“Eyes of Laura Mars” (1978)


Eyes of Laura Mars (tradotto fedelmente in Italia come Gli occhi di Laura Mars) è un film del 1978, scritto da John Carpenter (al suo primo script) e diretto da Irvin Kershner. A metà tra il thriller e l’horror (per la presenza delle visioni premonitrici della protagonista) si può in realtà definire come una rivisitazione a stelle e strisce del giallo all’italiana. La narrazione e lenta e non priva di intoppi, ma il finale inaspettato – assolutamente debitore alla scuola italiana – riabilita in larga parte la pellicola e consente nuove letture dell’intera opera.


Trama:

Laura Mars (Fane Dunaway) è una fotografa famosa per il suo stile estremo e controverso: le sue opere rappresentano spesso bellissime modelle vestite alla moda decedute a terra, come fotografate da un coroner. Durante un happening in cui espone le sue foto, una modella di Laura viene barbaramente uccisa da un killer misterioso. Sulla vicenda indaga l’ispettore John Neville (Tommy Lee Jones), che era presente alla mostra e aveva avuto un’accesa discussione con la Mars in cui le aveva esternato la sua opinione negativa sui suoi lavori, da lui considerati come un elogio della violenza.

Laura Mars racconta all’ispettore un fatto strano accadutole: la sera precedente all’happening aveva avuto una visione nella quale aveva visto, attraverso gli occhi dell’assassino, l’uccisione della modella inseguito realmente deceduta. Sarà il primo omicidio di una lunga serie, e tutti i delitti saranno sempre “visti” dalla Mars: prima muore una sua collaboratrice, poi il suo carissimo agente, quindi altre due modelle. Neville, che inizialmente sospettava della Mars (le cui fotografie spesso ricordano quelle dei coroner, note solo alla polizia), estende le sue ipotesi a Michael (Raul Julia), ex squattrinato della Mars, e a Tommy (Brad Dourif), autista della fotografa.

Intanto, con l’incidere delle indagini, tra l’ispettore e Laura Mars nasce un rapporto affettivo e i due si innamorano l’uno dell’altra. Improvvisamente accade un colpo di scena: dopo l’ennesimo delitto l’ispettore Neville riceve una telefonata anonima di un misterioso uomo che vuole incontrarsi con lui a quattr’occhi. Egli si rivela essere Tommy, l’autista, che afferma di sapere qualcosa di scottante. Tuttavia l’ispettore gli tende una trappola e non lo accoglie da solo, ma ad attenderlo ci sono anche il suo aiutante e qualche agente. Tommy scappa e uccide un agente, ma alla fine viene freddato dall’aiutante di Neville.

Neville chiama la Mars per consolarla, dicendole che il killer è stato trovato ed è morto e che i suoi incubi sono finiti. Ma Laura, mentre si trova in casa, ha un’altra visione in cui vede il misterioso killer uccidere un uomo. Proprio in quel momento l’ispettore sta andando da lei e in ascensore si incontra con Michael, l’ex fidanzato della fotografa. Laura sente bussare rumorosamente alla porta e, spaventata, implora l’aggressore di andarsene. Improvvisamente l’ispettore irrompe infrangendo una vetrata.

Laura gli dice di stare attento perché c’è Michael in agguato che vuole ucciderlo, ma l’ispettore dice che Michael è morto; poi inizia a raccontare la storia della vita di Michael, segnato da un trauma infantile quale l’uccisione della madre da parte del padre. Ma Laura si accorge che quella che l’ispettore sta raccontando non è la storia del suo ex fidanzato, ma quella di qualcun altro: di Neville stesso, che si rivela essere un folle maniaco ossessionato dalla morte e dall’omicidio. Laura terrorizzata impugna la pistola e Neville la implora di sparare, se davvero lo ama. Laura, in lacrime e spaventata, lo uccide e scoppia in lacrime.


Commento:

Pur essendo una produzione americana (il soggetto e la sceneggiatura sono i primi di John Carpenter ad essere stati accettati da una casa cinematografica), Eyes of Laura Mars presenta tutti i topos del giallo all’italiana: una serie di omicidi, perpetrati dal killer di baviana/argentiana memoria munito di guanti di pelle ed arma contundente (in questo caso un mazzuolo da ghiaccio), una persona vicina a tutte le vittime (che in questo caso vede le loro morti in anteprima, unico elemento aggiunto rispetto alla tradizione nostrana), un ispettore che indaga e una serie di sospetti classici (l’ex fidanzato squattrinato e ubriacone, l’autista anticonformista e via dicendo).

In questo caso, la vicenda è anche ambientata in un setting, quello della fotografia e della moda che, con qualche variazione, i registi italiani avevano portato e porteranno ancora in seguito sul grande schermo (per fare qualche nome, per quanto riguarda gli atelier di moda, Sei donne per l’assassino di Mario Bava, 1964 e Nude per l’assassino di Andrea Bianchi, 1975; per quanto riguarda la fotografia Le foto di Gioia di Lamberto Bava, 1987). La protagonista Laura Mars, fotografa controversa e naturalmente dal grande impatto estetico per lo spettatore, si trova suo malgrado al centro di un vortice di omicidi apparentemente senza movente, che la stessa però “vede” in anteprima.

Rispetto al film tipico del giallo all’italiana tuttavia Eyes of Laura Mars manca di alcune caratteristiche essenziali che avevano decretato il successo del genere: la messa in scena di personaggi talvolta caricaturiali, una discreta dose di situazioni surreali, una significativa rilevanza di nudi femminili e scene di sesso e soprattutto l’efferatezza degli omicidi. Di tutto ciò nel film in questione rimane ben poco: gli unici personaggi pittoreschi (l’agente gay, l’autista barbuta e l’ex fidanzato ubriacone) risultano essere delle piatte imitazione dei classici nostrani, mentre il sesso e le nudità lasciano spazio alla storia d’amore tra la protagonista e l’ispettore e gli omicidi vengono a malapena mostrati nelle visioni di Laura.

Quello che il film perde durante tutta la pellicola, cedendo talvolta il passo a momenti di noia, lo riacquista in buona parte con il finale davvero ben riuscito, anche se in parte paradossale. Le battute finali riescono quindi a riabilitare un film che rischiava di cadere nel dimenticatoio per la poca capacità di osare; giudicandolo nuovamente dopo il colpo di scena finale Eyes of Laura Mars appare invece in qualche modo intriso di dramma e disperazione, e ciò consente una rilettura più ponderata del lavoro che dunque va giudicato anche per gli aspetti che lo distaccano – positivamente – dal giallo all’italiana.

Gli aspetti positivi della pellicola sono infatti altri: l’atmosfera metropolitana di una Manhattan apparentemente ricca e piena di luci al neon ma in realtà grigia e disperata nella sua immobilità di cemento, la fotografia rarefatta e fredda, la messa in scena delle visioni della protagonista, assolutamente ben fatte. In più ci potrebbe essere anche la riflessione sul ruolo della violenza nella vita e nell’arte, ma ciò significherebbe che Carpenter intendesse sfociare nel meta-cinema e ciò francamente appare un po’ tirato per i capelli. Sta di fatto che il messaggio che il film passa è il seguente: tutti, chi più chi meno, sono vittime e carnefici della violenza che è all’ordine del giorno nella vita della metropoli.


Video:
Scena iniziale del film e visione del primo omicidio .


Valutazione: 68/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

Sei donne per l’assassino (1964)

Nude per l’assassino (1975)

Le foto di Gioia (1987)


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