“Le foto di Gioia” (1987)


Le foto di Gioia (conosciuto all’estero con il titolo di Delirium) è un film del 1987, diretto da Lamberto Bava. Pellicola nella media del regista, figlio del grande Mario, vale a dire: derivazione del soggetto (o perlomeno di alcune idee cardine) da altri registi, sceneggiatura mediocre, attori mediamente imbarazzanti, forte componente trash dell’impatto visivo (e quindi scene di nudo a go-go e omicidi bizzarri, secondo il sacro verbo dell’exploitation). Alla fine nulla di particolarmente valido ma a modo suo abbastanza originale (soprattutto all’interno della filmografia di un regista come Lamberto Bava).


Trama:

Gioia (Serena Grandi) è una ex fotomodella, proprietaria della rivista per soli uomini “Pussycat”. Possiede una lussuosa villa con piscina dove la sua troupe di fotografi è solita trovarsi per realizzare i set fotografici da pubblicare sulla rivista. Gioia ha un vicino di casa di nome Mark (Karl Zinny), giovane e paraplegico, ossessionato da lei, che la spia quotidianamente dalla finestra con un cannocchiale; quest’ultimo è infermo in seguito ad un incidente avvenuto anni prima in cui la sua ragazza ha perso la vita. Anche Gioia ha perduto il marito in un incidente stradale, e pare proprio che i due incidenti siano avvenuti lo stesso giorno…

Un giorno Kim (Trine Michelsen), la protagonista di un servizio fotografico realizzato nella villa di Gioia, viene uccisa con un forcone e trascinata via. Mark vede l’omicidio dalla finestra, avvisa Gioia con una telefonata ma questa pensa ad un macabro scherzo, così non gli dà retta. Il giorno seguente Gioia riceve una foto, che mostra il cadavere di Kim con dietro una gigantografia di Gioia. Successivamente verrà uccisa anche una giovane attrice (Sabrina Salerno) che aveva una tresca con il fratello di Gioia, Tony (Vanny Corbellini). Gioia per consolarsi riallaccia i ponti con Alex (George Eastman), un suo vecchio partner ritornato in città dopo diverso tempo. Ma la compagnia di Alex, che scompare dalla città ogni due per tre, serve a poco: Gioia è sempre più stressata, e la sua paranoia cresce quando trova una sua foto nel loculo del cimitero dove è sepolto il marito defunto.

Ad un certo punto, esasperata, Gioia pensa persino di vendere la rivista – che reputa la causa di tutto – ad una sua più anziana collega (Capucine), ossessionata da lei e dal potenziale della sua rivista. Serviranno altri due delitti per convincerla. Essi avvengono quando Gioia accompagna il fratello Tony da una sua amica proprietaria di un negozio di vestiti: allontanatasi un attimo, troverà entrambi morti, ma riuscirà a fuggire all’assassino. Intanto l’ispettore Corsi (Lino Salemme) indaga senza troppa fortuna, al punto di prendere dei granchi colossali: ad un certo punto pensa persino che l’assassino sia Roberto (David Brandon), un collega gay di Gioia che, per scappare alla polizia, verrà investito da un’auto e morirà.

L’epilogo della vicenda si svolgerà presso la villa di Gioia. Qui verrà uccisa Evelyn (Daria Nicolodi), intima amica della protagonista, e poco dopo Gioia vedrà galleggiare nella piscina il cadavere del fratello Tony, del quale Gioia aveva visto per l’ultima volta il cadavere nel negozio di vestiti della sua amica. Ma – colpo di scena – Tony è ancora vivo e sbuca dopo pochi secondi con una parrucca in testa e un coltello in mano. Confessa a Gioia di essere lui l’assassino e di aver compiuto gli orrendi delitti a causa del suo odio smisurato verso le donne (conseguenza della sua impotenza) e perché voleva dimostrare alla sorella il suo amore delirante. Tony, impazzito, alla fine sta per uccidere anche Gioia, ma una fucilata di Mark direttamente dalla finestra di casa sua – nelle parti bassi del maniaco – lo mette k.o. e salva la vita a Gioia.


