-thriller italiano anni ottanta, a mio parere, non c’è molto di meglio.


Video:

Trailer del film.


Valutazione: 73/100


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1 Commento

Archiviato in horror, italian giallo, mystery, thriller

Una risposta a ““Opera” (1987)

  1. prof.donhoffman

    Il capolavoro di Argento.

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