“Una sull’altra” (1969)


Una sull’altra (conosciuto all’estero come One of top of the other o Perversion story) è un film del 1969, diretto da Lucio Fulci. È il suo primo film giallo, nonché uno dei primi gialli all’italiana (rimanda molto a Il dolce corpo di Deborah, Romolo Guerrieri, 1968), sebbene rimanga legato anche al giallo classico (soprattutto richiama Vertigo, Alfred Hitchcock, 1958). Presenta una buona suspence, una notevole componente erotica (anche lesbica) e, a differenza dei successivi gialli del regista, non presenta scene cruente o splatter. Si tratta di uno dei più intriganti tra i primi gialli made in Italy, nei quali gli ingredienti erano sostanzialmente una situazione misteriosa, un’eredità in ballo, vari rapporti amorosi che si intrecciavano tra loro.


Trama:

Susan Dumurrier (Marila Mell), moglie di un giovane medico, muore improvvisamente per un attacco d’asma lasciando al marito un cospicuo patrimonio. Il marito George (Jean Sorel), quando accade la disgrazia, è fuori città con l’amante Jane (Elsa Martinelli) e rientra precipitosamente dopo aver appreso la notizia dal fratello Henry (Alberto de Mendoza); tuttavia lo shock è grande e George, dopo essere entrato per pochi secondi nella camera mortuaria, chiede un sedativo al fratello e si assopisce.

Giorni dopo George si trova a San Francisco con Jane, quando riceve una misteriosa telefonata che gli consiglia di passare la serata in uno strip-club poco lontano da lì. I due entrano nel posto ed incontrano una spogliarellista identica a Susan, se non che è bionda con gli occhi verdi (Susan era mora con gli occhi castani). George, intenzionato a scoprire cosa si nasconde dietro la telefonata anonima e l’incontro scioccante, inizia a frequentare la spogliarellista Monica, che gli si concede dietro pagamento.

Intanto, si scopre che la defunta Susan ha lasciato l’intera eredità a George. La compagnia di assicurazioni ha qualche dubbio sulle dinamiche della morte di Susan, e pensa che sia stata uccisa dal marito per riscuotere l’eredità e l’ingente vitalizio che era stato stipulato poco tempo prima. Quando la compagnia scopre che la donna è morta per avvelenamento – come dimostrano alcuni esami sul cadavere – e che l’assicurazione è stata firmata dalla spogliarellista Monica, allarma la polizia che si lancia all’inseguimento di George e lo incrimina. In più, nell’abitazione della spogliarellista, viene trovata una busta contenente molto denaro e le sue impronte digitali del medico. George viene condannato alla camera a gas e ha tutto il sospetto di essere stato incastrato.

Jane però è convinta dell’innocenza di George e continua ad indagare per conto suo: fissa un appuntamento con Monica e, prima seducendola e poi facendola cadere in un tranello, le riesce a far dire qualcosa. Si scopre che un amico di George e Jane di professione fotografo aveva tempo prima fatto un set ad una modella che George aveva visto precedentemente nella clinica come infermiera. Jane e l’amico fotografo setacciano tutta la città per trovare la ragazza in questione, convinta che sia in qualche modo implicata con la morte di Susan, ma di lei non si ha traccia. Contemporaneamente Monica cerca di liberarsi di un amante piuttosto insistente, ossessionato da lei, che non sopporta l’idea di doversi separare da lei.

Il giorno prima dell’esecuzione il fratello Henry, proprietario di una clinica, va a fargli visita e gli confessa cinicamente di essere lui la mente diabolica che l’ha incastrato: egli lo odia, poiché i genitori hanno sempre preferito lui e infatti hanno lasciato a lui tutta la loro eredità compresa la clinica. Inoltre lo detesta perché anni prima Susan scelse di mettersi con lui infatuata dai suoi soldi, anche se ha sempre amato segretamente Henry (i due infatti avevano una relazione da anni). Henry svela che il cadavere all’obitorio non è di Susan ma della ragazza che era stata assoldata per fare l’infermiera e che Susan, rediviva, si è finta un’altra persona (Monica) per incastrarlo d’accordo con lui. Quando Henry lascia trionfante il penitenziario, George chiama il suo avvocato (George Rigaud) per dimostrare la propria innocenza.

L’avvocato e Jane fanno un disperato tentativo per salvare George dalla camera a gas: fanno fare da un medico legale il calco della dentatura del cadavere e lo fanno confrontare con il calco rilevato da un esame dentistico di Susan per provare che non si tratta della stessa persona. Ma l’esame dentistico è stato anch’esso modificato dal diabolico Henry, essendo lui proprietario della clinica, d’accordo con Susan. Mentre l’ora dell’esecuzione (fissata per le 10 del mattino) si sta inesorabilmente avvicinando, Henry e Susan/Monica volano a Parigi, dove si ritrovano in un bar. Ma qui, alle ore 11, irrompe l’ex amante di Monica (Susan nel periodo in cui si è finta spogliarellista) che l’aveva seguita sull’aereo: folle di gelosia, le spara e uccide anche Henry. George viene salvato in maniera insperata, dal momento che il fuso orario di Parigi rispetto a quello di S. Francisco permette alle autorità francesi di avvertire in tempo il governatore della California che ferma così l’esecuzione.


