“The Mothman Prophecies” (2002)


The Mothman Prophecies (nella versione in italiano viene aggiunto il sottotitolo Voci dall’ombra) è un film del 2002, diretto da Mark Pellington. Il film è ispirato a fatti realmente accaduti: nel 1966-67 in una piccola cittadina del West Virginia un misterioso essere alato apparve a decine di persone. Gli avvistamenti terminarono con il drammatico crollo del Silver Bridge, il ponte costruito sul fiume che attraversava la cittadina; i morti furono 47. Pellington snatura sensibilmente la vicenda e la tratta in modo più paranormale e spettacolare, ma il risultato finale è comunque apprezzabile.


Trama:

Il giornalista del Washington Post John Klein (Richard Gere) è un professionista di successo e un uomo felice, che sta per sposarsi con la fidanzata Mary (Debra Missing). La sua vita cambia tragicamente dopo la morte della moglie per un raro tumore cerebrale diagnosticato dopo i controlli clinici in seguito a un incidente automobilistico. John Klein rimane molto turbato per la prematura perdita, ed è ancora più angosciato per alcuni singolari disegni fatti dalla moglie in fin di vita, che rappresentano un misterioso essere alato con il corpo scuro e due occhi rossi scintillanti. John collega i disegni della moglie con un misterioso “qualcosa” che la stessa sosteneva di aver visto qualche attimo prima di schiantarsi con l’auto.

Una sera John prende l’auto e di punto in bianco si ritrova nel West Virginia, a 600 chilometri da Washington percorsi inspiegabilmente in poco più di due ore. Durante il tragitto l’auto si ferma improvvisamente in un piccolo paese chiamato Point Pleasant: John bussa alla porta di Gordon (Will Patton), uno strano individuo che lo accusa di averlo disturbato anche le precedenti due notti. Viene chiamata l’agente Connie Mills, che racconta a Klein che il paese è negli ultimi tempi vittima di angoscianti visioni di un uomo molto alto con le fattezze di una falena, che lancia messaggi codificati tramite telefonate, suoni acuti, visioni.

Klein non ci mette molto a collegare la misteriosa entità ai disegni fatti dalla moglie e comincia a decifrare i messaggi dell’essere sconosciuto che predicono un’imminente tragedia. I messaggi vengono inoltrati dall’essere sia a Gordon, che terminerà la sua esistenza suicidandosi dopo essere stato additato come pazzo da tutto il paese, sia allo stesso John, che riceve persino – tramite l’essere – dei messaggi dall’aldilà dalla moglie defunta. Dopo due tragedie annunciate a Gordon, e regolarmente avvenute, l’essere annuncia una profezia anche a John: avverrà un disastro sul fiume che attraversa la cittadina.

Klein è convinto che la tragedia avverrà durante la visita del governatore della Virginia alla centrale elettrica del paese, che si trova sul fiume. Così lo raggiunge e lo avverte, ma il governatore non gli dà retta, così pure Connie. Alla fine fortunatamente non succederà niente, e Klein tornerà a Washington più confuso di prima. Giunto nella metropoli però riceve la telefonata di Connie che lo invita a tornare a Point Pleasant per passare il Natale in sua compagnia. Klein prende l’auto e la raggiunge, ma quando si trova sul ponte e vede che per un guasto al semaforo c’è una lunghissima coda di auto in fila capisce che la profezia del Mothman si riferiva a tale evento. Il disastro predetto infatti si avvera e Klein, pur salvando se stesso Connie e molta altra gente, non riesce ad impedire la morte di 37 persone.


Commento:

Dopo il buon thriller Arlington Road, film del 1999 ispirato all’attentato di Oklahoma City, Mark Pellington prova a bissare il suo successo nel genere spostandosi su una vicenda più paranormale e dalle tonalità horror e fantascientifiche, sebbene ispirata a fatti realmente accaduti nella seconda metà degli anni sessanta nella stessa cittadina, Point Pleasant, che nel film funge da teatro alla narrazione. Nel 1966 e nell’anno seguente in questo paesino del West Virginia molte persone la cui testimonianza era attendibile avvistarono un misterioso essere alato che aveva sembianze metà umane e metà di una grossa falena; venne per questo ribattezzato Mothman (Uomo-Falena).

