“Emanuelle e gli ultimi cannibali” (1977)


Emanuelle e gli ultimi cannibali (Emanuelle and the last cannibals) è un film di Joe D’Amato (Aristide Massaccesi). Si tratta del quinto film della serie di Emanuelle nera, il quarto diretto da Massaccesi, nonché il più horror e violento della saga. Uscì nelle sale nel 1977, lo stesso anno di Ultimo Mondo Cannibale di Ruggero Deodato, sullo slancio del nascente filone cannibal.


Trama:

La giornalista Emanuelle (Laura Gemser), inviata dal suo editore in un manicomio, assiste ad una scena shock: una paziente (Dirce Funari), in preda ad un raptus, azzanna e strappa con i denti il seno ad un infermiera. Emanuelle riesce a fotografarla e a portare lo scoop in redazione; dalla foto si vede che la ragazza ha uno strano tatuaggio sul pube, che si rivela essere un simbolo di una tribù amazzonica di cannibali, che si pensa estinta da anni. L’editore ha intenzione di inviare Emanuelle in Amazzonia per uno scoop sulla tribù cannibale in questione e le presenta il professor Mark Lester (Gabriele Tinti). Dopo averlo sedotto, Lester accetta di accompagnare Emanuelle nella sua avventura.

Arrivati in Amazzonia i due conoscono Isabelle Wilkes (Monica Zanchi), amica di lunga data di Lester, e Suor Angela (Annamaria Clementi). Tra Emanuelle e Isabelle nasce una reciproca attenzione erotica; le due ragazze fanno il bagno nude in un fiume e si toccano a vicenda. Poco dopo Emanuelle viene attaccata da un anaconda e viene salvata da Donald McKenzie (Donald O’Brien),un avventuriero che vive nella zona con la moglie Maggie (Nieves Navarro, accreditata come Susan Scott). McKenzie dice a Suor Angela che la sua spedizione è stata assaltata e sterminata da un gruppo di cannibali e che gli unici superstiti sono lui e sua moglie. Essi si fingono cacciatori di animali, ma in realtà sono alla ricerca di alcuni diamanti perduti da una spedizione precedente. La coppia è in crisi, e quindi i due si consolano come possono: lei se la fa con Salvador (Percy Hogan), un servo di colore, mentre lui, impotente, molesta Isabelle.

L’indomani viene ritrovato il cadavere di un servo indigeno, ucciso e divorato dai cannibali. La truppa, temendo per la propria incolumità, decide di tornare indietro. Ma altre insidie li attendono: Isabelle cade nelle sabbie mobili e viene salvata appena in tempo dagli altri, un altro servo indigeno rimane ucciso in una trappola e Suor Angela viene rapita dai cannibali, che la denudano, le asportano i capezzoli e la squartano per poi divorarne le viscere. La notte i McKenzie lasciano il gruppo e trovano i rottami dell’aereo della spedizione precedente con all’interno i diamanti, ma vengono immediatamente assaltati dai cannibali: Donald viene trafitto da una lancia ma rimane in vita, Maggie viene rapita e stuprata.

Il gruppo riesce a trovare il luogo dove la tribù dei cannibali si riunisce, ma questi li rapiscono. Donald viene ucciso, Isabelle viene drogata e stuprata a turno da tutti gli indigeni, alterati da una droga allucinogena (si tratta di un rituale della fertilità). Solo un’idea geniale di Emanuelle salva a vita ad Isabelle: la giornalista si spoglia nuda ed emerge dalle acque del fiume dopo essersi disegnata sul grembo il simbolo della ragazza del manicomio, mentre Lester, dietro di lei, spara per aria alcuni fuochi d’artificio. Gli indigeni, sorpresi ed allibiti, credono di trovarsi di fronte ad un fenomeno divino e non muovono un dito. Emanuelle prende con sé Isabelle e le due salgono su un canotto con Lester, con cui si allontanano dal pericolo.


