“Quella villa accanto al cimitero” (1981)


« Nessuno saprà mai se i bambini sono mostri, o se i mostri sono bambini »

Quella villa accanto al cimitero (uscito all’estero come The house by the cemetery) è un film del 1981, diretto da Lucio Fulci che lo scrisse insieme a Elisa Livia Briganti, Dardano Sacchetti e Giorgio Mariuzzo. Si tratta del terzo ed ultimo capitolo della cosiddetta “Trilogia della Morte” diretta dal regista ed interpretata dall’attrice Katherine MacColl (gli altri due film sono …E tu vivrai nel terrore! L’Aldilà e Paura nella città dei morti viventi, entrambi del 1980). Anche se a detta di molti inferiore agli altri due episodi della trilogia e a Zombi 2, Quella villa accanto al cimitero ha tutti gli ingredienti per essere definito l’horror più cupo, disturbante e spaventoso di Lucio Fulci.


Trama:

Nell’immaginaria città di New Whitby, a qualche ora da New York, una ragazza (Daniela Doria) scopre un cadavere in cantina e tenta di fuggire, ma viene aggredita da un individuo misterioso, e trafitta con un lungo coltello. A New York, Bob (Giovanni Frezza), un bambino, osserva una fotografia appesa nella casa dei suoi genitori che ritrae una bambina che fissa fuori da una finestra. Il padre di Bob, Norman (Paolo Malco) è un ricercatore universitario che si deve trasferire a New Whitby, per proseguire le ricerche effettuate dal collega Peterson. Bob dice che la bambina nella foto gli ha intimato di non partire, ma quando la madre Lucy (Catriona MacColl) guarda la foto non vi vede alcuna bambina alla finestra. Norman si reca dal suo capo, il professor Muller (Lucio Fulci), che gli rivela che Peterson si è suicidato dopo aver ucciso la moglie, per cause ancora da stabilire.

Arrivati a New Whitby, Norman e Lucy incontrano Laura Glitterson (Dagmar Lassander), l’agente immobiliare che gli consegna le chiavi della loro nuova casa. Intanto Bob, rimasto in macchina, entra in contatto con Mae, la bambina del quadro, che gli regala una vecchia bambola rotta. Arrivati nella nuova casa, giunge Ann (Ania Pieroni), una giovane babysitter incaricata dalla Glitterson di occuparsi di Bob. Nella notte, Norman lavorando sugli appunti lasciati da Petersen, trova una carpetta intestata a un certo dottor Freudstein. All’improvviso nella casa si odono delle cantilene infantili e una porta si apre da sola. Norman va a controllare e scopre Ann, nel tentativo di forzare la porta della cantina.

Il mattino seguente, Norman si reca in biblioteca, dove il bibliotecario Daniel Douglas (Giampaolo Saccarola) gli svela che Peterson, poco prima di morire stava effettuando delle ricerche apparentemente estranee ai suoi incarichi scientifici; quindi gli mostra la sbarra dove si è impiccato. Nel frattempo Bob e Mae giocano tra le tombe del cimitero poco lontano dalla villa: Mae indica una lapide che reca il nome di Mary Freudstein e dice a Bob che la donna non è realmente sepolta lì. Norman, consultando gli ultimi appunti lasciati da Ferguson, inizia le sue ricerche su Freudstein, scoprendo che si tratta di un chirurgo che alla fine dell’Ottocento era stato radiato dall’ordine.

Lucy, facendo le pulizie nella nuova casa, trova una pietra tombale nella mansarda della propria abitazione, che reca il nome di Jacob Tess Freudstein; una crisi isterica la costringe a prendere dei calmanti. Norman, tornato a casa dalla biblioteca, decide di aprire la porta della cantina che appare sprangata. I due vengono aggrediti da un pipistrello, che Norman riesce a uccidere a colpi di forbici dopo una lunga lotta. La signora Glitterson, informata da Norman e Lucy sulla loro volontà di cambiare casa, si reca nella villa mentre i coniugi sono fuori a cena e viene catturata dalla lapide di Freudstein. Un essere mostruoso la trafigge con un attizzatoio e ne trascina il cadavere in cantina.

Il mattino seguente Norman si reca alla biblioteca, dove Douglas gli mette a disposizione gli appunti e il registratore del defunto Peterson. Norman inizia ad ascoltare una delirante testimonianza che parla di una cantina, quindi ha un’allucinazione, in cui vede la lapide rinvenuta nella villa ricoperta di sangue e la cantina trasformata in un orribile laboratorio di esperimenti anatomici. Sconvolto, Norman brucia gli appunti e la cassetta. Intanto Ann, convinta che Bob sia sceso in cantina, vi si introduce; qui un misterioso assassino la decapita con un grosso coltello, facendo rotolare la sua testa per le scale, davanti agli occhi terrorizzati di Bob, che fugge e racconta tutto alla madre, la quale però non gli crede.

