“L’arcano incantatore” (1996)


A tredici anni da Zeder (1983), Pupi Avati ritorna all’horror – genere che lo aveva fatto conoscere al pubblico nel 1976 con La casa dalle finestre che ridono – con L’arcano incantatore, un thriller esoterico che conferma l’abilità del regista nel trattare il genere in maniera personalissima. Come i lavori già nominati, Avati ambienta ancora una volta la storia nella campagna romagnola (anche se il film è stato girato in Umbria) e la colloca a metà del Settecento, secolo di superstizioni e di decadimento della Chiesa Cattolica.


Trama:

Giacomo Vigetti, un giovane seminarista, viene cacciato dal capitolo di Bologna per aver messo incinta e costretto ad abortire una giovane ragazza. Inoltre, per lavare del tutto l’onta che giaceva sul suo capo, Giacomo si reca da una misteriosa fattucchiera, con la quale stringe un patto di sangue. Quest’ultima, al termine del rito, lo invia da un monsignore spretato, noto come l’arcano incantatore, sul quale circolano strane dicerie su alcune bizzarre pratiche esoteriche a cui si dedicherebbe. Il ragazzo giunge dal monsignore per sostituire Nerio, il segretario deceduto da poco: anche di questi si dicono le scelleratezze peggiori: si mormora che il monsignore lo iniziò ai riti esoterici e gli rivelò i suoi studi occulti.

Giunto sul luogo, Giacomo è incaricato di seppellire in terra sconsacrata il cadavere di Nerio, che giace in avanzato stato di decomposizione. Con il monsignore, Giacomo stringe un buon rapporto di collaborazione: egli gli detta dei codici numerici da inviare a un misterioso destinatario e il giovane seminarista li trascrive per poi inviarli. Una notte un inviato del Sant’Uffizio rivela al giovane seminarista che il suo ruolo di segretario presso il monsignore faceva parte di un piano della Curia per indagare sulle oscure attività del medesimo. Per questo, prima di inviare le lettere con i codici numerici al misterioso destinatario, Giacomo le fa leggere ad una comunità di suore che vivono vicino al monsignore, le quali hanno anche il monopolio della posta.

Una notte Giacomo vede una presenza arcana attraversare la biblioteca e poi sparire nel nulla. Nei giorni successivi sente alcune voci misteriose: in preda all’inquietudine, chiede rassicurazioni al monsignore che gli disse che essa è la manifestazione non del demonio ma di Dio e lo invita a non credere alle dicerie che circolano sul suo conto. Giacomo incontra di nuovo l’inviato del Sant’Uffizio che lo prega di scoprire il libro da cui provengono i messaggi cifrati che il monsignore invia e che la Curia non riesce a decifrare in alcun modo. Giacomo trova tra gli appunti di Nerio alcune trascrizioni dalla Pseudo-Monarchia dei Demoni, un libro di magia nera messo all’indice dalla Chiesa di Roma. Il Monsignore spiega che Nerio era stato iniziato all’occultismo da un venditore tedesco di libri antichi e che lui, saputo del suo acquisto, gli ordinò di bruciare il testo.

Giacomo comincia a informarsi sul suo predecessore e scopre innanzitutto che fu il monsignore a esigere la sepoltura di Nerio in terra sconsacrata. Una notte riesuma il corpo di Nerio e lo porta al parroco del paese, ma qui scopre che il cadavere non è quello di Nerio, bensì quello del monsignore. Il giovane seminarista corre al castello e scopre che l’impostore è proprio Nerio, che anni prima aveva anche ucciso due suore i cui cadaveri sono celati da anni nelle cantine del castello, e che il libro da cui attingeva i codici cifrati è proprio la Pseudo-monarchia dæmonium, la quale gli permetteva di stabilire contatti con un adoratore del maligno. Il ragazzo fugge e si reca dalla misteriosa fattucchiera con cui aveva stretto il patto di sangue, ma si accorse troppo tardi che la persona in questione era proprio Nerio, col quale dunque rimarrà legato per sempre.


Commento:

Vista la qualità dei thriller-horror di Pupi Avati, viene spontaneo dire che sarebbe meglio che vi si dedicasse più spesso, e non così sporadicamente (un film a decennio, i tre sopra nominati più il recente Il nascondiglio, uscito nelle sale nel 2007) come invece ha l’abitudine di fare. Sta di fatto che, se La casa dalle finestre che ridono fu uno dei gialli all’italiana più originali e audaci degli anni settanta e Zeder un’interessante e singolare variazione sul tema “zombie”, L’arcano incantatore si palesa sin dalle prime scene come un thriller esoterico ed ecclesiastico.

Avati pesca a piene mani dal suo repertorio, dal quale trae sia la location (la campagna romagnola, che al solito acquisisce un’immagine oscura e sinistra), sia alcuni temi già trattati in passato come l’ambiguità sessuale, lo sconvolgimento della figura classica del curato e il ritorno dalla morte. Il cast se la cava piuttosto bene, soprattutto Carlo Cecchi nella parte del “finto monsignore”, che si cala perfettamente nelle duplici (e anzi, a voler dire ancora meglio, triplici) vesti che il copione prevede; anche il protagonista Stefano Dionisi se la cava piuttosto bene, e mostra una discreta espressione inquieta praticamente per tutta la durata del film.

Punto di forza della pellicola, oltre all’oscura e misteriosa trama, è l’atmosfera sinistra attraverso la quale ancora una volta Avati riesce a filtrare la “sua” campagna romagnola (anche se qui le riprese sono state fatte in Umbria): da sottolineare l’accoppiata formata da riprese esterne luminose (sui toni del giallo e dell’arancio) e riprese interne scure e spettrali – un’accoppiata che si era già vista in La casa dalle finestre che ridono. A rendere funzionale l’atmosfera contribuisce anche la bella fotografia di Cesare Bastelli, ma soprattutto le splendide musiche di Pino Donaggio.

In definitiva, L’arcano incantatore è un buon thriller-horror con temi e peculiarità che raramente si possono trovare nel filone thriller italiano (religione, occultismo, esoterismo, ambientazione nel XVIII secolo). Non è un film soddisfacente sotto tutti i punti di vista, dal momento che nella prima metà il film procede lento e non senza intoppi; la sceneggiatura non è sempre puntale e la trama appare qua e là non sempre chiara. Tuttavia, presenta dei buonissimi momenti e dei colpi di scena molto riusciti, oltre ad un finale che conclude la vicenda in modo molto apprezzabile. Ottima, come detto, l’atmosfera che si respira durante la visione della pellicola.


Video:
Trailer del film.


Valutazione: 75/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

 

La casa dalle finestre che ridono (1976)

The Ninth Gate (1998)

Il nascondiglio (2007)


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