“Hanno cambiato faccia” (1971)


“I miti non muoiono: si trasformano. Avete cambiato faccia, ma continuate a succhiare sangue alla gente.”

Hanno cambiato faccia (conosciuto all’estero come They have changed their face) è un film del 1971, diretto da Corrado Farina. Si tratta di un singolare film sul vampirismo, in cui esso viene visto come un’allegoria del capitalismo: i nuovi vampiri dunque, secondo Farina, non sono quelli classici della tradizione horror ma piuttosto coloro che detengono le redini dell’industria, della pubblicità, della società. Film più di denuncia sociale che horror, dunque, altamente weird, molto interessante anche se decisamente non per tutti.



Trama:

Alberto Valle, un dipendente di un’azienda di automobili, riceve una promozione e viene invitato dal proprietario dell’azienda a casa sua per discuterne. Il proprietario, l’ingegner Giovanni Nosferatu, è un magnate che oltre all’azienda per cui lavora Valle possiede anche giornali e banche; egli vive in una lussuosa quanto sinistra villa sperduta sui monti. Valle, nel tragitto che separa la città dalla villa di Nosferatu, incontra solo alcuni sporadici personaggi che tuttavia non sembrano in grado di pronunciare parola. Incontra anche Laura, un’avvenente quanto disinibita ragazza, che gli strappa un passaggio e lo invita a far l’amore con lei. Valle, troppo occupato a pensare alla sua promozione, la respinge ed entra nel cancello della villa di Nosferatu.

Una volta entrato nella villa, Valle viene accolto da Corinna, la segretaria di Nosferatu. Questa gli rende noto che il magnate non si fa mai vedere prima dell’ora di cena, essendo occupato in affari praticamente tutto il giorno. La sera stessa Valle ha l’onore di incontrare per la prima volta Nosferatu, e di consumare con lui e con Corinna una cena “futuristica”: la visione socialista di Nosferatu lo porta a pensare che qualunque cosa che concerne il lavoro debba essere completamente svuotata del suo valore estetico, e così anche il cibo, che serve solo a dare al lavoratore nuove energie per riprendere il lavoro, deve servire solo a saziare lo stomaco dello stesso.

Valle si accorge anche che ogni parte della villa, dalla poltrona alla doccia al letto, al solo contatto con un essere umano aziona un meccanismo per il quale da un autoparlante posto sulla parete parte una voce che trasmette slogan pubblicitari legati all’oggetto in questione. Proprio sotto la doccia, Valle viene sedotto e fa l’amore con Corinna. Poco prima però Valle aveva fatto una scoperta spaventosa: girovagando di notte per la villa, aveva sentito uno strano mantra di diverse voci che ripetevano slogan capitalisti, guidate dalla voce di Nosferatu. Inoltre, in una stanza della villa, aveva trovato un’incubatrice con alcuni neonati e di fianco un grosso libro che riportava schedati una serie infinita di persone, probabilmente tutti i dipendenti del magnate, tra i quali infatti figurava anche il suo nome.

La mattina dopo, risvegliatosi, Valle scopre come Corinna si sia concessa a lui solo per impedirgli di scoprire le verità sconvenienti presenti nella villa. Essendo tuttavia attratto dalla procacità della segretaria, Valle accetta di buon grado di passare la giornata con lei, e i due vanno a giocare a golf nei boschi circostanti la villa. Valle, per recuperare una pallina, si accorge come nel bosco ci sia un antro sotterraneo con una cripta: al suo interno trova una tomba che reca il nome di Giovanni Nosferatu, nato nel 1801. Nel frattempo Laura viene condotta nella villa di Nosferatu dove viene sorpresa e addentata sul collo dal proprietario.

Nel pomeriggio Corinna porta Valle a fare un giro per il circondato. Entrato in una chiesa, Valle si accorge che Laura non vuole metterci piede nemmeno per un secondo e che la gente del paesino faccia il segno della croce ogniqualvolta la incontri sulla propria strada. Rientrati alla villa, Valle apprende dall’ingegner Nosferatu che quella sera si terrà una riunione di lavoro importante e che il proprietario della magione non potrà cenare con lui. Valle riceve la sua cena in camera, quindi incuriosito si avventura per i meandri della villa con l’intento di assistere segretamente alla riunione.

