“Milano Calibro 9” (1972)


“Se si va avanti così, vedrai che dovranno creare l’antimafia anche a Milano”

Milano Calibro 9 è un film del 1972, diretto da Fernando Di Leo e ispirato al romanzo Stazione Centrale ammazzare subito di Giorgio Scerbanenco . Il film è il primo capitolo della “trilogia del milieu” del regista, che comprende anche i successivi La mala ordina (1972) e Il boss (1973). E’ considerato dalla critica uno dei migliori film di crimine/polizieschi italiani.


Trama:

Pasquale Tallarico (Mario Novelli) e Rocco Musco (Mario Adorf), due criminali molto violenti, attendono all’uscita del carcere di San Vittore Ugo Piazza (Gastone Moschin), un loro ex compagno mafioso che a parere del capo dell’organizzazione, l’Americano (Lionel Stander) anni prima si era intascato un pacco contenente 300000 dollari. Sulle sue tracce c’è anche il commissario di polizia (Frank Wolff), che vuole tirarlo dalla sua parte con un compromesso per riuscire a prendere l’Americano e i suoi uomini.

Ugo Piazza viene subito tallonato da Pasquale, Rocco e Nicola (Giuseppe Castellano), i quali lo pestano e gli consigliano di andare a parlare con l’Americano.
Ugo si reca invece alla stazione di polizia, dove sostiene di avere smarrito la carta d’identità, per farsi fare un documento provvisorio, ma non denuncia al commissario i suoi aguzzini. Quindi trova alloggio in un piccolo alberghetto nella periferia milanese. Ben presto gli stessi tre uomini di cui sopra vengono a fargli visita e distruggono la stanza, in cerca del malloppo.

Piazza è senza un soldo e  si fa prestare del denaro da due suoi amici: Don Vincenzo (Ivo Garrani) e suo nipote Chino (Philippe Leroy). Ma nell’appartamento di questi fanno ancora irruzione i mafiosi. Chino però reagisce e con l’appoggio di Ugo allontana i criminali. Nel frattempo un uomo vestito di rosso pedina Ugo Piazza, mentre questo si dirige allo strip club dove lavora la sua vecchia fidanzata, Nelly (Barbara Bouchet).

Dopo qualche tentennamento e su consiglio di Chino, Piazza decide di recarsi al cospetto dell’Americano, che gli affida una missione con i suoi uomini in attesa di scoprire se ha o meno i soldi del malloppo. Piazza in seguito si incontra ancora con l’Americano, affermando che i responsabili del furto potrebbero essere anche Rocco e Pasquale, che quel giorno lavoravano con lui. L’Americano tiene in considerazione questa teoria, anche se ovviamente i due interessati negano ogni loro colpa. Il boss inizia quindi a dubitare di tutti i suoi uomini e piazza alcune bombe nelle consegne del giorno. Muoiono due uomini e la polizia inizia a mettersi sulle tracce dell’Americano.

Nel frattempo, Piazza architetta una violenta vendetta insieme a Chino e suo nonno, ai danni della cosca. Qualche sera dopo, l’Americano manda Ugo insieme a Rocco, Pasquale e Nicola in missione: devono uccidere due nuovi bersagli di una banda rivale. Piazza si ritirerà all’ultimo minuto, quando scopre che i bersagli sono in realtà Chino e Don Vincenzo. Dei due, solo Don Vincenzo viene ucciso dalle mitragliatrici della banda. Poco dopo viene pestato dagli uomini del boss, che non hanno tollerato la sua ritirata durante la missione.

La resa dei conti però si avvicina. Durante un’importante festa presso la villa dell’Americano, arriva Chino a compiere una strage: uccide prima l’Americano e poi molti suoi uomini. Anche Piazza poco dopo si aggiunge alla sparatoria dalla parte di Chino, il quale però viene ferito e muore dinanzi agli occhi dell’amico. Piazza, finalmente libero, esce da Milano per dirigersi alla casa in campagna dove aveva nascosto la refurtiva tre anni prima. Recuperati i trecentomila dollari, ritorna a Milano, ma viene intercettato dalla polizia che gli comunica della strage nella villa dell’Americano.

L’agente che lo blocca, vedendo che Piazza sta rientrando ora a Milano, non può sospettare di lui, ma lo vuole condurre ugualmente in Questura per essere sentito. Egli però non perquisisce nemmeno la borsa che Piazza porta con sé. In Questura il commissario rivale interroga alcune donne presenti nella villa al momento della strage, chiedendo loro se Piazza era presente o meno: dietro ordine di Rocco, queste rispondono di no. Quest’ultimo infatti, avendo intuito che all’interno della borsa che Piazza porta con sé c’è la refurtiva tanto ricercata, gli propone di diventare soci. Piazza si limita a rispondere che rifletterà sulla proposta e si reca a casa di Nelly.