Commento:

Una sull’altra appartiene alla prima ondata di gialli all’italiana, in cui alcune morbose relazioni amorosi (spesso a tre) sono sconvolta da una situazione misteriosa (spesso la morte di un personaggio, come anche in questo caso) e alla fine si scopre che in realtà vi era un complotto ai danni di una persona da parte delle altre, di cui si fidava ciecamente. Fanno parte di questo filone Il dolce corpo di Deborah (Romolo Guerrieri, 1968), il trittico di Umberto Lenzi formato da Orgasmo (1968), Così dolce… così perversa (1969) e Paranoia (1970), e quello di Sergio Martino formato da La coda dello scorpione (1971), Lo strano vizio della signora Wardh (1971) e Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave (1972). Non a caso il protagonista del film – quasi sempre presente anche in molti altri di questo filone – è Jean Sorel.

Ad ogni modo, prima che il gusto di Fulci per il macabro e per lo splatter venissero fuori (l’unica sequenza shock presente nel film è quella dell’esumazione del cadavere di Susan), il regista romano scrive e dirige uno dei suoi film meno scioccanti, nonché uno di quelli meglio riusciti (lui stesso definì quella di Una sull’altra una delle sue migliori sceneggiature). Ancora lontano dal giallo-thriller degli anni settanta (Una lucertola con la pelle di donna, Non si sevizia un paperino, Sette note in nero), Fulci si cimenta in un giallo più classico, fondato sulla suspence e su un’atmosfera di mistero hitchcockiana piuttosto che su efferati delitti e scioccanti immagini di morte.

Fulci cura tantissimo l’intrecciarsi delle situazioni, dà un discreto risalto alla caratterizzazione interiore dei personaggi e risulta sempre puntuale ed originale nelle sue scelte senza mai cadere nella banalità. Una sull’altra è probabilmente il migliore prodotto del filone soft-giallo di fine anni sessanta-inizio anni settanta. Molto curato è anche l’aspetto grafico (bellissima la fotografia, le inquadrature della mpd, gli interni girati in Italia e gli esterni a S. Francisco) e la colonna sonora (a cura di Riz Ortolani, da inquadrare nell’ambito delle tipiche soundtrack sessantottine con pezzi funk e jam chitarristiche di blues-rock psichedelico).

Di notevole rilevanza è inoltre l’aspetto erotico di questo soft-thriller: c’è anche una scena di (pseudo) lesbismo tra la Mell e la Martinelli, che è praticamente diventata la scena più famosa e più discussa del film (all’epoca la pellicola venne persino definita oscena e vietata ai minori per tale sequenza!). Per quanto riguarda il cast, spiccano il solito Sorel, in un ruolo che nella sua carriera interpreterà molte volte e che sembra essere ritagliato su misura per lui, la Mell e la Martinelli, ma anche Alberto de Mendoza nella parte del diabolico fratello del protagonista; in più c’è il solito Rigaud nella parte del consulente professionista (qui è un avvocato, altrove sarà uno psichiatra).

In definitiva, Una sull’altra è un film da vedere per una larga fetta di pubblico: innanzitutto gli amanti del Fulci (se non altro del Fulci anni settanta, gli amanti di quello horror-splatter anni ottanta potrebbero annoioarsi); in secondo luogo tutti gli amanti del giallo classico à la Hitchcock e del primo filone del giallo all’italiana (fondato più su intrighi e misteri che su delitti e psicopatici); inoltre la visione è consigliata anche a tutti coloro che amano quei film prodotti sulla fine degli anni sessanta che hanno un fascino (colori, fotografia, atmosfere, musiche) tutto loro. Da riscoprire.


Video:

Trailer del film.


Valutazione: 78/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

Vertigo (1958)

Il dolce corpo di Deborah (1968)

Orgasmo (1969)

La coda dello scorpione (1971)

Lo strano vizio della signora Wardh (1971)

Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave (1972)

Col cuore in gola (1967)

A doppia faccia (1969)

Così dolce… così perversa (1969)

Paranoia (1970)


4 commenti

Archiviato in erotika, italian giallo, mystery, psychedelic, thriller

4 risposte a ““Una sull’altra” (1969)

  1. San Francisco: la città rivoluzionaria, il doppio volto degli USA!

    Un bel post! Complimenti!

    Spero avrai modo di ricambiare la visita sul nostro blog, dove Olga, un’amica di Vongole & Merluzzi, riporta la testimonianza del suo viaggio a caccia di Ferlinghetti, uno dei padri della beat generation! Per intervistarlo!

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/03/22/i-diari-di-san-francisco/

  2. …straordinario giallo “alla Hitchcock” da parte del grande Lucio Fulci !!!
    Imperdibile :-)))

  3. xex

    Grandeeeeeeeeeeeeeee

  4. edio

    …grandissima prova di Fulci in questo giallo “alla Hitchcock” !
    Un classico da non perdere😀

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