Valle sente lo stesso mantra della sera precedente e, origliando da dietro una parete, si accorge come alla riunione sono presenti i pezzi grossi dell’alta società: ricchi industriali, importanti pubblicitari, alti prelati, influenti intellettuali. Prima i presenti decidono di cambiare nome e confezione ad un detersivo accusato dagli ambientalisti di aver inquinato la rete idrica, poi Nosferatu caccia dalla riunione il direttore di un’azienda di profilattici di sua proprietà in quanto due dipendenti sono stati immortalati a consumare l’atto sessuale a comprare abitini per il figlioletto neonato; lo sventurato, allontanato dalla villa, verrà investito e ucciso da una delle automobili dei guardiani al servizio di Nosferatu. Infine i presenti pianificano la pubblicità per sponsorizzare la messa in vendita da parte dell’LSD da parte dell’azienda Nosferatù, con l’appoggio di tutti, anche del vescovo presente alla riunione, che lo vuole elargire gratuitamente ai suoi poveri.

Valle, inorridito da quanto visto all’interno della villa, tenta la fuga ma viene sorpreso da Nosferatu, appena uscito dalla riunione. Dopo che Valle gli rende noto il suo biasimo e il suo desiderio di rinunciare alla promozione e di licenziarsi dalla sua azienda, il magnate gli apre la porta della villa e lo lascia fuggire me, una volta uscito nel parco circostante, le automobili dei guardiani di Nosferatu tentano di investirlo. Nuovamente rientrato nella villa, Valle impugna una pistola e spara a Nosferatu.

Valle, dopo aver salutato a malincuore Corinna, sale sulla sua auto per lasciare quel posto infausto ma dentro all’abitacolo trova Laura; questa ha appena accettato l’offerta di lavoro di una grande azienda, che le consentirà di vivere in ricchezza e serenità, anche se non più libera e legata alle catene del sistema. Valle, non riconoscendola, la segue nuovamente nella villa, dove incredibilmente trova ad accoglierlo il redivivo ingegner Nosferatu. Dopo averlo fissato atterrito, Valle avanza verso di lui e gli stringe la mano, accettando così di fatto la sua promozione e il suo inserimento nei piani alti dell’organizzazione capitalista. Il film termina e sullo schermo compare una frase di Herbert Marcuse: «Il terrore, oggi, si chiama tecnologia»


Commento:

Uscito nelle sale nel 1971, Hanno cambiato faccia di Corrado Farina rientra nel filone dell’horror vampiresco italiano (I vampiri, Riccardo Freda, 1957), ma rispetto alla tradizione classica si distacca in modo significativo proponendo una lettura allegorica in chiave sociopolitica del fenomeno del vampirismo. Il connubio tra cinema horror e critica sociale, che trova compimento nell’equiparazione tra vampiri e capitalisti fondata sull’essere entrambi mostri succhiatori di sangue, richiama altri due film italiani usciti l’anno precedente, La corta notte delle bambole di vetro (Aldo Lado) e Il delitto del Diavolo (Tonino Cervi).

Dopo una prima scena ambientata nell’azienda automobilistica per la quale lavora il protagonista, Farina lo fa partire per la misteriosa villa del proprietario dell’azienda, il sinistro ingegner Giovanni Nosferatu; il viaggio verso la villa (che sostituisce il classico castello in Transilvania) e l’arrivo sul luogo, con un paesino fantasma di case diroccate, croci piantate nel terreno e bizzarri abitanti privi dell’uso della parola è ripreso in modo fedele dalla tradizione cinematografica dei film vampireschi. Ma la sorpresa è dietro l’angolo: non appena il protagonista entra nella villa, lo spettatore scopre che quest’ultima non è cadente e barocca come l’aveva immaginata vedendola dall’esterno, bensì arredata secondo il più moderno gusto pop art.

Farina gioca molto su due piani: quello classico, riprendendo molti elementi della tradizione cinematografica dei decenni precedenti (la scoperta della cripta e della tomba di Nosferatu, lo stesso cognome del medesimo, gli ambienti desolati intorno alla villa, la nebbia perenne) e quello innovatore, proponendo nuove argute letture di un mito che sente in qualche modo il dovere di rinverdire, per la gioia degli amanti del weird (il maggiordomo di turno diventa una segretaria bella e disponibile – sebbene anch’ella caratterizzata di un che di vampiresco -, la casa è arredata secondo il gusto moderno, la cena ricorda più quella di 2001: A Space Odissey (Stanley Kubrick, 1968) che quella di un tipico film vampiresco, e via dicendo).

