“Non ho sonno” (2001)


“Sono un bambino cattivo”

Non ho sonno (conosciuto all’estero come Sleepless) è un film diretto da Dario Argento; uscì nelle sale nel 2001 e segnò il suo ritorno al giallo-thriller. Con questo film Argento ritornò ad interpretare il genere ad alti livelli – anche se non alla pari dei suoi massimi risultati, raggiunti ovviamente negli anni settanta – tanto che Non ho sonno si può considerare il suo migliore film da quasi vent’anni. Con un solo, grande difetto: la facilità e la potenziale rapidità per lo spettatore nell’individuare l’identità dell’assassino.


Trama:

Torino, 1983. Un bambino di nome Giacomo Gallo (Stefano Dionisi) assiste impotente all’omicidio della madre, senza riuscire a vedere il viso dell’assassino. L’assassino è un pazzo che sta seminando il terrore in città e che farà in tutto tre vittime. Ulisse Moretti (Max Von Sydow), il commissario che indaga sul caso è convinto della colpevolezza di Vincenzo De Fabritiis (Luca Fagioli), detto “il nano” a causa della sua deformità. Ma egli non scontò mai la sua pena, poiché fuggì e il suo cadavere fu trovato qualche giorno dopo, con il volto sfigurato da una pallottola. La polizia classificò la morte come suicidio ed archiviò il caso.

Torino, 2000. Dopo 17 anni, due prostitute vengono brutalmente uccise (la prima su un treno, la seconda presso una stazione ferroviaria) per aver erroneamente raccolto una busta azzurra di uno strano cliente, contenente foto e articoli dei delitti del “nano”. La strana vicenda viene a conoscenza di Ulisse Moretti che, incuriosito, si mobilita per scoprire se in giro c’è un copycat killer o se il “nano” in realtà non è mai morto. Moretti si ricorda che 17 anni prima ogni omicidio era contrassegnato da un ritaglio di cartone con la forma di un animale ogni volta diverso lasciato accanto al cadavere. Intanto Giacomo Gallo, messo a conoscenza del nuovo duplice delitto da parte dell’amico d’infanzia Lorenzo (Roberto Zibetti), torna a Torino nella speranza di capire chi ha ucciso la madre molti anni prima. Interrogato da Moretti, Giacomo rivisita il trauma di molti anni prima, ovvero l’omicidio della madre perpetrato con l’ausilio di un flauto; egli non vide in faccia l’assassino, ma si ricorda che emetteva uno strano sibilo.

Gli omicidi continuano, e a farne le spese sono prima una giovane ragazza annegata in una vasca, poi un guardamacchine, poi una donna che lavora in un fast food. Moretti va a fare visita alla villa che fu del “nano” e qui ci trova prima Leone (Massimo Sarchielli), un barbone avvinazzato che era amico di Vincenzo De Fabritiis, poi la madre di Vincenzo (Rossella Falk). Quest’ultima, su sua richiesta, gli fornisce un libro di filastrocche per bambini che fu del figlio, nel cui testo un fattore uccide uno dopo l’altro gli animali della sua fattoria. Moretti capisce che il killer si ispirava e si ispira tuttora a quella filastrocca: la prima vittima fu una prostituta (scrofa in gergo) e venne lasciato il ritaglio di un maiale, poi fu la volta della signora Gallo e venne rinvenuto il ritaglio di un gallo, quindi toccò ad un bambino e si trovò il ritaglio di un pulcino. Ora l’assassino ha ucciso una ragazza annegandola proprio come il gatto della filastrocca e in seguito una donna con dei denti molto sporgenti (coniglietta). La prossima vittima dovrebbe essere un cigno, e guarda caso Gloria (Chiara Caselli), la fidanzata di Giacomo, va in scena con la prima del “Lago dei cigni”; fortunatamente per Giacomo la vittima designata non sarà lei ma una sua collega vestita appunto da cigno.

Intanto il commissario attuale richiede il permesso di esumare il cadavere del “nano”: si apre la sua tomba ma non vengono trovati i suoi resti. Si vocifera che il “nano” non sia mai morto, ma la madre di Vincenzo De Fabritiis confessa a Moretti di averlo ucciso lei stessa, supplicata proprio dal figlio stesso che non voleva essere ricordato da tutti come un mostro. Ma anche la signora De Fabritiis morirà misteriosamente da lì a poco cadendo da una scala dopo aver visto nell’ombra la sagoma del figlio defunto. Moretti scopre anche che l’assassino nel 1983 agiva solo in un quartiere, mentre adesso dissemina morte in tutta la città. L’ex commissario crede di essere giunto alla conclusione delle sue indagini, ma prima che possa rivelare qualcosa a Giacomo viene ucciso dal killer; anche Moretti prima di morire si trova davanti la sagoma del “nano”. Giacomo e Gloria, girando in auto per Torino, scorgono Leone e lo invitano a salire. Il clochard dimentica sulla loro auto un sacchetto della spesa e Giacomo, nel riportarlo, scopre che egli tiene in un borsone un pupazzo con le sembianze del “nano”. Così i due lo pedinano e arrivano ad un’abitazione; provano a citofonare ma nessuno apre loro. Giacomo scavalca il cancello, sale in casa e trova il cadavere di Leone. Improvvisamente salta fuori l’avvocato Betti, padre autoritario di Lorenzo, che prima cerca di uccidere Giacomo e poi si suicida.

