“I tre volti della paura” (1963)


I tre volti della paura è un film horror del 1963, diretto da Mario Bava, di produzione italo-francese. E’ composto da tre episodi, ispirati ad altrettanti racconti di Snyder (e non Maupassant come erroneamente riportano i titoli di testa), Tolstoj, Cechov, i quali sono introdotti da Boris Karloff. All’estero è stato distribuito all’estero con il titolo Black Sabbath, che ha dato il nome l’omonima band inglese. 


Il telefono

Rosy (Michèle Mercier) è sola in casa, quando riceve delle telefonate minacciose tramite le quali scopre che qualcuno la vuole uccidere. Venendo a conoscenza del fatto che il suo ex fidanzato Frank è evaso dal carcere a cui lei stessa testimoniando l’aveva condannato, chiama l’amica Mary (Lydia Alfonsi), che è anche la sua amante, e la supplica di raggiungerla e di proteggerla. Si scopre però che la voce al telefono non era di Frank, ma proprio della stessa Mary, che voleva metterle paura per riavvicinarla nuovamente a lei. Tuttavia nottetempo Frank si introduce veramente nella casa di Mary e, dopo aver strangolato Rosy, entra nella sua camera da letto. Ma Rosy, prima di stendersi, aveva portato nel letto un coltellaccio, col quale sorprende e uccide Frank.

I Wurdalak

In un villaggio, durante il Medioevo, il brigante turco Alibek viene ucciso con una coltellata al cuore e poi decapitato. Vladimir D’Urfe (Mark Damon), un forestiere, arriva nel villaggio e si innamora della locandiera Sdenka (Susy Andersen), che gli racconta la terribile leggenda dei Wurdalak, stirpe affetta da una strana forma di vampirismo eliminabile solo per mezzo di una coltellata al cuore. Sdenka dice a Vladimir che suo padre potrebbe essersi trasformato in un Wurdalak e lo invita quindi a lasciare il villaggio per la sua incolumità. Il padre Gorka (Boris Karloff) torna nel villaggio e dichiara di essere stato lui ad uccidere Alibek, ma tutti i suoi familiari lo trattano con i guanti perché pensano sia diventato un Wurdalak. E infatti nottetempo Gorka uccide uno dei familiari mordendolo sul collo e rapisce un bambino. Vladimir e Sdenka fuggono per evitare il contagio, ma Gorka li troverà e contagerà pure sua figlia, che baciando Vladimir farà anche di lui un Wurdalak.

Goccia d’acqua

Hellen (Jacqueline Pierreux) è un’infermiera che una notte viene chiamata per vestire, in vista del funerale, il cadavere di una medium morta. Ingolosita da un suo anello, glielo ruba, ma una volta tornata a casa viene tormentata da un moscone che ronzava sul cadavere della morta. Hellen inizierà a diventare paranoica e, barricata nel suo appartamento, si allarmerà per ogni cosa: rubinetti che sgocciolano, porte che cigolano e finestre che sbattono. Ad un certo punto va pure via la luce e Hellen, girando per la casa, vedrà il cadavere della medium in tutte le stanze. Ossessionata, Hellen si strangola togliendosi la vita.


Commento:

I tre volti della paura è formato da tre episodi della durata di circa mezz’ora l’uno. In questo trittico si possono riconoscere vari gusti e tematiche trattate dal Maestro anche nei suoi lungometraggi: il primo episodio Il telefono anticipa di qualche mese le atmosfere thrilling che si vedranno nel suo giallo Sei donne per l’assassino (1964), il secondo episodio I Wurdalak ricorda da molto vicino La maschera del Demonio, il suo capolavoro horror datato 1960, il terzo episodio Goccia d’acqua è a metà tra l’horror e il thriller psicologico e influenzerà pesantemente Roman Polanski nella realizzazione di Le Locataire (1978).

Il telefono nella sua durata breve non riesce a raggiungere la suspence thrilling che probabilmente avrebbe raggiunto in un lungometraggio, ma compaiono alcuni dei topos del nascente giallo all’italiana, come per esempio la telefonata fatta dal killer con voce misteriosa o il dubbio sull’identità del medesimo. Un altro elemento in qualche modo anticipatore del giallo all’italiana è il rapporto saffico che lega Rosy e Mary: un rapporto così anticonvenziale all’epoca che negli Stati Uniti l’episodio fu modificato in una storia di fantasmi in modo da nascondere agli spettatori la relazione lesbica che intercorreva tra le due donne.

Con l’episodio I Wurdalak Bava ritorna al gothic horror che aveva già esplorato tre anni prima con La maschera del Demonio: l’episodio appare lento e per forza di cose può sembrare molto datato e quindi lento ma nella trama e nella realizzazione non ha nulla da invidiare ai massimi lungometraggi del genere di quegli anni. Da ricordare la scena in cui Boris Karloff, nei panni del vampiresco Gorka, tira fuori all’improvviso una testa mozzata. Altro motivo di interesse è innegabilmente la presenza in questo segmento della bellissima Susy Andersen.

Il terzo e ultimo episodio, Goccia d’acqua, è senza dubbio il più interessante. Si tratta di una commistione tra un horror e un thriller psicologico, in cui Bava si esalta nel mettere in scena il suo migliore repertorio di ambientazione (un appartamento spettrale filtrato con luci rosse e verdi) e di inquadrature, riuscendo anche a raggiungere un buon grado di tensione. Memorabile il cadavere della medium e soprattutto la sua apparizione nell’appartamento della protagonista al termine dell’episodio.

Riassumendo, I tre volti della paura è costituito da due segmenti che visti al giorno d’oggi potrebbero sembrare scontati e quasi noiosi ma che al tempo erano quasi avanguardistici e seminali per le tematiche che affrontavano e un episodio che è un piccolo capolavoro del cinema thrilling. Chi si considera fanatico dei generi che il film nei suoi tre episodi tratta dovrebbe dare per lo meno un occhio a I tre volti della paura per rendere Bava il giusto merito della sua opera. Poi può piacere o non piacere, esaltare o annoiare, ma bene o male I tre volti della paura è un film con cui gli amanti dell’horror e del thriller italiano (e non) devono fare i conti.


Video:
Trailer del film.


Valutazione: 70/100


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Film simili:

L’Assassin est dans l’annuaire (1961)

L’assassino… è al telefono (1975)

Le Locataire (1976)

La maschera del Demonio (1960)

Sei donne per l’assassino (1964)


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