“After Hours” (1985)


After Hours (conosciuto in Italia come Fuori Orario) è un film del 1985, scritto da Joseph Minion e diretto da Martin Scorsese. Presentato in concorso al 39º Festival di Cannes, ha vinto il premio per la regia. Originariamente il film doveva essere diretto da Tim Burton, ma quando Scorsese leggendo la sceneggiatura ne rimase affascinato, Burton rinunciò senza problemi alla regia del film.


Trama:

Un giovane programmatore di computer, Paul Hackett, uscendo dal lavoro una sera, entra in un bar per prendere un caffè e, mentre si dedica alla lettura di “Tropico del Cancro” di Henry Miller fa la conoscenza di Marcy, una ragazza carina e disinvolta che sembra gradire la sua presenza. Prima di andarsene gli lascia il numero di telefono di una sua amica scultrice, Kiki, invitandolo a passare la sera con loro. Paul, incuriosito ed attratto dalla giovane, poco prima di mezzanotte telefona al numero: risponde Kiki la quale gli passa immediatamente Marcy. Questa invita Paul a raggiungerle a casa dell’amica.

Nonostante sia piuttosto tardi, Paul va dalla ragazza nel quartiere malfamato di Soho. Durante una furibonda corsa in taxi, Paul vede l’unica banconota in suo possesso volare fuori dal finestrino. Dopo un breve litigio col tassista, giunge sul luogo dell’appuntamento: ad accoglierlo c’è Kiki che non gli dà troppa importanza, e anzi lo mette a lavorare ad una sua scultura. Dopo un po’ arriva anche Marcy: tra i due sorgono dei malintesi per gli strani racconti di lei (uno stupro e un matrimonio andato male) e per le paure di Paul, che per svariati indizi vede prospettarsi la possibilità che la ragazza abbia il corpo sfregiato da diverse bruciature.

Paul, con una scusa, la lascia sola ed esce dallo stabile. Vorrebbe tornare a casa ma non ha i soldi per la metro poiché il prezzo del biglietto è fatalmente aumentato la sera stessa. Per giunta ha iniziato a piovere a catinelle, quindi decide di entrare in un bar, dove conosce Tom, il padrone, e Julia, la cameriera. Tom, sentendo la sua storia, si offre di aiutarlo: gli darà i soldi per tornare col taxi a patto che Paul gli faccia il favore di andare a casa sua per controllare l’allarme poiché nella zona da un po’ di tempo si verificano strani e frequenti furti. Paul accetta: va a casa di Tom ma incappa in alcuni inquilini che lo scambiano per un malintenzionato. Inoltre per una fatalità fa straripare il suo water. Uscito in strada, si imbatte in due ladri che stanno caricando su un furgoncino la scultura di Kiki.

Dopo averli messi in fuga e aver recuperato la scultura, Paul ritorna dalle amiche e trova Kiki legata ed imbavagliata. Ma non sono stati i ladri, bensì un suo amante col quale si dedica a pratiche sadomaso. Quest’ultimo, con le cattive, gli fa capire di non gradire il suo comportamento di poco prima nei confronti di Marcy. Così Paul cerca di farsi perdonare: entra nella camera di Marcy ma la trova esanime, dal momento che poco prima aveva ingerito un intero flacone di sonniferi. Disperato, dopo aver letto un biglietto lasciato da Kiki che dice che lei e il suo ragazzo sono andati al Berlin, una discoteca del luogo, Paul ritorna al bar di prima. Prima deve subire le avances della cameriera Julia poi, sfuggitole, raggiunge Tom, il quale è in lacrime perché ha appreso la triste notizia che la sua ragazza si è appena suicidata.

Paul capisce che Tom e Marcy erano fidanzati e, sentendosi responsabile del suicidio della ragazza, se la dà a gambe. Prova ad introdursi al Berlin per avvisare Kiki, ma qui, poiché è in corso una serata “mohawk”, viene rincorso da alcuni punk intenzionati a modellare il suo taglio di capelli. Uscito dal locale, si imbatte in un’altra donna che non fa altro che farlo innervosire ulteriormente. Nel frattempo, nel quartiere si diffonde la voce che il ladro di appartamenti è proprio lui, ragion per cui Paul è costretto nuovamente alla fuga. Riesce ad introdursi ancora al Berlin, che nel frattempo si è svuotato.