Norman si reca ad cimitero lontano un centinaio di miglia e scopre che nessun Jacob Freudstein vi è sepolto. Nel frattempo Bob si reca nuovamente in cantina, per cercare le prove che Ann è stata uccisa. Il mostro lo afferra e blocca la porta. Bob chiama a squarciagola la madre, che però non riesce ad aprire la porta. Norman giunge all’improvviso e prova a sfondare la porta con un’ascia, rischiando di uccidere il figlioletto, e taglia una mano al mostro. Norman rivela alla moglie che Freudstein è ancora vivo e ha ha scoperto il modo di raggiungere l’immortalità, auto-impiantandosi le parti anatomiche ricavate dalle famiglie che hanno abitato la villa. I primi ad essere uccisi furono sua moglie e sua figlia, a cui seguirono molte altre vittime tra cui la moglie di Petersen.
Norman e Lucy riescono ad entrare nella cantina, ricolma di cadaveri, ma vengono uccisi dal dottor Freudstein, ridotto ad un essere mostruoso. Bob riesce a fuggire, aprendo un varco la pietra tombale. All’improvviso compaiono i fantasmi di Mae e Mary Freudstein, prime vittime del mostro, che lo prendono con loro.


Commento:

Quella villa accanto al cimitero non è uno degli horror più conosciuti di Fulci e nemmeno uno dei più apprezzati dalla critica: la maggior parte dei fans di Fulci, interrogati sul loro horror preferito del regista, probabilmente si dilungheranno ad elogiare Zombi 2, …E tu vivrai nel terrore! L’Aldilà e Paura nella città dei morti viventi. Tuttavia, anche se Quella villa accanto al cimitero sembra brillare di una luce meno folgorante rispetto alle pellicole di cui sopra, va considerato di diritto come uno dei capolavori del filone horror fulciano (e non solo), nonché probabilmente come il film più cupo, disturbante e sconvolgente del regista.

Fulci, abbandonando il caos delirante delle opere precedenti, opta in questo caso per un plot semplice e lineare, che verrà imitato nei decenni a seguire da decine e decine di successori: una famiglia (padre, madre e figlioletto) si trasferiscono in una villetta sperduta nella provincia americana; dopo qualche tempo si accorgono che sul luogo accadono fatti strani ed iniziano a capire pian piano l’agghiacciante mistero che quelle pareti nascondono. A metà tra una storia di fantasmi, un film di zombie e uno slasher anni 80 (come influenze letterarie Fulci citò Il giro di vite di Henry James, dal quale è tratta anche la citazione che conclude la pellicola, oltre a H.P. Lovecraft e Edgar Allan Poe), Quella villa accanto al cimitero abbandona in buona parte i virtuosismi splatter delle opere precedenti e si concentra più su un terrore più sottile, di tipo psicologico, portato avanti da una narrazione lenta in cui rumori, sospiri e inquadrature della villa maledetta la fanno da padroni.

L’atmosfera che si respira nella pellicola è di totale desolazione: inserita in un contesto freddo, invernale e malinconico, la “villa accanto al cimitero” che il titolo promette non poteva avere un aspetto estetico migliore. Anche gli interni, molto simili a quelli dell’abitazione in cui si svolge The Evil Dead (Sam Raimi, 1981), sono perfettamente funzionali all’idea che Fulci vuole trasmettere allo spettatore riguardo alla desolazione che regna nella casa ormai disabitata (perlomeno nel piano terra). Fulci gioca tantissimo sulle inquadrature per dare allo spettatore un’idea continua di tensione e di imminente pericolo. All’interno della casa – e soprattutto della cantina – attraverso l’uso accurato della mpd Fulci riesce a trasmettere allo spettatore un’aria malsana di decadimento e di abbandono.

Però è anche vero che non mancano le scene deliberatamente gore: non bisogna dimenticarsi che il film si apre con il brutale assassino di una ragazza che, dopo aver scoperto un cadavere, viene trapassata attraverso la nuca da una grossa lama che le fuoriesce dalla bocca! Quindi un film che si apre con una sequenza simile di certo leggerino sotto l’aspetto splatter non è. Vanno ricordate inoltre praticamente tutte le scene in cui compare il mostro, e quindi l’uccisione dell’agente immobiliare, quella della babysitter e quella del padre Norman, dopo che questi aveva aperto il ventre del mostro con una lama causando la fuoriuscita di una cascata di vermi! La differenza palese rispetto alle precedenti opere è che in questa pellicola lo splatter non è mai fine a se stesso, ma funge da corrispettivo visivo alle paure dello spettatore che Fulci, nell’arco di tutta la pellicola, crea e sfama creando un’elevato grado di tensione.

