“Thriller – En Grym Film” (1973)


Thriller – En Grym Film è un film del 1973, scritto e diretto dal regista svedese Bo Arne Vibenius che usò lo pseudonimo “Alex Fridolinski”. Il film è più conosciuto con il titolo internazionale Thriller – A Cruel Picture o con l’alternativo They Call Her One Eye. Film culto dell’ondata exploitation più estrema degli anni settanta nonché capolavoro del filone rape & revenge, il film è famoso tra l’altro per aver fortemente ispirato Ms. 45 (L’angelo della morte, Abel Ferrara, 1981) e i due episodi di Kill Bill (Quentin Tarantino, 2003).


Trama:

Frigga/Madeleine viene violentata da bambina e per il trauma perde l’uso della parola; nonostante lo shock, riesce comunque a crescere serenamente grazie all’affetto dei cari. Un giorno la ragazzina, ancora adolescente, accetta un passaggio da Tony, uno sconosciuto per andare in città. Dopo averle offerto una lussuosa cena in un ristorante di prima scelta, Tony la fa salire a casa sua, dove la narcotizza e le inietta eroina per diversi giorni. Svegliatasi, apprende dal “gentiluomo”, che si scopre essere un individuo spietato, di essere ormai tossicodipendente e di necessitare di due dosi al giorno per non morire tra atroci sofferenze.

Tony la pone dunque di fronte ad una scelta obbligata: se vuole rimanere in vita grazie alle dosi quotidiane di eroina, la giovane Madeleine dovrà prostituirsi per lui. Inizialmente la ragazza cerca di reagire e non appena le si presenta davanti il primo cliente sesi oppone alle sue voglie e gli sfigura il viso con le unghie. Tony, innervosito dal comportamento della ragazza, per farle vedere che le sue intenzioni sono serie la immobilizza e le cava un occhio con un coltello. Madeleine è così costretta a sottomettersi al volere di Tony, così come Sally, un’altra ragazza adescata e resa tossicodipendente da Tony. Giorno dopo giorno soddisfa le voglie perverse dei vari clienti, che la sodomizzano e la umiliano di continuo.

Madeleine viene anche a conoscenza del fatto che il malvagio Tony ha inviato una lettera ai suoi genitori firmandosi con il suo nome: dal contenuto della missiva si evince che la ragazzina sarebbe scappata di casa per non farvi più ritorno, a causa del suo odio verso i suoi genitori. Quando Madeleine nel suo giorno libero (la domenica) arriva nei pressi della casa paterna e si rende conto che è in atto il funerale dei genitori, entrambi suicidi per la disperazione della “fuga” dell’amata figlioletta, la ragazza assolda grazie alla sua percentuale di guadagni alcuni professionisti per imparare a combattere le arti marziali, a sparare con armi da fuoco e a guidare in maniera spericolata.

Dopo diverse settimane di umiliazioni e altrettante domeniche di addestramenti, Madeleine, quando scopre che Sally è stata brutalmente uccisa da Tony per il suo desiderio di fuggire dal bordello, si decide a mettere in atto la sua vendetta. Così, dopo aver comprato una grossa quantità di eroina (per rimanere in vita) ed un’auto di grossa cilindrata da un criminale che bazzica la stazione della città e dopo aver rubato un fucile a canne mozze e una pistola, si presenta ai suoi clienti abituali e li uccide barbaramente. Tony ingaggia due sicari, ma anche questi vengono eliminati in men che non si dica dalla ragazzina. Infine Madeleine dà appuntamento a Tony in mezzo ad una landa desertica dove, dopo averlo disarmato e gambizzato, consuma la sua vendetta in modo alquanto originale.


Commento:

Estremo, scioccante, pornografico, con inserti degni di uno snuff movie. Di Thriller si può dire questo e molto altro, e d’altra parte è difficile negare questo lato oscuro che ha reso il film un culto del filone exploitation anni settanta: un plot shock e persino più crudele (se possibile) dell’ispiratore americano The Last House on the Left(Wes Craven, 1972), scene di sesso esplicito che non sfigurerebbero un vero e proprio hardcore movie (interpretate però da attori che non sono quelli che compaiono nel resto del film), e in più – come se tutto ciò non bastasse – la celeberrima scena, che nei seguenti decenni fece scuola, dell’occhio trapassato dalla lama (la scena venne girata sul vero cadavere di una ragazza, e non sul solito manichino in lattice). Insomma, fin dal titolo Thriller si promette “un film crudele”, ed è innegabile che la sua visione sia destinata a non lasciare indifferente lo spettatore.

