“Un sussurro nel buio” (1976)


Un sussurro nel buio (uscito all’estero col fedele titolo di A whisper in the dark) è un film del 1976, diretto dal regista romano Marcello Aliprandi. Si tratta di una pellicola a metà strada tra l’horror, il thriller psicologico (o meglio psicanalitico) e il dramma.


Trama:

Il piccolo Martino (Alessandro Poggi), bambino di una ricca famiglia veneta, è convinto dell’esistenza di un bambino immaginario di nome Luca, che vivrebbe tra le mura della villa dove la sua famiglia vive. Ovviamente il padre Alex (John Philip Law) e la madre Camilla (Nathalie Delon) pensano che sia solo una sua invenzione, causa di una mente debole e disturbata, e per questo si accusano a vicenda. All’interno della famiglia ci sono anche le due sorelline gemelle di Martino che lo prendono in giro per la sua convinzione che esista un bambino invisibile.

Quando nella villa iniziano ad accadere cose strane, però, i genitori si spaventano. Decidono così di portare Martino presso una clinica psichiatrica a Venezia per farlo visitare. Mentre Martino e il padre Alex stanno aspettando l’arrivo del vaporetto, Alex lo attacca duramente dicendo che Luca non esiste ed è ora di smettere di credere che esista. Nel giro di pochi secondi qualcuno, voltandosi repentinamente, colpisce Alex e lo fa cadere nel canale; solo per miracolo si salverà evitando le pale del vaporetto.

La visita psichiatrica non rivela anormalità ma i genitori, convinti che ci sia comunque sotto qualcosa, invitano nella villa per qualche giorno un famoso psichiatra (Joseph Cotten). Quest’ultimo, durante la festa in maschera di Carnevale, molesta Martino e cerca di conquistare la sua fiducia per scopi poco nobili. Pochi minuti dopo, mentre il professore sta facendo il bagno nella vasca da bagno, in tutta la villa riecheggia un grido: accorre la governante Francoise (Olga Bisera), che lo trova morto.

Nella villa giunge per le indagini un detective (Claudio Cirillo), al quale viene raccontato che il professore è morto a causa di un contatto di corrente. Tutti nella villa infatti pensano che il vero responsabile sia l’invisibile presenza che solo Martino può vedere e che lo protegge da ogni male. Si scoprirà inoltre che la madre Camilla tempo prima aveva perso un figlio al sesto mese di gravidanza, e che il nome prescelto doveva essere proprio Luca.


Commento:

Un sussurro nel buio presenta una delle trame più spesso trattate in ambito cinematografico riguardo a fantasmi e presenze: un bambino è convinto dell’esistenza di un amico invisibile, col quale riesce ad interagire, e per questo viene deriso e guardato con sospetto da tutti gli altri membri della famiglia. Un tema simile si riscontra anche in altri film del periodo, tutti più o meno ispirati al romanzo di Henry James The torn of the screw (Giro di vite), quali The Other (Robert Mulligan, 1972), Il diavolo nel cervello (Sergio Sollima, 1972), Don’t look now (Nicolas Roeg, 1973) e Shock (Mario Bava, 1977); anche di recente il tema sarà ripreso da film come The Sixth Sense (M. Night Shyamalan, 1999), The Others (Alejandro Amenabar, 2001), Hide and Seek (John Polson, 2005).

A differenza di molti dei titoli elencati, Un sussurro nel buio è un horror altamente atipico, non presentando né scene di sangue e di violenza né scene shock in generale: l’unica morte in tutto il film, quella del professore, avviene in una vasca da bagno e non ci viene nemmeno mostrata (ci viene fatto vedere solo il corpo esanime). Ciò che interessava fondamentalmente ad Aliprandi era ricreare un’atmosfera spettrale e misteriosa e in questo possiamo dire che il regista ha raggiunto il suo scopo, grazie sia alle splendide location (Villa Condulmer a Mogliano Veneto, il vastissimo parco circostante, le vedute di Venezia) che all’abile uso della mdp, che ci regala inquadrature (soprattutto grandangoli) all’altezza delle migliori produzioni del periodo.

Un sussurro nel buio infatti ha anche elementi del dramma famigliare (tra i componenti della famiglia i rapporti sono freddi) e soprattutto del thriller psicologico-psicanalitico: per certi versi, primo tra tutti la bellissima e adattissima colonna sonora di Pino Donaggio, la pellicola ricorda il già nominato Don’t look now (Nicolas Roeg, 1973). Nel cast risalta la presenza del giovanissimo Alessandro Poggi, uno dei bambini più inquietanti della storia del cinema. Da menzionare anche John Philip Law (e i suoi splendidi vestiti anni settanta) nella parte del padre, la bellissima Nathalie Delon nella parte della madre e il celebre Joseph Cotten nei panni di uno psichiatra morbosamente interessato ai bambini.

In definitiva, pur essendo un film di fantasmi, Un sussurro nel buio non è un film studiato né per shockare né per terrorizzare lo spettatore. Pur presentando una discreta suspence, infatti, Aliprandi gioca soprattutto sull’atmosfera, che risulta rarefatta, spettrale, delicata: grazie ad essa, nonostante i 100 minuti di pellicola, lo spettatore difficilmente si annoierà. Un sussurro nel buio è una pellicola dall’alto livello artistico anche se dal contenuto inferiore al suo aspetto esteriore: per questo difficilmente piacerà agli amanti dell’horror che si aspettano terrore da un film del genere; al contrario piacerà agli amanti delle atmosfere del thriller psicologico e ai fans del cinema italiano (anche di nicchia) degli anni settanta.


Video:

Trailer del film.


Valutazione: 66/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

The Other (1972)

Il diavolo nel cervello (1972)

Hide and Seek (2005)

Don’t look now (1973)

Shock (1977)

 


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