“La sorella di Ursula” (1978)


“L’uomo forse è nato con poteri che adesso chiameremmo soprannaturali, forse proprio per difendersi da fatti naturali”.

La sorella di Ursula (The Sister of Ursula nella versione internazionale) è un film del 1978, diretto da Enzo Milioni. Si tratta di uno degli innumerevoli gialli usciti sulla scia di Martino, Argento e Fulci, vicino al primo per quanto riguarda il marcato erotismo, al secondo per la fotografia e al terzo per la trama e la sceneggiatura.


Trama:

In un albergo della costiera ligure giungono in vacanza due sorelle, Ursula (Barbara Magnolfi) e Dagmar (Stefania D’Amario). Qualche ora dopo, nelle vicinanze dell’hotel, una prostituta viene assassinata da un cliente che l’aveva pagata per assistere alle sue effusioni con un altro uomo. Passano i giorni e anche due giovani vengono uccisi, mentre facevano l’amore in una torre vicino all’hotel. Le due sorelle hanno caratteri molto diversi: mentre Dagmar è sicura di sé e ha voglia di fare la bella vita, Ursula è complessata e prende delle pillole per il trauma – il suicidio del padre – che la segna sin dall’infanzia. Nell’hotel, oltre al proprietario Roberto (Vanni Materassi) c’è anche un giovane uomo sospetto che tutti chiamano Filippo (Marc Porel).

Quest’ultimo intrattiene una relazione amorosa con la bella Stella Shining (Yvonne Harlow), che fa la cantante nel night presente nel piano inferiore dell’hotel. Tuttavia Filippo, che si scopre essere anche un eroinomane, punta con insistenza anche Dagmar, suscitando così la gelosia possessiva e il nervosismo della sorella Ursula, che preme continuamente per lasciare l’hotel al più presto. Dopo qualche giorno sul luogo giunge anche Jenny (Antiniska Nemour), la bella e giovane amante di Vanessa (Anna Zinnemann), la moglie di Roberto. Proprio Jenny dopo pochi giorni di permanenza, viene uccisa dallo stesso omicida dei precedenti delitti. E’ Ursula a far trovare il cadavere a Vanessa, nell’ala abbandonata dell’albergo.

Vanessa è convinta che il colpevole del delitto sia il marito, che aveva di recente scoperto la relazione fedifraga della moglie e aveva dato in escandescenza. Il marito però nega, affermando di aver trovato il cadavere di Jenny quando era già stata uccisa e di averlo nascosto negli scantinati dell’hotel. Intanto nell’albergo giunge uno psichiatra a visitare Ursula. Contemporaneamente Filippo, dopo aver chiesto a Stella di procurargli un po’ di eroina, scopre che nell’albergo c’è in atto un traffico di droga che coinvolge anche Roberto. Quest’ultimo nei ritagli di tempo se la spassa con Stella, che da lì a breve si aggiunge all’ormai lungo elenco di vittime.

Filippo, con un colpo di scena, rivela la sua vera identità: non è un perditempo drogato bensì un poliziotto sotto mentite spoglie, tenente della squadra narcotici, inviato nell’hotel per smascherare il traffico di droga. Egli pensa di aver risolto anche il caso degli omicidi, additando Roberto come colpevole. Ma si sbaglia: il vero serial killer è Ursula, che ha ucciso tutte le sue vittime dopo averle viste copulare. Essa ha compiuto i delitti a causa del trauma infantile: aveva scoperto che il padre si era suicidato dopo essere stato lasciato dalla moglie, madre di Ursula e Dagmar, perché impotente. Proprio la sorella Dagmar dovrebbe essere l’ultimo bersaglio della sorella pazza, ma un provvidenziale intervento di Filippo riesce a salvarle la vita.


Commento:

Mediocre e tardo giallo all’italiana ispirato ai lavori di Sergio Martino/Lucio Fulci più che a quelli di Dario Argento (del quale conserva un certo gusto per la fotografia, specie quella in lussuosi ambienti chiusi), La sorella di Ursula si snoda tra i classici omicidi cruenti (più lasciati immaginare che mostrati – i delitti avvengono sempre fuori scena) e le tipiche scene erotiche, talvolta anche piuttosto spinte, che hanno fatto la fortuna di molti film del genere nei decenni sessanta e settanta. A far contorno a tutto ciò, la tipica colonna sonora da giallo all’italiano, qui più sixties (con tanto di sax) che seventies, ad opera di Mimi Uva.

La trama è canonica ed elementare e la sceneggiatura è spesso risibile, castigata da dialoghi al limite dell’imbarazzante e da situazioni poco credibili; l’interpretazione degli attori non fa che peggiorare ulteriormente le cose. Il fulcro della narrazione sta tutto nel finale rivelatore: mentre il personaggio più negativo del film (un Marc Porel che appare allo spettatore come un maniaco eroinomane – e che, ironia del destino, purtroppo nella vita reale di eroina ci morì davvero da lì a qualche anno) si rivela essere in realtà un poliziotto sotto mentite spoglie, quella che è la protagonista del film (la complessata e visionaria Ursula, interpretata da una bellissima Barbara Magnolfi) si scopre essere la vera assassina (secondo la lezione argentiana).

Il movente che muove la mano dell’assassina (o, per meglio dire, il dildo di legno, arma a dir poco inusuale che essa usa per uccidere le sue vittime) è, nella migliore tradizione del giallo all’italiana, un trauma di tipo psico-sessuale riportato nell’infanzia: il suicidio del padre, susseguente all’abbandono da parte della moglie a causa della sua sopravvenuta impotenza. Ursula, nel momento del delitto, appare addirittura posseduta dallo spirito paterno: indossa i suoi vestiti, parla come se fosse lui e grida a gran voce la sua vendetta verso il sesso femminile. Tutto tanto esagerato quanto poco verosimile.

Sta di fatto che, per un motivo o per l’altro, il film regge abbastanza e, pur essendo a tratti noioso e a tratti decisamente trash, mantiene nel complesso un fascino sleaze che va di pari passo alle belle ambientazioni marittime e soprattutto ai coraggiosi nudi femminili (già dopo tre minuti ne possiamo vedere uno integrale) e alle scene di sesso, che spesso lasciano poco all’immaginazione dello spettatore. Certo La sorella di Ursula non è uno degli esempi più fulgidi del filone ed Enzo Milioni non verrà mai ricordato come un nome rilevante per il giallo all’italiana, ma tutto sommato gli amanti del genere potrebbero quasi divertirsi durante la sua visione.


Video:
Trailer del film.


Valutazione: 60/100


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