Giacomo è convinto che il killer fosse lui, ma intanto sale anche Gloria accompagnata da Lorenzo, che in quel mentre era giunto sul luogo insospettito da una bolletta telefonica del padre riguardante quel domicilio. Lorenzo, vedendo il padre morto, ha una crisi d’asma e inizia a respirare affannosamente: Giacomo si rende così conto che l’assassino della madre 17 anni prima era proprio Lorenzo, il suo migliore amico, il cui movente era dettato dall’ineguatezza nei confronti della figura paterna e dal suo desiderio di fare un gioco macabro con il suo migliore amichetto. Il fatto che il killer era un bambino spiega sia perché fu incriminato il “nano” per la sua bassa statura sia perché l’assassino anni prima colpiva solo in un quartiere mentre ora ha più libertà d’azione. Lorenzo confessa tutto, e aggiunge inoltre di aver ucciso anche a Ginevra e New York, dove il padre per coprire i suoi delitti lo aveva mandato a studiare. Lorenzo, completamente folle, sta per uccidere anche Giacomo e Gloria, ma la polizia arriva in tempo e fredda il killer con una pallottola nel volto.


Commento:

Non ho sonno è una pellicola di Dario Argento che ricalca molto la sua opera gialla-thriller dei decenni precedenti (anni settanta e ottanta). Si pensi alla supposta presenza di un copycat killer che compie dei delitti ispirandosi ad un testo scritto da altri (Tenebre, 1982) – anche se il dubbio tra copycat killer o killer redivivo ricorda molto anche Morirai a mezzanotte (1986) di Lamberto Bava, regista del quale Argento curò diverse produzioni -, al particolare messo a fuoco solo nel finale (L’uccello dalle piume di cristallo, 1970), la morte di un’attrice d’opera sulla scena (Opera, 1987), il rapporto conflittuale tra genitori e figli (Phenomena, 1985) e si potrebbe andare avanti ancora.

C’è da ammettere comunque che, pur essendo molto derivativo al limite dell’auto-citazione e del collage copia-incolla di film precedenti, Non ho sonno è uno dei film più riusciti di Dario Argento dai tempi di Tenebre (1982), se non probabilmente il migliore. Il buon Dario ha un vasto repertorio di trucchetti thrilling e quando decide di metterli in scena a modo suo non ce n’è per nessuno: e allora via con omicidi splatterosi (i più efferati dell’opera thriller di Argento?), filastrocche per bambini, traumi infantili, pupazzi inquietantissimi (Profondo rosso, 1975), il tutto condito ed esaltato da un uso sempre notevole della mpd (che addirittura in uno dei delitti inquadra il tappeto passo dopo passo per poi giungere alla testa della vittima che, tagliata, rimbalza sul pavimento).

Come sempre l’effetto scenico supera la verosimiglianza, e allora Argento ci mette dentro anche un assassino capace di prendere al volo un treno che sembrava ormai perso da vari minuti (primo omicidio), di impossessarsi di un’auto e di spostarla senza che nessuno se ne accorga allo scopo di ucciderne la conducente (secondo omicidio), di uccidere un uomo con una penna stilografica (terzo omicidio) e via dicendo. Non pago, inserisce pure il sospetto del ritorno del “nano” (sotto forma umana o di fantasma) e fa scorrazzare il suo pupazzo a destra e manca per terrorizzare lo spettatore. Niente male, ma bisogna riconoscere molto poco verosimile.

Ma il difetto principale del film è un altro, e non si tratta né della poca verosimiglianza, né dei dialoghi talvolta scontati: si tratta bensì del fatto che Non ho sonno sarebbe un ottimo film se non si potesse scoprire facilmente l’identità dell’assassino a più di un’ora dal termine della visione! Troppo facile infatti collegare un paio di indizi (la penna scomparsa al padre e l’asma di cui soffre) alle situazioni che ci vengono presentate (il killer che uccide con una penna stilografica e lo strano sibilo del killer nei ricordi di Giacomo). A parte questo l’assassino è pressoché perfetto, il suo movente è geniale e perfettamente inquadrato nella lunga tradizione di traumi psico-sessuali tipici del giallo all’italiana (filone del quale Non ho sonno vorrebbe essere un revival pur mancando totalmente la magica atmosfera seventies) e il cambio di tono della voce/personalità nell’ultima scena è da brividi. Però Argento avrebbe potuto (e dovuto) giocare meglio le sue carte e non palesare in modo così evidente l’identità del vero colpevole.

Per il resto il lavoro è molto curato. Sempre bella la fotografia che si avvale di location davvero suggestive (il treno con il temporale fuori che impazza, la bellissima villa del “nano”) e di un come già detto sempre magistrale uso della mpd. Non male anche il cast, che vede alcuni attori (Max Von Sydow, Rossella Falk, Roberto Zibetti) eccellere al di sopra della media. Come già detto molto cruenti e sempre originali (e talvolta addirittura bizzarri) gli omicidi. Molto buona anche le musiche dei soliti Goblin che pare non abbiano perso un colpo in tutti questi anni. Vivamente consigliato agli amanti di Argento (anche e soprattutto quello anni settanta) e del thriller all’italiana.


Curiosità:

  • La celebre filastrocca del film è stata scritta da Asia Argento.
  • Anche in questo film, come in Profondo rosso, Gabriele Lavia interpreta il presunto colpevole.
  • Il pappagallo venne chiamato Marcello perché Von Sydow era un grande fan di Mastroianni.
  • E’ l’unico film di Dario Argento in cui le mani del killer non sono quelle del regista stesso.

Video:
Trailer del film.


Valutazione: 75/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

L’uccello dalle piume di cristallo (1970)

Profondo rosso (1975)

Tenebre (1982)

Morirai a mezzanotte (1986)

Opera (1987)


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