Gli avvistamenti del misterioso essere si ripeterono a decine, e tutti coloro che ne entravano in contatto affermavano di cadere in uno strano stato di percezione simile alla trance e di sentire suoni molto acuti, come quelli a frequenze altissime provocati da una falena. Moltissimi parlarono anche della sua altezza spropositata – quasi due metri e mezzo – e dei suoi terrificanti occhi rossi luccicanti. Gli avvistamenti terminarono tragicamente con il disastro avvenuto nel dicembre 1967, quando il Silver Bridge, ponte costruito sul fiume che attraversava la città, crollò causando 47 morti. Molti allora sostennero che il Mothman fosse un essere misterioso che appariva agli abitanti del paese per profetizzare la tragedia.

Il misterioso essere fu successivamente avvistato qua e là per il mondo, e soprattutto fece scalpore il suo avvistamento presso la centrale nucleare di Chernobyl nei giorni anteriori alla disgrazia del 1986 e presso le Twin Towers prima dell’attentato terroristico dell’11 settembre 2001. Pellington ovviamente conosce la vicenda ma la reinterpreta in modo suo, collocando la vicenda ai giorni nostri (inizio anni 2000) seppur mantenendo la location originale. Il regista modifica gran parte dei fatti realmente accaduti: non si limita a mettere in fila i vari avvistamenti ma mette il tutto su un piano più psichico e paranormale, facendo interagire la misteriosa creatura con gli abitanti del luogo tramite messaggi cifrati, telefonate, visioni.

Così facendo è naturale che il film perde di verosimiglianza: personalmente avrei preferito che la narrazione dei fatti ricalcasse in modo fedele le vicende riportate dalla cronaca del tempo. In tal modo Pellington avrebbe potuto costruire il film su un’atmosfera più horror e concedere al misterioso essere qualche apparizione più chiara e prolungata (Mothman appare solo in 6 frame in tutto il film, e in nessuna scena si vede chiaramente). Ci sono scene che sono sicuramente d’effetto (prima tra tutte quella della telefonata del Mothman a John Klein) ma che faranno storcere il naso agli spettatori che – come il sottoscritto – si aspetterebbero più fedeltà ai tanto conclamati “fatti realmente accaduti”.

Certo sarebbe disonesto stroncare il film, perché a conti fatti The Mothman Prophecies è un dignitosissimo thriller paranormale, superiore a molte produzioni simili di questi ultimi decenni. Quello che si critica qui sono le scelte del regista di snaturare i fatti realmente accaduti per porli sotto un’ottica più cinematografica, diciamo pure hollywoodiana, per concedersi quindi un netto aumento di toni tragici e melodrammatici, che fanno sempre effetto su un certo tipo di pubblico; la realizzazione poi, presa questa decisione, è più che sufficiente, talvolta anche buona nelle atmosfere e nel crescendo della tensione emotiva a cui si sottopone lo spettatore.

Non si può dire che il film sia di stampo mainstream (è apprezzabile per esempio il fatto che, intrapresa questa via, il regista non mostri l’essere a pie’ spinto, ed anzi lo lasci perlopiù immaginare dallo spettatore), ma è innegabile che la scelta del regista coincida con una snaturazione dei fatti che, pur concedendo a Pellington di spaziare tra il repertorio medio di un regista contemporaneo di film thriller – e anche qualcosa di più visto la validità del regista in questione -, travisa i fatti dal principio e quindi ne fornisce una lettura falsata, sebbene anche interessante – cinematograficamente parlando. Ma coloro che si aspettano una fedele messa in scena delle “vicende realmente accadute” storceranno inevitabilmente il naso.

Il cast comunque è buono, con un Richard Gere che, sebbene talvolta troppo mummificato nelle espressioni facciali, rende piuttosto bene nella parte dell’alienato paranoico sul punto di implodere dalla nevrosi. Discreta la fotografia, anche se talvolta si tende ad esagerare con alcuni effetti grafici (toni molto accesi, pellicola bruciata) che francamente dopo un po’ stancano e danno l’idea di film poco serio. Ottima la colonna sonora ad opera di Tom Andandy, che focalizza al meglio l’attenzione dello spettatore nelle scene più thrilling. Buoni anche gli effetti speciali, soprattutto nell’ultima scena (il disastro del Silver Bridge).


Video:
Trailer del film.


Valutazione: 69/100


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