“Macabro” (1980)


Macabro (tradotto letteralmente all’estero come Macabre) è un film horror del 1980, diretto da Lamberto Bava, che lo scrisse con l’ausilio dei fratelli Pupi e Antonio Avati. Horror molto più thrilling che splatter (sebbene non manchino le scene gore di un certo rilievo), Macabro punta maggiormente sull’atmosfera piuttosto che sulla violenza gratuita e sul sangue, distaccandosi così in modo significativo dal filone horror anni ottanta italiano. Ciò è anche il suo punto di forza: sebbene i detrattori lo accusino di essere eccessivamente lento e noioso, in realtà per la critica si tratta della migliore pellicola della lunga carriera di Lamberto Bava.


Trama:

New Orleans. Jane Baker, madre di famiglia, lascia sistematicamente i figli a casa da soli per andare a trovare l’amante, Fred. Un pomeriggio, mentre è in casa di lui, la figlia Lucy scopre la tresca e per ripicca annega il fratellino nella vasca da bagno, quindi chiama la mamma dicendo che è accaduta una disgrazia. Jane, folle dalla disperazione, sale in macchina con Fred e si precipita a casa, ma i due hanno un incidente e l’uomo viene decapitato. Lo shock della Baker è duplice ed insostenibile: impazzisce e per un anno si chiude in un ospedale psichiatrico. Dopo un anno la donna viene dimessa e va a vivere nella casa dell’amante scomparso, nella quale abita anche Robert, un uomo cieco morbosamente innamorato di lei, che passa le notti a sentire i gemiti di Jane, che apparentemente ospita un uomo con il quale fa l’amore.

Lucy però odia ancora la madre ed è intenzionata a fargliela pagare fino in fondo, anche perché il padre soffre di depressione per causa sua. Così convince Robert a lasciarla entrare e le posa in camera un quadretto del fratellino morto. Quando Jane la vede incolpa Robert di averla fatta entrare, ma poi si sente in colpa e cerca di sedurlo; nel momento in cui Robert allunga le mani lei però si tira indietro. La Baker in ogni caso non è guarita dalla psicosi: è infatti convinta che il fantasma di Fred venga ancora a trovarla tutte le notti.

Robert una mattina entra nella sua camera e nel letto disfatto trova un orecchio mozzato, con tanto di orecchino. Egli, dopo essersi accorto che il freezer è chiuso con un lucchetto, lo manomette. Aperta la ghiacciaia, trova la testa di Fred congelata. Ovviamente, essendo cieco, non può vedere di chi sia quella testa, ma chiama l’ex marito della Baker per avvisarlo del suo ritrovamento. Lucy ascolta la telefonata tra Robert e il padre e va lei stessa a controllare di persona il freezer, dove anch’ella vede il macabro ritrovamento. Di fronte a Robert però nega di aver trovato alcunché, poiché spera che la madre e il padre di ricongiungano, e dà del pazzo a Robert.

La sera stessa però Lucy è ospite di sua madre e di Robert e cucina per loro una minestra. Nel piatto della madre inserisce anche un ingrediente speciale: l’orecchio di Fred. Lucy dice alla madre che svelerà il macabro segreto della testa e che la farà rinchiudere nuovamente e lei impazzisce. Dopo averle confessato anche il delitto del fratellino, Jane non ci vede più e la uccide allo stesso modo, annegandola nella vasca di Robert. Quindi recupera la testa dal freezer e se la porta nel letto, dove la bacia mentre si tocca, eccitandosi. Robert entra nella camera della donna e questa, scoperta, decide di uccidere anche lui. Ma giunti in cucina, viene spinta da Robert e finisce con la testa nel forno, ustionandosi e morendo. Robert ritorna in camera, si avvicina al letto ed improvvisamente la testa di Fred, dotatadi vita propria, lo addenta alla carotide uccidendolo.


Commento:

Dopo aver diretto insieme al padre Mario La venere d’Ille (1979), Lamberto Bava riceve la proposta di Pupi ed Antonio Avati di produrre un film insieme. Lamberto accettò, quindi i tre si misero alla scrivania e scrissero in poco tempo il soggetto e la sceneggiatura. Il film venne diretto da Bava jr., al suo esordio quindi da solista dietro alla macchina da presa. Nonostante in seguito il regista ci abbia riprovato a più riprese con il genere horror-thriller (ricordiamo tra gli altri il successivo La casa con la scala nel buio, 1983, ma anche Morirai a mezzanotte, 1986 e Le foto di Gioia, 1987), la critica riconosce all’unanimità che il suo primo lavoro sia anche il migliore.