L’unica cliente oltre a lui è una donna di mezza età. Dopo averla approcciata, Paul ottiene di farsi nascondere dalla donna nel seminterrato della discoteca, che altro non è che il suo studio di artista. La donna lo ricopre di cera e, quando la folla inferocita incombe nel locale, finge di lavorare ad una statua. La folla, vedendo che Paul non si trova lì, se ne va, e così inaspettatamente fa anche la donna, che si rifiuta di spaccare la cera rovinando così la sua nuova opera. Per fortuna di Paul arrivano all’improvviso i due veri ladri che rubano la “scultura” e la caricano nel furgoncino. Questo però si apre durante una curva e Paul viene scaraventato in strada, proprio di fronte al suo ufficio. Entra e si mette al computer, pronto ad affrontare una noiosa giornata di lavoro come le altre.



Commento:

Martin Scorsese è diventato noto presso il grande pubblico grazie a film come Mean Streets (1973), Taxi Driver (1975) e New York, New York (1977), tutte pellicole nelle quali ha svelato il lato oscuro della Grande Mela, dipingendola come una metropoli pullulante di loschi individui, droga, prostituzione e alienazione. Pur essendo Scorsese un regista assolutamente non conformista né politically correct sia per quanto riguarda il taglio dei suoi lavori sia soprattutto per gli argomenti che ama trattare, probabilmente l’unico film etichettabile in senso stretto come b-movie della sua lunga filmografia è After Hours, che uscì nelle sale nel 1985.

Inizialmente affidata a Tim Burton, la regia del film venne in seguito alle richieste pressanti di Scorsese affidata proprio a lui, con buona pace di Burton. Effettivamente il plot sembra scritto apposta per Scorsese: in una New York sinistra e grottesca il protagonista Paul Hackett, un ordinario impiegato di uno dei milioni di uffici della Grande Mela, si trova sperduto nella malfamata Soho e subisce suo malgrado un viaggio (più simile ad un – bad – trip psichedelico che ad un’avventura reale) delirante, trovandosi circondato da ladri, ragazze bizzarre, punk, cittadini inferociti e donne possessive. Considerato a ragione come uno dei film più atipici e surrealmente grotteschi di sempre, After Hours è un vero e proprio gioiello nella filmografia sterminata di Scorsese, inferiore solo a qualche capolavoro massimo del regista (il già nominato Taxi Driver, Cape Fear).

Per la prima volta da anni Scorsese rinuncia ad avere nel cast il suo attore feticcio, quel Robert De Niro che nei gloriosi settanta gli regalò formidabili prove e meritati successi di pubblico e critica; qui Scorsese sceglie nella parte dello spaesato protagonista Griffin Dunne, che si cala perfettamente nei panni dell’individuo un po’ kafkiano un po’ polanskiano (Le Locataire) che per una congiunzione assurda di situazioni si trova in un’avventura a metà tra l’incubo e la farsa comico-grottesca. Paul Hackett impersona il tipico cittadino americano medio che, timido e sprovveduto, viene calato dal fato in una situazione avversa troppo imperscrutabile per essere capita ed affrontata.

D’altra parte tutta la pellicola sembra una farsa uscita dalla penna di Kafka e dalla cinepresa di Polanski: Scorsese è un maestro nel mostrare i lati oscuri della metropoli newyorkese, con i suoi café aperti tutta notte, i suoi locali punk della malfamata Soho, i ladri latino-americani e un altro stuolo più o meno vasto di personaggi che, dietro la loro maschera di ordinarietà quotidiana, nascondono tutti segreti inconfessabili e abitudini perverse (ustioni di secondo grado, stupri subiti, matrimoni andati male, pratiche sadomasochiste, desideri innati di violenza). Il film inoltre, come il già nominato The Locataire,  è perfettamente ciclico: nella scena finale lo sventurato protagonista si trova esattamente dove stava all’inizio del film, nel suo ufficio davanti al suo computer (riuscitissima la scelta di Scorsese di sottolineare la burla con un pezzo monumentale di musica classica).

Una curiosità: ad After Hours si è ispirato uno degli albi più geniali della serie a fumetti Dylan Dog, personaggio inventato dalla penna di Tiziano Sclavi. L’albo in questione è il numero 26 del 1988, uscito con il titolo “Dopo Mezzanotte“: in questa storia delirante Dylan si trova, come il protagonista del film di Scorsese, perduto nelle zone più malfamate di Londra ed invischiato in un susseguirsi di situazioni assurde che lo portano a fare conoscenze assolutamente poco raccomandabili. Tra l’altro, nel fumetto c’è anche un assassino che gira per le vie di Londra con un’accetta in mano, pronto ad usarla su ogni malcapitato passante: il suo nome è – guarda caso – Paul Hackett.


Video:
Trailer del film.


Valutazione: 85/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

Le Locataire (1976)


Lascia un commento

Archiviato in black comedy, drama, experimental, grotesque, mystery, psychedelic, thriller, weird

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...