Del resto i produttori del film non volevano affatto mettere in secondo piano questo “darkside of the movie”: quando Thriller uscì nelle sale nel 1973 le locandine recavano come tagline una frase che diceva “il primo film svedese interamente bannato dal mercato”; non era esattamente vero, in quanto venne anticipato da una pellicola conterranea risalente al 1912 (Trädgårdsmästaren). Poco importa a quale pellicola spetta il primato: con tutta probabilità se Trädgårdsmästaren fosse stato prodotto negli anni settanta se la sarebbe cavata con un R-rated. Ad ogni modo, grazie a questa sua fama maledetta, Thriller si fece conoscere al pubblico grindhouse e divenne negli anni uno dei film più apprezzati del filone shoxploitation, nonché uno dei rape & revenge più noti e acclamati di sempre (insieme al già menzionato The Last House on the Lefte a pochissimi altri).

Ma Thriller non è solo questo, ma molto di più. Oltre alla trama scioccante (la protagonista viene stuprata e resa muta da bambina ed in seguito, cresciuta, viene resa tossicodipendente, accecata e quindi fatta prostituire), agli inserti di sesso esplicito, alle iniezioni di droga (la Lindberg fu costretta a iniettarsi nelle vene soluzioni saline nelle scene in cui si buca) e alla violenza inenarrabile c’è anche un gran lavoro dal punto di vista artistico, al punto che la pellicola si può definire a ragione come uno dei migliori esempi di cinema arthouse. E’ impossibile non notare la qualità della fotografia (sia dal punto di vista dell’uso della mpd che da quello dei colori, che sembrano studiati alla perfezione in ogni sequenza), i lunghissimi silenzi bergmaniani che incombono come fantasmi sulla storia narrata nella pellicola e l’utilizzo assolutamente geniale del rallenty nelle sequenze degli omicidi.

Dal canto suo, la splendida attrice Christina Lindberg nei panni della sventurata protagonista Madeleine ci mette del suo per rendere Thriller un capolavoro del genere: la sua bellezza, infantile ma al tempo stesso assolutamente disturbante, unita alla flemma solenne che adopera per portare a compimento la sua personale vendetta nella seconda parte del film (nella quale indossa un lungo impermeabile di pelle nera) ne fa un personaggio quasi leggendario, al punto di essere ripresa come già detto da Tarantino in Kill Bill, sia nella figura della sposa (ridotta in fin di vita, stuprata, e quindi una volta svegliatasi dal coma desiderosa di vendetta) che in quella dell’antagonista Elle Driver (per la benda sull’occhio). Una curiosità sul cast: tutti gli attori, prima delle riprese, furono obbligati dal regista a firmare un contratto nel quale si impegnavano a tenere sempre segreto il suo reale nome.

Nonostante tutti questi elementi positivi, il film non è tutto rosa e fiori. E’ praticamente impossibile che lo spettatore non noti l’estrema inverosiglianza della storia (specialmente per quanto riguarda gli addestramenti che la piccola Madeleine porta avanti con tenacia ogni domenica della settimana, arrivando in poche settimane ad acquisire la pericolosità di una vera e propria arma letale), che culmina degnamente nel finale quasi jodorowskiano. Inoltre la seconda metà del film soffre di un calo rispetto alla prima, specialmente per quanto riguarda la scena in cui Madeleine, apparentemente senza alcuna ragione, fa sbandare ed incendiare alcune auto guidate da innocenti, sfrecciando su un’auto della polizia come il peggiore pirata della strada. Ma agli amanti dell’exploitation poco importerà della verosimiglianza: Thriller, per i suoi meriti ed i suoi (voluti) eccessi, è destinato a rimanere nella storia come uno dei film più scioccanti di sempre, nonché come la più artistica delle pellicole rape & revenge.


Video:
Trailer del film.


Valutazione: 83/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

Jungfrukällan (1960)

The Last House on the Left (1972)

I Spit on Your Grave (1978)

Ms. 45 (1981)

Kill Bill Vol. I (2003)

Kill Bill Vol. II (2004)


3 commenti

Archiviato in crime, drama, erotika, exploitation, porno, rape and revenge, thriller

3 risposte a ““Thriller – En Grym Film” (1973)

  1. In origine Thriller non era un film porno; poi il regista, visto il buon esito al botteghino, decise di inserire alcuni frammenti di porno, fra i quali la famosa scena del rapporto anale.
    La Lindbergh ovviamente non centra, venne usata una controfigura, così come si mormora che la scena dell’accecamento sia stata realizzata all’obitorio, su un cadavere.
    Un film comunque abbastanza noioso.

  2. Ghenhis Khan

    ————– SWEET KARMA ————-

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