“Seven Women for Satan” (1974)


Diretto dal regista francese Michel Lemoine (che qui veste anche i panni dell’attore protagonista) e prodotto con il titolo di Les week-ends maléfiques du Comte Zaroff, ma mai uscito in Francia perché subito bannato dalla censura transalpina, Seven Women for Satan (conosciuto in Italia come Sette femmine per un sadico) in realtà non è un horror satanico ma un thriller a tinte gialle (in questo senso il titolo nostrano è più esplicativo dell’originale).


Trama:

Il conte Boris Zaroff (Michel Lemoine) ha un’insana passione per il sadismo: fin dalla prima scena lo vediamo assalire violentemente e poi investire una povera autostoppista che gli aveva strappato un passaggio. In questo suo “passatempo” il conte è spalleggiato dal suo fedele quanto enorme cane da caccia e dal sinistro maggiordomo Karl (Howard Vernon). Boris vive nell’ossessione della morte di una donna, tale Anne (Joelle Coeur) che aveva amato ed involontariamente ucciso tempo addietro: da lì l’inizio della sua insana passione sadica.

Boris ha anche uno studio di lavoro, e anche grazie a questo si procaccia le prede: a farne le spese è una giovane segretaria che, appena assunta, viene invitata per un periodo di prova nel castello di proprietà di Zaroff per poi essere drogata e uccisa dopo un folle inseguimento con tanto di cane sguinzagliato dal conte. Il destino vuole che nello stesso momento in cui la poveretta stava per morire giungano nel castello anche due forestieri a chiedere ospitalità per la notte, essendosi la loro automobile bloccata nel bel mezzo del bosco. Anch’essi saranno ospitati e ovviamente faranno una brutta fine.

Nel finale tuttavia si scopre che il vero sadico nel castello non è il conte Zaroff ma bensì il maggiordomo Karl: egli, dietro ad un giuramento che fece al padre in punto di morte, promise al genitore di aver fatto impazzire Zaroff (anche se non si capisce per quale motivo tanto astio nei confronti del datore di lavoro). Ad ogni modo Karl metterà in atto una serie di trucchi per far “comparire” davanti agli occhi del padrone il fantasma della compianta Anne, per poi chiuderlo per l’eternità nella cappella mortuaria della medesima. Karl, mantenuta la promessa data, crede di essere ormai libero e mette in vendita la villa, ma la vendetta della defunta Anne è dietro l’angolo…


Commento:

Mediocre film francese di metà anni settanta che mischia orrore e sesso, creando così una discreta miscela exploitation, Seven Women for Satan si lascia a dire il vero più ricordare per le scene erotiche che non per quelle thrilling, che invece a norma di regola dovrebbero sostenere l’intera pellicola. In particolar modo la scena migliore del film (e probabilmente l’unica veramente valida) è quella in cui ci viene mostrato la sensuale masturbazionedella biondissima esordiente Sophie Grynholc dentro un letto a baldacchino “vestita” solo con un “boa” di piuma azzurro.

Il resto del film è scontato e piuttosto noioso, oltre ad essere poco chiaro (non si capiscono per esempio le motivazioni che hanno portato Karl, dietro al giuramento stipulato con il padre, a condurre il “povero” conte Zaroff alla pazzia). Come se non bastasse, neanche l’elemento gore è rilevante, nonostante il film sia stato subito bannato in Francia, paese produttore della pellicola (senza dubbio in Italia, visto i numerosi thriller ben più “forti” e sanguinolenti, sarebbe uscito senza problemi nelle sale).

L’unico elemento positivo del film è forse la fotografia: la pellicola è infatti caratterizzata da interessanti inquadrature e da un uso spesso originale della mpd. La colonna sonora invece appare spesso discordante e traballante; i dialoghi sono forzatamente pomposi e cadono spesso nel ridicolo. La sceneggiatura è piena di buchi e il comportamento dei personaggi è il più delle volte inverosimile.

Seven Women for Satan potrebbe ricordare a molti amanti del genere Il rosso segno della follia (Mario Bava, 1970): in entrambi troviamo come protagonista un conte sadico che si diverte a torturare e uccidere ragazze a caso, entrambi i film sono ambientati per lo più in un castello nella brughiera inglese ed ambedue si concludono con la caduta nel vortice della pazzia da parte del protagonista. Ovviamente, rispetto al film di Bava, qui siamo su livelli ben inferiori, ma non è un mistero che negli anni sessanta-settanta gli italiani dettavano legge su questo genere di pellicole.

In definitiva, Seven Women for Satan è un film sul quale anche l’appassionato del genere (per lo più italiano) giallo/thriller di quegli anni potrebbe comodamente sorvolare. Potrebbero trovarci qualche motivo di interesse solo gli amanti dei film del filone gothic ambientati in antichi castelli dotati di camere per le torture e simpaticherie del genere… ma sotto questo punto di vista persino La notte che Evelyn uscì dalla tomba (Umberto Lenzi, 1971) potrebbe avere qualcosa in più da trasmettere.


Video:
Una scena del film.


Valutazione: 50/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

Il rosso segno della follia (1970)

La notte che Evelyn uscì dalla tomba (1971)

La bestia uccide a sangue freddo (1971)


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