“Bora Bora” (1968)


Bora Bora è un film del 1968, diretto da Ugo Liberatore. E’ considerato il film che inaugura il filone esotico-erotico italiano, che si svilupperà poi negli anni settanta grazie a film come Il dio serpente (Piero Vivarelli, 1970), Amore Libero – Free Love (Pier Ludovico Pavoni, 1974) e la saga di Emanuelle Nera, interpretata da Laura Gemser.


Trama:

Il giovane Roberto (Corrado Pani), partito dall’Italia per le isole polinesiane per ricongiungersi con Marita (Haydée Palitoff), sua moglie, apprende, una volta sbarcato a Papeete, che la donna è andata a vivere con l’indigeno Manì (Giovanni Ivan Scratuglia), con cui ha una relazione amorosa e sessuale. Visti inutili i suoi sforzi per riconquistarla, Roberto cerca di capire le ragioni del la scelta, finché non decide di rendere pan per focaccia alla sua Marita: si lega a Tehina (Rosine Copie) una indigena del luogo con cui inizia una relazione e decide di andare a vivere, in una capanna che i due iniziano a costruire.

Con questa tattica, Roberto riesce paradossalmente a riconquistare l’attenzione di Marita, che si scopre molto ingelosita del suo nuovo rapporto con l’isolana. Così la ragazza si riavvicina in modo netto a Roberto, fino a dichiarare in sua presenza (e anche in presenza di Manì) di amarlo ancora. Manì impazzisce dalla gelosia e aggredisce Roberto, mentre Marita, ancora affezionata all’indigeno, non sa da che parte stare. Alla fine Marita, di nuovo attratta da Roberto, decide di prendere l’aereo e di tornare in Italia con lui. Il film si conclude con Roberto che dà fuoco alla sua capanna e Marita che raccoglie un pesce spiaggiato e lo rimette in acqua, salvandogli la vita.


Commento:

Film di importanza storica ben maggiore rispetto al valore artistico reale, Bora Bora è considerato un vero e proprio oggetto di culto del genere esotico-erotico, filone che si sviluppò in Italia negli anni settanta e che conobbe la massima fama nella seconda metà del decennio, grazie al personaggio di Emanuelle nera interpretata da Lsura Gemser. Qui, più che sulla procacità delle indigene di turno – con le quali tuttavia lo spettatore ha comunque occasione di rifarsi gli occhi – il regista Ugo Liberatore punta maggiormente sui personaggi “bianchi”: la bellissima e libera Marita e il possessivo e materialista Roberto, passando pure per una procace svedesona interpretata da Doris Kunstmann.

Leit motif della pellicola è – come d’altra parte in tutti i film del filone che vennero influenzati da Bora Bora – lo scontro tra due stili di vita (soprattutto dal punto di vista amoroso/sessuale) diversi come quello europeo/occidentale e quello esotico (qui rappresentato dagli indigeni di Haiti). Il regista illustra dalla parte dei primi caratteri negativi quali la gelosia e l’amore visto come possesso materiale della persona amata, mentre per quanto riguarda i secondi mette in risalto la propensione all’amore libero e spensierato. Curiosamente nell’ultima parte di pellicola ogni aspetto verrà arbitrariamente rovesciato, donando alla pellicola una nuova chiave di lettura.


Video:
Un pezzo della colonna sonora del film.

Valutazione: 64/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

Il dio serpente (1970)

Amore Libero – Free Love (1974)

Emanuelle Nera (1975)


1 Commento

Archiviato in drama, erotika, esotika

Una risposta a ““Bora Bora” (1968)

  1. Andrea

    vorrei sapere se eventualmente rivedere il film,mi ricorda molto la mia gioventu’,anche in forma privata

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