Commento:

Dopo aver già cercato un equilibrio ideale tra il giallo à la Dario Argento e l’horror splatteroso anni ottanta con Morirai a mezzanotte (1986), l’anno seguente Lamberto Bava ci riprova con Le foto di Gioia. Con questo nuovo film, Bava jr. tenta di staccarsi maggiormente dai modelli che lo avevano influenzato (in maniera smaccatamente palese) nel lavoro precedente: quindi scompaiono nettamente le atmosfere argentiane, che lasciano spazio ad un impianto a metà tra il thriller e l’erotismo più spinto, senza comunque disdegnare uno scheletro narrativo di fondo tipico del giallo all’italiana (c’è una protagonista bella e paranoica, c’è un assassino che uccide in suo onore, tutti si chiedono chi sia l’assassino).

A voler essere sinceri, di tutti gli elementi che Lamberto Bava fa confluire in Le foto di Gioia quello che salta maggiormente all’occhio è (diversamente dai suoi lavori precedenti) quello erotico. I titoli iniziali sono addirittura costituiti da alcune foto in topless dell’attrice protagonista, una Serena Grandi burrosa e procace come non mai. Segue una prima scene con tre donne nude all’interno di una piscina e altre varie sequenze finalizzate solo a mostrare il fisico delle attrici in scena (ricordiamo la sequenza gratuitissima in cui la Grandi esce in vestaglia sotto la pioggia facendo vedere tutto il ben di dio; oppure quella in cui Sabrina Salerno si fa la doccia).

L’idea è dunque che a Bava interessi più l’exploitation fine a se stessa piuttosto che creare suspence o scrivere una buona sceneggiatura: prevalgono infatti i nudi femminili e i bizzarri omicidi (weirdissimo quello della Salerno, unta e poi fatta pungere da uno sciame di api) ai dialoghi (imbarazzanti, soprattutto quelli della protagonista) e allo script, che a volte appare lacunoso. Alcune buone idee ci sono: interessante è per esempio il fatto di farci vedere, nella visuale dell’assassino, donne bellissime trasformate in mostri orrendi (la Michelsen come un enorme occhio, la Salerno come una donna-mosca), particolare che può far intuire allo spettatore la misoginia del folle omicida.

La figura stessa dell’assassino, sia per il trauma di tipo sessuale che per l’abito da scena (una voluminosa parrucca da donna e un coltellaccio), ricorda da molto vicino il capostipite Psycho (Alfred Hitchcock, 1960), mentre la presenza nella vicenda di un paraplegico che spia dalla sua finestra con l’ausilio di un cannocchiale richiama Rear window (Alfred Hitchcock, 1954). Come dire: citazioni colte in un contesto di tutt’altro livello, ma tant’è. Ad ogni modo Bava jr. non fa nulla per rendere appassionante la scoperta dell’assassino e non fa altro che presentare un personaggio dopo l’altro e a metterne in mostra il lato oscuro che lo potrebbe rendere un potenziale killer (uno è gay, l’altra è invidiosa, l’altro è infedele, e via dicendo) senza però riuscirne a costruire alcuno realmente convincente. E difatti anche la rivelazione finale appare un po’ improvvisa e poco elaborata – lo stesso problema che si riscontrava in Morirai a mezzanotte.

Il cast è formato da donne accattivanti e disinibite (Serena Grandi, Sabrina Salerno, Trine Michelsen), che riescono quantomeno a compensare con le proprie forme la pochezza assoluta della loro recitazione; decisamente meglio le due attrici meno giovani, Capucine nel ruolo di una vecchia editrice lesbica e Daria Nicolodi che forse non è mai stata così efficace nell’arco della sua carriera. Mediocri anche gli attori di sesso maschile (Lino Salemme, Vanny Corbellini, David Brandon, Karl Zinny), ma una nota a parte è necessaria per George Eastman, leggenda del filone horror italico anni ottanta grazie alla memorabile interpretazione in Antropophagus (Joe D’Amato, 1980), qui nella parte dell’amante farfallone di Gioia. In conclusione, Le foto di Gioia è un thriller ad alto tasso erotico e con qualche spruzzata horror qua e là che potrà soddisfare gli amanti di Bava jr. e dell’horror italiano tipicamente eightes; difficilmente piacerà a spettatori con gusti un po’ più raffinati.


Video:

Trailer non ufficiale del film.


Valutazione: 55/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

Rear Window (1954)

Psycho (1960)

Sei donne per l’assassino (1964)

Nude per l’assassino (1975)

Eyes of Laura Mars (1978)

Sotto il vestito niente (1985)

La casa con la scala nel buio (1983)

Morirai a mezzanotte (1986)


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