“Il dolce corpo di Deborah” (1968)


Il dolce corpo di Deborah (conosciuto all’estero come The Sweet Body of Deborah) è un film del 1968, diretto da Romolo Guerrieri e scritto da Ernesto Gastaldi.


Trama:

Lo svizzero Marcel (Jean Sorel), in viaggio di nozze con la moglie americano Deborah (Carrol Baker) a Ginevra, rivede Philip, un vecchio amico, il quale lo accusa del suicidio della sua ex fidanzata Susan (Ida Galli), da lui abbandonata prima di partire per l’America. Il giorno seguente Marcel vuole far visita alla villa dei genitori di Susan per informarsi a proposito del suicidio della sua ex fidanzata, ma giunti sul luogo Marcel e Deborah la trovano disabitata; la donna rispondendo al telefono sente anche una voce misteriosa che la minaccia di morte. Deborah è scossa al punto che comincia a prendere barbiturici. Un giorno Marcel, attraversando la città su un taxi, vede casualmente Deborah in un caffè con Philip, cosa che lo disorienta e lo turba. Deborah lo rassicura dicendogli di averlo incontrato per convincerlo a lasciarli in pace. Marcel comunque non è tranquillo, e i due decidono di lasciare Ginevra per alloggiare temporaneamente in una villa poco lontana, di proprietà della donna. La coppia ben presto fa la conoscenza del vicino di casa, un eccentrico pittore di nome Robert (George Hilton). La prima notte nella villa, Deborah ruba a Marcel una foto di Susan e manifesta inquietudine ipotizzando che il marito sia ancora innamorato di lei. Intanto Marcel si ricorda che Philip era innamorato segretamente di Susan, e arriva alla conclusione che il fatto che Susan si sia suicidata per colpa sua sia una messinscena ordina dallo stesso Philip per vendicarsi della preferenza della donna nei confronti di Marcel ai suoi danni.

La sera seguente Marcel e Deborah vanno in un club a ballare; mentre l’uomo si assenta per un attimo il pittore Robert arriva e convince Deborah a ballare con lui. Marcel, giustamente, mostra segni di insofferenza e obbliga Deborah a tornare a casa. Il giorno dopo i due amoreggiano nel prato della villa e Marcel si accorge con disappunto che Deborah ha fatto suonare sul giradischi una canzone a cui Susan era molto legata. Poco dopo ricevono una telefonata minatoria da parte di Philip; Deborah, al limite della sopportazione, ingurgita una dose spropositata di barbiturici, ma viene salvata da Robert, che nel frattempo si era introdotto di nascosto nella villa. La notte seguente Philip entra nella camera da letto di Deborah e cerca di ucciderla, ma Marcel interviene e uccide l’ex amico e lo seppellisce in giardino per nascondere le prove. La mattina dopo, mentre Marcel è fuori, Deborah intravede nel giardino della villa Susan e Philip e sviene. Le vengono tagliate le vene ai polsi dai due che poi scompaiono. Alla fine si scopre che Susan e Philip erano d’accordo con Marcel, e i tre con la morte di Deborah incasseranno una ricca assicurazione. Marcel entra nella camera da letto ma anziché Deborah morta trova Robert, che ha assistito a tutto. Comprendendo di essere caduto in un tranello Marcel cerca di difendersi, ma il pittore gli spara e l’uccide. Deborah e il pittore se ne vanno con il denaro dell’assicurazione incassato per la morte di Marcel.


Commento:

Prendendo spunto dal seminale La ragazza che sapeva troppo (Mario Bava, 1963), questo Il dolce corpo di Deborah (prodotto da Luciano Martino, scritto da Ernesto Gastaldi e diretto da Romolo Guerrieri) codifica un nuovo tipo di giallo all’italiana che farà storia negli anni a venire – si vedano film come  Così dolce… così perversa (1969), Orgasmo (1969) e Paranoia (1970) di Umberto Lenzi, La coda dello scorpione (1971), Lo strano vizio della signora Wardh (1971) e Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave (1972) di Sergio Martino e Una sull’altra (1969) di Lucio Fulci. E’ chiara anche l’influenza del giallo hitchockiano Vertigo (1958), in particolare negli intrighi sentimentali e nel personaggio di una affascinante Carrol Baker, molto carismatica e sensuale nonostante fosse già quasi quarantenne. La trama su cui il film si fonda farà come detto storia: la vita sentimentale di una coppia viene scossa da alcuni avvenimenti del passato che minacciano la loro stabilità mentale. Alla fine si scoprirà che uno dei due, in combutta con altra gente, voleva far perdere la ragione al coniuge per intascare una grossa eredità. E’ evidente come già detto l’influenza che questo film ha avuto su Umberto Lenzi e Sergio Martino, che su questo leit motif ci fonderanno buona parte della loro carriera.

Il dolce corpo di Deborah dà insomma il via a questo primo filone del giallo all’italiana, non ancora cruento e thrilling come quello posteriore degli anni settanta (Dario Argento, Lucio Fulci, Aldo Lado) ma piuttosto fondato su atmosfere sensuali, lascive, intriganti. Nel film ci sono alcune idee che codificheranno il genere: una musica che riporta alla mente tragici eventi del passato, telefonate minatorie misteriose, fatti apparentemente inspiegabili, personaggi ambigui, night club pullulanti di umanità pittoresca, un’ingente assicurazione/eredità di cui usufruire e via dicendo. Nel cast troviamo alcuni degli attori che, insieme a Edwige Fenech e Ivan Rassimov, sono destinati a divenire le facce più carismatiche di questo filone, essendo presenti in molti dei film già nominati: Jean Sorel, Carrol Baker, George Hilton, Luigi Pistilli. Per la sua importanza storica, per aver in qualche modo dato il la alla prima ondata di filone giallo italiano (se si eccettuano i due film di Bava del 1963 e del 1964, decisamente in anticipo rispetto al formarsi di filoni veri e propri), Il dolce corpo di Deborah merita una valutazione discreta nonostante non sia da giudicare, con il senno di poi, come uno dei film più riusciti del genere. Sicuramente interessante più per l’atmosfera (la fotografia piena di ombre e luci e la bella colonna sonora di Nora Orlandi fanno la loro parte) che per la sostanza, il film è comunque da vedere per gli amanti del genere, dato che senza questa produzione il corso che il giallo ha preso in Italia avrebbe potuto essere molto differente.


Video:
Scena cult del film.


Valutazione: 72/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

La ragazza che sapeva troppo (1963)

Così dolce… così perversa (1969)

Orgasmo (1969)

Paroxismus (1969)

Paranoia (1970)

La coda dello scorpione (1971)

Lo strano vizio della signora Wardh (1971)

Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave (1972)


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