I momenti topici della pellicola sono – non a caso – due scene mai viste in un vampire-movie: la scoperta di una stanza contenente un’incubatrice con dei neonati al suo interno e un grosso libro contenente i nomi di migliaia di persone (i dipendenti di Nosferatu, coloro che metaforicamente si fanno “succhiare il sangue” dallo stesso) e la riunione tra l’ingegnere e vari esponenti dell’alta società, anch’essi dipinti da Farina come veri e propri vampiri: c’è l’industriale nostalgico del ventennio, il vescovo disposto a dire sì alla legalizzazione delle droghe allucinogene in nome del profitto, l’intellettuale al servizio del padrone e altri ancora. Gli slogan pubblicitari si trasformano in una specie di mantra satanico (Rosemary’s Baby, Roman Polanski, 1968), attraverso cui coloro che detengono le redini della società assoggettano al loro potere i consumatori lobotomizzati dalla loro reclame martellante.

Altri momenti riusciti del film, che in linea di massima è caratterizzato da una buona atmosfera e da un ritmo lento ma avvincente, sono: la già nominata cena con Nosferatu; la “redenzione all’inverso” dell’hippie Laura, che camminando nella nebbia verso la villa di Nosferatu di fronte agli occhi dell’atterrito Alberto avanza metaforicamente verso l’annientamento della sua coscienza sociale; la stretta di mano finale tra Nosferatu e Valle, che sottende implicitamente ad una arrendevole rinuncia alla lotta da parte di quest’ultimo, anch’egli a questo punto assoggettato alla gabbia dorata del business.

La visione di Farina sullo stato in cui si trova la società odierna, annichilita dalle brutalità del capitalismo e dell’egoismo delle classi dirigenti, è dunque sostanzialmente pessimistica. La “rinascita” inaspettata (ma neanche troppo, per i conoscitori del genere) del villain principale, quell’ingegner Nosferatu che rappresenta con la sua figura l’intero sistema capitalista, è un espediente narrativo perfetto per trasmettere allo spettatore la supposizione che, purtroppo, il sistema attuale non verrà mai sradicato, ed anzi continuerà a crescere sempre più inglobando sempre più servi-proseliti (nel caso in questione, Alberto Valle e Laura).

A tutto ciò, secondo il gusto sleaze del cinema italiano degli anni settanta, Corrado Farina ci aggiunge quel tocco erotico che caratterizzerà anche il suo successivo Baba Yaga (1973): qui le due procaci donne della vicenda sono impersonate da Francesca Modigliani (Laura, la giovane hippie) e da Geraldine Hooper (la morticiana segretaria di Nosferatu, che si rivelerà non meno disinibita della prima), successivamente anche in Profondo Rosso (Dario Argento, 1975) . Gli attori maschili, i due protagonisti del film, sono invece interpretati perfettamente da Giuliano Esperanti (nel personaggio di Alberto Valle, accreditato curiosamente con il nome di Giuliano Disperati come in quasi tutti i film in cui ha lavorato) e da Adolfo Celi (nei panni del vampiro di turno), che diventerà maggiormente noto al pubblico in seguito grazie alla sua partecipazione in molti poliziotteschi.

Da sottolineare anche la colonna sonora di Amedeo Tommasi, di grande impatto e in linea con la vicenda anche se un po’ ripetitiva e monotona (risalta praticamente solo la title song). Ottima la fotografia di Aiace Parolin, sicuramente coadiuvato dalla bravura come direttore della fotografia di Farina, ammirabile anche in altre sue pellicole: qui si opta fondamentalmente su un largo utilizzo della scala di grigi e di gialli più o meno accesi e verdi piuttosto saturati. Concludendo, possiamo dire che Hanno cambiato faccia non è certamente un film per tutti, essendo più concettuale che horror in senso stretto. Tuttavia i fan di quella parte del cinema italiano un po’ weird e un po’ sleaze con strizzatine d’occhio alla controcultura sessantottina non potranno che apprezzare.


Video:
Scena topica del film.


Valutazione: 76/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

Nosferatu, eine Symphonie des Grauens (1922)

They Live (1988)

La corta notte delle bambole di vetro (1970)

Il delitto del Diavolo (1970)


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