Per quanto riguarda l’aspetto macabro è impossibile non citare il villain del film, quel dottor Freudstein che – a parte l’improbabile nome, nato con tutta probabilità da una fusione da Freud e Frankenstein – assolve pienamente al suo ruolo. L’orrido make-up, così minimale eppure così funzionale al personaggio, ne farà uno dei “mostri” più apprezzati della storia del cinema horror italiano (e non solo), tanto è vero che verrà citato anche da Rob Zombie nella figura del dottor Satana, presente nei suoi primi due film horror-splatter (The house of 1000 corpses e The Devil’s Rejects). A rendere ancora migliore il lato macabro della pellicola, ci pensano i sempre ottimi effetti speciali a cura Gino De Rossi.

A rendere Quella villa accanto al cimitero più sottile rispetto alle precedenti opere horror del regista, ci pensa il background psicologico sul quale Fulci, fin dall’inizio, sviluppa la vicenda. Il personaggio-fantasma di Mae, bambina che all’inizio del film appare-scompare nella foto appesa alla parete e viene vista solo da Bob, introduce sin da subito il tema delle paure tipiche della sfera infantile, un tema che Fulci dichiarò averlo influenzato estremamente nella realizzazione di questo film. Si potrebbe leggere la pellicola anche come una metafora dell’abbandono infantile (Mae viene sacrificata da Freudstein in nome di una chimera scientifica, Bob viene spesso lasciato solo dai genitori e si trova così costretto ad inventarsi fantomatiche gare automobilistiche con altri bambini), e in questo senso si spiegherebbe la citazione che chiude la pellicola, come pure il fatto che il film è ispirato ad un’opera – Il giro di viteche fonda la sua ragion d’essere sul trauma dell’infanzia. D’altra parte persino il mostro che, dopo i suoi delitti, si lamenta attraverso un inquietante pianto infantile – anche se il perché sia francamente poco chiaro – rende il film ancora più disturbante.

Detto questo, Quella villa accanto al cimitero è da considerare di diritto come uno dei capolavori horror del Fulci degli anni ottanta: i punti forti della pellicola sono innanzitutto un’atmosfera malsana e disturbante come in nessun altro film del regista, ed in secondo luogo un ottimo (e mai esagerato) uso degli effetti speciali nelle scene splatter nonché un ritmo narrativo abbastanza cadenzato nonostante l’apparente lentezza della narrazione. La scheletrica ed inquietante colonna sonora a cura di Walter Rizzati (unita si vari sospiri, sussurri, rumori e pianti infantili) è un ulteriore valore aggiunto, così come la fotografia scura ed opprimente. Obbligata la visione per tutti gli amanti dell’horror estremo, sia a livello estetico che a livello psicologico.


Video:

Trailer del film.


Valutazione: 81/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

Pet Sematary (1989)

The house of 1000 corpses (2003)

Zombi 2 (1979)

…E tu vivrai nel terrore! L’Aldilà (1980)

Paura nella città dei morti viventi (1980)

Zeder (1986)


2 commenti

Archiviato in horror, splatter

2 risposte a ““Quella villa accanto al cimitero” (1981)

  1. nikky

    bello e grandioso

  2. niky

    uno dei migliori horror/thriller estremi e violenti,l’uccisione della donna ausiliaria e della babysitter sono cruente ma che colpisce di piu` è la musica inquietante che si sente prima dell’uccisione e il modo in cui lo zombi psicopatico avanza per infliggere la morte.es:nello scantinato,quando sbuca all’improvviso la mano col coltello,sale e decapita la ragazza.poi una scena disturbante,quando il bambino rimane chiuso in cantina,i genitori riescono a tirarlo fuori appena in tempo e…la scena terribile e triste quando la madre viene trascinata fino in fondo alle scale mentre il bambino urla in preda al panico vedendola morire.molto triste,non si dimentica facilmente.grande il dr.freudstein,io lo imito,la copertina raffigurante la sua faccia in sembianza zombi col coltello in mano.lo sguardo del dr.freudstein è presa dal film shining quando insegue il figlio nel labirinto.indimenticabile anche la copertina.

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