Lamberto Bava punta moltissimo sull’atmosfera: la vicenda (tratta da un fatto di cronoca nera scovato dagli Avati) viene ambientata in una New Orleans cupa e malsana, che lo stesso anno avrebbe ospitato anche la troupe di Lucio Fulci per le riprese del suo capolavoro horror, E tu vivrai nel terrore! L’Aldilà. La mano degli Avati si vede eccome, soprattutto nella scelta di celare macabri segreti tra le mura apparentemente calme di una villa borghese abitata da gente comune (si noti come un tema simile veniva trattato anche ne La casa dalle finestre che ridono, 1976). L’atmosfera perennemente in apnea, destinata ad aumentare piano piano la tensione secondo l’insegnamento di Hitchcock (vero e proprio punto di riferimento di Lamberto Bava, anche e soprattutto nei lavori successivi), può rischiare di lasciare talvolta il passo alla noia, ma resta comunque il vero punto di forza del film.

Il resto lo fa un soggetto malatissimo e una sceneggiatura scritta con sapienza, in cui le frasi troncate a metà dei personaggi principali (in qualche modo tutti affetti da una qualche forma di psicosi) lasciano lo spazio necessario al silenzio e ai grandangoli dei lussuosi interni della casa in cui si svolge la vicenda, che sembrano essere testimoni silenziosi degli orrori ai quali quotidianamente assistono. Lamberto Bava per l’idea della necrofilia si ispira certamente a Buio Omega, film di Joe D’Amato uscito nelle sale l’anno precedente: ma a differenza di questo lascia da parte gli orrori facili e si concentra sulla suspance e sulle atmosfere, concedendosi una piccola esagerazione solo nell’ultima sequenza. Per il tema trattato, inoltre, Bava jr. anticipa di diversi anni quello che probabilmente è il capolavoro dell’horror necrofilo, Nekromantik di Jörg Buttgereit (1987).

In ogni caso Lamberto Bava non lascia del tutto da parte  il gore, e in qualche scena ci dà una dimostrazione della sua idea di cinema horror ed un’anticipazione di quanto tratterà in maniera più estrema nei lavori successivi: sono da ricordare quantomeno la mitica testa nel frigorifero, idea apprezzatissima dai fans del genere, l’orecchio mozzato rinvenuto nel letto della Baker (chissà se David Lynch quando realizzò Blue velvet nel 1986 aveva già visionato Macabro?), il decesso della protagonista ustionata in una fornace ardente e la surreale sequenza conclusiva. Lamberto Bava qui, a differenza che in molti dei suoi successivi lavori, dosa al meglio suspence e gore, sicuramente anche per merito dei preziosi consigli dei fratelli Avati.

Buono anche il cast, formato da pochi attori che comunque risultano tutti convincenti nel loro ruolo. Bernice Stegers è Jane Baker, moglie fedifraga e psicopatica, e i suoi lineamenti irregolari suggeriscono che Bava jr. non poteva scegliere meglio; per la cronaca ci concede anche una scena di nudo niente male. La mefistofelica figlioletta è interpretata da Veronica Zinny, mentre il cieco morbosamente innamorato della Baker ha il volto di Stanko Molnar (che sarà anche nel cast del successivo film di Bava jr., La casa con la scala nel buio, nei panni di un giardiniere voyeur). Ottima la colonna sonora a tinte jazz, più anni sessanta che ottanta, perfetta se calata nell’atmosfera malsana di New Orleans. In fin dei conti, come detto, Macabro è un ottimo film horror di atmosfera sulla necrofilia, dotato di una buona suspense ma anche di scene gore indimenticabili, nonché il miglior lavoro di Lamberto Bava. Farà la felicità degli amanti del genere, ma ovviamente si astengano i mainstreamers.


Video:

Trailer del film.


Valutazione: 75/100


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Influenze:

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L’Orribile Segreto Del Dr. Hichcock (1962)

Love Me Deadly (1972)

Buio Omega (1979)

Nekromantik (1987)

Aftermath (1994)

La casa con la scala nel buio (1983)


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