Commento:

Nonostante sia il film più horror della saga di Emanuelle nera, Joe D’Amato mantiene anche per Emanuelle e gli ultimi cannibali un’elevata componente erotica, che in certi casi si avvicina pericolosamente all’hardcore (pur senza non mostrare mai niente di porno). Si pensi solo alle innumerevoli scene di sesso, che soprattutto nella prima parte del film vengono usate praticamente ogni dieci minuti come intramezzi tra una sequenza narrativa e l’altra (Emanuelle e il suo fidanzato, Emanuelle e Lester per due volte, Maggie e Salvador, ed inoltre varie scene di masturbazione femminile, sesso orale e riprese delle attrici mezze nude).

In più, anche le scene shock e violente sono caratterizzate da un elevato tasso erotico, come nel caso delle uccisioni (la ragazza nel manicomio che azzanna il seno all’infermiera, l’indigeno a cui nel filmato di repertorio viene tranciato il pene, Suor Angela che subisce l’asportazione dei capezzoli, Maggie che viene uccisa dagli indigeni a coltellate nel bassoventre, Isabelle che viene ripetutamente stuprata dagli indigeni). La commistione di erotismo ed horror (senza dimenticare l’elemento esotico) non è in realtà una novità: già Umberto Lenzi, nel 1972, l’aveva proposta prepotentemente nel suo Il paese del sesso selvaggio; comunque D’Amato la riproporrà anche nel 1980 con Le notti erotiche dei morti viventi.

Ovviamente è anche molto marcato l’elemento avventuroso, anche grazie alla solita location amazzonica del genere cannibal. Com’è naturale che sia, il film si regge soprattutto sulle performance delle belle attrici di cui si compone il cast: oltre alla protagonista, la solita Laura Gemser come in tutti gli episodi della saga di Emanuelle, vanno ricordate anche la giovanissima svizzera Monica Zanchi e la sempreverde Susan Scott, che qui mostra numeri quasi da film porno (sesso orale e masturbazione). Il cast maschile è quello che è, ma ovviamente poco importa allo spettatore medio di questo genere di film (com’è giusto che sia).

Per il resto, tolto l’elemento erotico e quello horror-cannibal, il film si trascina un po’ lentamente non senza momenti di ristagno, a cui Massaccessi cerca di rimediare prontamente ficcando ogni dieci minuti una bella sequenza erotica. Buone, anche se un po’ ripetitive, le musiche di Nico Fidenco, che sono un po’ simile a tutte quelle dei film del filone cannibal. Poche le sequenze con animali, tipici dei filoni esotico, cannibalistico e mondo (c’è solo l’aggressione da parte di un’anaconda ai danni di Emanuelle e qualche sporadica ripresa di una scimmia e di un coccodrillo). Poco incisivo l’elemento di denuncia sociale verso l’uomo bianco, spesso presente in questo genere di film (qui c’è solo il fatto che i coniugi McKenzie sono in Amazzonia per cercare dei diamanti).

Concludendo, Emanuelle e gli ultimi cannibali non è film malvagio, anzi nel suo tentativo di commistione tra generi come erotico, esotico, cannibal e horror-splatter si rivela a conti fatti essere una delle pellicole più interessanti di Joe D’Amato. Obbligata la visione quindi per gli amanti del filotto italiano cannibalistico (anche perché i titoli del genere si contano sulle dita delle mani) e per i cultori della saga erotica-esotica di Emanuelle nera (e dell’esotika-erotika in generale). Gli altri possono anche astenersi senza troppi problemi.


Video:
Trailer del film.


Valutazione: 65/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

Il paese del sesso selvaggio (1972)

Amore Libero – Free Love (1974)

Ultimo mondo cannibale (1977)

La montagna del dio cannibale (1978)

Schiave bianche, Violenza in Amazzonia (1985)

Emanuelle nera (1975)

Emanuelle nera – Orient Reportage (1975)

Emanuelle in America (1976)

Emanuelle: perché violenza alle donne? (1977)

La via della prostituzione (1978)


1 Commento

Archiviato in adventure, cannibal, erotika, esotika, exploitation, horror, splatter

Una risposta a ““Emanuelle e gli ultimi cannibali” (1977)

  1. deliciois anus meat

    i love her anus meat and good delicious

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