Nelly però nel frattempo ha architettato un piano con Luca (Salvatore Aricò), il figlio del barista, che altri non è che l’uomo vestito di rosso. Non appena Piazza giunge nell’appartamento mostra i soldi ad un’incredula Nelly, che simultaneamente ordina a Luca di sparare a Piazza: il ragazzo obbedisce e colpisce Ugo, il quale, prima di morire,  dà un pugno in viso a Nelly, rompendole il setto nasale. Proprio in quel momento entra Rocco, anch’egli sulle tracce di Ugo dopo essere uscito dalla Questura, che infuriato uccide Luca insultandolo. Poco dopo viene raggiunto dai poliziotti, che, a loro volta lo inseguivano.


Commento:

Milano Calibro 9 è uno dei capolavori di Fernando Di Leo, a sua volta considerato dalla critica uno dei registi cardine del filone poliziesco italiano. Il cinema di Di Leo in realtà non è inquadrabile in senso stretto nel filone poliziottesco, essendo più che altro una fusione tra generi noir, crime e pulp. Girato a Milano come il successiva La Mala Ordina, Milano Calibro 9 presenta una Milano prettamente diurna (come peraltro anche il successore), concentrando tutta l’attenzione dello spettatore sulle vicende di criminalità concedendo talvolta qualche scorcio “da cartolina” allo spettatore (Duomo, Missori, Navigli).

Divenuto film cult del genere già al momento della sua uscita nelle sale, Milano Calibro 9 presenta tutti i punti di forza che sono presenti in tutte le migliori pellicole del regista: innanzitutto un’azione serrata ed avvincente, quindi una fotografia limpida ed originale grazie all’uso spesso intelligente e mai banale della mpd (spesso dal basso verso l’altro), inoltre una colonna sonora tra le migliori del filone poliziesco. Il film presenta alcune situazioni che poi detteranno la strada da seguire a molti registi che si cimenteranno nel genere: un uomo ricercato per uno sgarro, la sua vendetta, varie azioni punitive e intimidatorie, un finale a sorpresa.

In Milano Calibro 9 si segnalano inoltre spunti di critica sociale (lo scontro tra due commissari di polizia dalle vedute opposte, la solita figura barbina della polizia, rappresentata come nel migliore stile del filone poliziottesco come incapace e poco sveglia) e una significativa e riuscita alternanza di momenti drammatici e comici (il sicario che aiuta il vecchio receptionist dell’hotel a fare il cruciverba mentre i compagni stanno sfasciando una delle sue stanze). La recitazione degli attori è talvolta quasi teatrale (soprattutto Mario Adorf), e questa scelta rende alcune scene delle vere e proprie sequenze cult del cinema pulp (i vari avvertimenti di Rocco a Piazza, la scena finale in cui lo stesso Rocco aggredisce Luca insultandolo).

Di primissimo rilievo sono anche i personaggi messi in scena dal regista: si va dal gelido Ugo Piazza, interpretato egregiamente da Gastone Moschin, al sicario  mediterraneo Rocco, impersonato da un Mario Adorf che ruba la scena a tutti (e che farà il bis nel successivo film di Di Leo, in un ruolo quasi opposto eppure con non pochi punti di contatto). Tutto il cast però è da ricordare: Frank Wolff nei panni dell’inflessibile commissario di polizia e Luigi Pistilli in quella del vice-commissario garantista e progressista, Barbara Bouchet con la scena del mitico spogliarello, e ancora Philippe Leroy e Lionel Stander.

Milano Calibro 9 è un capolavoro che l’appassionato di cinema di crimine non può lasciarsi sfuggire: sin dall’intro (culminante con Mario Adorf che “pizzica” uno dei corrieri incriminati della mancata riuscita del piano dal barbiere e gli fa la barba “a modo suo”) si capisce che la pellicola è destinata a raggiungere livelli forse mai visti prima in Italia. Non è un caso de Di Leo negli anni a seguire realizzerà altri capolavori del filone (oltre a quelli già nominati è doveroso ricordare Diamanti sporchi di sangue, 1977), ma in ogni caso Milano Calibro 9 rimane il capostipite della sua filmografia nonché la sua pellicola più apprezzata dalla critica.


Video:
Trailer del film.


Valutazione: 85/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

La mala ordina (1972)

Il Boss (1973)

Diamanti sporchi di sangue (1978)


1 Commento

Archiviato in action, crime, noir, poliziesco, poliziottesco, thriller

Una risposta a ““Milano Calibro 9” (1972)

  1. Gentile Marco,
    complimenti per il sito e per la passione che riesci a trasmettere. Sono un appassionato di Scerbanenco e dei film tratti dai suoi romanzi. Ho un blog che si chiama Noir Italiano e parla, appunto, di poliziesco all’italiana. Ho provato a contattarti in tutti i modi ma non ci sono mai riuscito, per poter riportare i tuoi articoli anche sul mio blog. Se sei interessato scrivimi a omargatti85@gmail.com
    Saluti e grazie per quello che scrivi

    Omar

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