“Dark Star” (1974)


Dark Star (aka: John Carpenter’s Dark Star) è un film del 1974, diretto da John Carpenter (primo lungometraggio del regista) e scritto insieme a Dan O’Bannon (che si occupa anche degli effetti speciali). Il film riprende in tono parodistico e surreale molti elementi di due tra i maggiori film di Stanley Kubrick: Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb (1964) e, soprattutto, 2001: A Space Odyssey (1968).


Trama:

La Dark Star è una nave spaziale inviata dagli umani nello spazio con il compito di distruggere le stelle e i pianeti instabili, astri di un altro sistema solare, per evitare collisioni e disastri futuri. La navetta annovera un equipaggio piuttosto particolare: i membri infatti sembrano degli schizofrenici che tra le altre cose si prendono cura di una creatura aliena dalle sembianze di una palla con le zampe, che viene considerata da essi la mascotte della spedizione. Inoltre trascorrono il loro tempo nello spazio chi in completa solitudine, chi facendo scherzi stupidi agli altri.

La situazione si complica quando l’alieno a bordo dell’astronave fugge dalla sua stanza e, azionando un meccanismo, fa precipitare un membro dell’equipaggio dentro la tromba dell’ascensore. Questi, dopo svariate manovre e sudori freddi, riesce con grande fatica a salire sull’ascensore e ad uscire, per poi sparare all’alieno sgonfiandolo letteralmente. Intanto il computer di bordo inizia a manifestare alcuni guasti, che peggiorano quando la navetta entra in contatto con una pioggia di asteroidi. Rimane gravemente guastato in particolare il raggio laser 17, che ha il compito di dare l’imput di sganciarsi alla bomba 20. Quest’ultima per due volte viene azionata e, nonostante la sua riluttanza, le viene ordinato di tornare all’interno della nave.

Le cose peggiorano ulteriormente quando la bomba 20 viene fatta fuoriuscire dall’equipaggio per distruggere un pianeta instabile: questa infatti, in seguito ad un ulteriore guasto, non riesce a sganciarsi. L’equipaggio fa di tutto per farla tornare nella navetta ma questa non vuole saperne. Il tenente Doolittle, dopo aver consultato il capitano Powell (che, morto in precedenza, ora giace congelato in un freezer e riesce ancora incredibilmente a parlare con gli altri membri della missione), intavola con la bomba un discorso filosofico, riuscendo infine a convincerla a rientrare nella navetta senza esplodere.

Quando tutto sembra finito però un membro dell’equipaggio, che in precedenza si era introdotto nella stanza del laser 17 per ripararlo, viene schizzato fuori dalla navetta per permettere al tenente Doolittle di rientrare. Quest’ultimo cerca di afferrarlo e di riportarlo nell’astronave, ma proprio in quegli istanti la bomba 20, giungendo alla conclusione che la propria esistenza è giustificata dalla sola ragione ultima di esplodere, fuoriesce nuovamente dalla navetta e dopo essersi paragonata a Dio esplode, distruggendo così la navetta e causando la morte di due dei membri dell’equipaggio. Si salvano solamente i due che vagavano per lo spazio: uno viene incorporato dagli Asteroidi della Fenice, mentre Doolittle, dopo aver surfato su un relitto della navetta, viene attratto dal pianeta instabile che la bomba 20 era stat incaricata di distruggere.


Commento:

Prendendo ispirazione dal film fantascientifico per eccellenza, il capolavoro 2001: A Space Odyssey di Stanley Kubrick (1968), il regista statunitense John Carpenter, che pure aveva iniziato la sua carriera di regista con alcuni cortometraggi sci-fi, dirige il suo primo lungometraggio. Il risultato, a causa del low-budget e dell’intento parodistico, ben lontano dalla serietà e dalla solennità del film ispiratore, è comunque interessante e fedele a quanto aveva in mente il regista. Carpenter riprenderà in seguito il discorso sci-fi con The Thing (1982), uno dei suoi massimi capolavori.

Fin dal principio, come detto, si nota l’intento parodistico del regista nei confronti del film di Kubrick: già l’equipaggio sembra una schiera di hippie capelloni senza alcuna serietà e senza alcuna convinzione a proposito della missione spaziale che sono stati incaricati di compiere: uno si isola completamente dal resto dell’equipaggio, un altro fa scherzi cretini ai compagni, un altro ancora ripensa con nostalgia alla gioia di cavalcare le onde con il surf; il quarto, addirittura, non avrebbe nemmeno dovuto far parte dell’equipaggio ed è nella missione solo per aver indossato erroneamente l’uniforme di chi era stato incaricato di partire!

L’intento parodistico è evidentissimo inoltre nelle scene del film in cui Carpenter affronta il discorso – tanto caro a Kubrick – dell’intelligenza artificiale, prima presentando allo spettatore il computer di bordo della navetta (una specie di Haal dei poveri) e quindi inscenando il triplo siparietto tra i membri dell’equipaggio e la bomba 20, che una volta fatta fuoriuscire dalla navetta insiste per esplodere (data la presenza della bomba si possono quindi notare anche alcuni parallelismi comici con Dr. Strangelove dello stesso Kubrick).

Carpenter in svariate scene cerca anche effetti ancora più weird, tra il surreale e il grottesco, come nella scena del combattimento tra un membro dell’equipaggio e l’improbabile alieno (che, considerato dall’equipaggio come un essere demente, si dimostra invece più scaltro degli umani) e in quella in cui il sergente Doolittle va a chiedere consigli sul da farsi al capitano Powell il quale, nonostante sia morto tempo prima, giace congelato ed è ancora in grado di parlare con il resto dell’equipaggio!

Visivamente il film, pur essendo piuttosto limitato a causa del low-budget, è comunque non privo di soluzioni creative apprezzabili ed effetti speciali da b-movie sci-fi che in fin dei conti si rivelano anche divertenti. Carpenter riprende anche dal punto di vista visivo alcune scene di 2001: A Space Odyssey, tra le quali ricordiamo il trip spaziale della navetta attraverso luci e corpi sconosciuti, la fuoriuscita dalla navetta del tenente Doolittle per recuperare il compagno di equipaggio “sparato fuori” da essa e la scena in cui i membri dell’equipaggio mangiano cibo futuristico. Carpenter cura anche le musiche, con un risultato piacevole e non disprezzabile. Per forza di cose Dark Star non potrà piacere a tutti, ma chi ha una malsana predisposizione per il filone sci-fi più weird non potrà che apprezzare.


Video:
Trailer del film.


Valutazione: 72/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb (1964)

2001: A Space Odyssey (1968)


2 commenti

Archiviato in comedy, psychedelic, sci-fi, thriller, weird

2 risposte a ““Dark Star” (1974)

  1. Ciao!
    Passavo di qui con una ricerca su The Haunting di Wise e mi sono messa a girellare…
    Dark star è un film epocale, per me. E’ incredibile la quantità di spunti filosofici che fan capolino ad ogni sequenza… pur mascherati da spiritosaggini in stile b-movie!
    Meraviglia.

    Poi, va beh, amo Carpenter, semplicemente.

    Tra l’altro ero sempre stata convinta che il tipo che fa surf fosse una citazione anche di Apocalypse now… e vado a vedere adesso che, al massimo, è il contrario visto che uscirà soltanto 6 anni più tardi.
    Va beh, non si smette mai di imparare.
    Bel sito, comunque, probabilmente mi fermerò.

  2. raissa

    grande marco, descrizione perfetta!
    best blog ever io te l’ho sempre detto.

    raissa

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