“Los ojos de Julia” (2010)


Los ojos de Julia (conosciuto anche col titolo anglosassone Julia’s Eyes ed uscito in Italia con l’imbarazzante Con gli occhi dell’assassino) è un film del 2010 diretto dal regista spagnolo Guillem Morales, al secondo lungometraggio dopo El habitante incierto.


Trama:

Julia avverte improvvisamente che qualcosa di grave è accaduto alla sorella gemella Sara: pur non avendo sue notizie da mesi, si precipita con il marito Isaac nella casa dove la sorella vive da sola e i due la trovano impiccata in cantina. La polizia archivia la pratica come suicidio, dal momento che Sara soffriva di una perdita progressiva della vista e l’ispettore incaricato delle indagini è del parere che la depressione l’abbia potuta portare all’estremo gesto. Julia, conoscendola bene, si ostina a pensare che ci sia dietro qualcosa di oscuro e che in realtà ci sia un crudele assassinio verso la tragica fine della sorella. Infatti Julia sa che Sara sperava di guarire e aspettava solo un donatore per un’operazione risolutiva.

In seguito a questo shock Sara, la quale pure soffre di perdita progressiva della vista, vede peggiorare le sue condizioni in seguito a numerosi crisi. Nonostante tutto, Julia vuole scoprire quale mistero nasconda la morte della sorella e comincia a indagare tra le persone che la conoscevano. Tra queste, l’anziana Soledad, anche lei cieca, che la indirizza al Centro Baumann, una casa di cura per ciechi. Qui le altre pazienti informano Julia che negli ultimi tempi Sara frequentava un uomo del quale però nessuno si ricorda. Julia ricostruisce gli ultimi giorni di vita di Sara e per questo si reca in un hotel dove la sorella aveva prenotato una camera con un misterioso accompagnatore: qui incontra un anziano domestico il quale le fa uno strano discorso sulle “persone invisibili” al resto del mondo, lasciando intendere di sapere l’identità dell’assassino e di conoscere la pericolosità.

Intanto Julia è seguita dal misterioso assassino, che secondo Julia altri non è se non “l’invisibile” ragazzo che Sara frequentava. Dopo pochi giorni il domestico dell’hotel, il quale aveva consigliato a Julia di visionare i nastri del sistema di sicurezza del garage dell’hotel, viene assassinato a sua volta dal killer. Anche Isaac, il marito di Julia, tenta di recuperare i nastri in questione poiché negli ultimi tempi si frequentava anche lui con Sara e vuole tenerli all’oscuro da Julia, temendo una sua crisi definitiva. Ma anche Isaac, da lì a poco, viene trovato morto, impiccato nella cantina di casa sua. La vista di Julia peggiora sempre più e, quando ormai è tempo di intervenire, si decide a sottoporsi all’operazione. Il periodo che seguirà, durante il quale la donna dovrà tenere gli occhi bendati a costo di compromettere la buona riuscita dell’intervento, sarà il più terribile, dal momento che l’assassino è sulle sue tracce e intende liberarsi anche di lei.


Commento:

La nuova scuola thriller-horror spagnola, dopo aver sfornato negli ultimi anni nomi di rilievo come Guillermo Del Toro (El espinazo del diablo, 2001, per dire uno dei suoi tanti titoli interessantie Juan Antonio Bayona (El Orfanato, 2007), può adesso vantare anche un terzo nome top della nuova onda di cinema dell’orrore, vale a dire Guillermo Morales, qui al suo secondo lungometraggio. Les ojos de Julia non solo è uno dei thriller migliori del filone spagnolo, ma persino uno tra i più rilevanti in tutta Europa e in tutto il mondo per quanto riguarda gli anni Duemila. Il suo merito è quello di sapere fondere quasi alla perfezione il filone giallo classico (sia Hitchcock che i “giallisti” italiani quali Dario Argento, Lucio Fulci, Aldo Lado, etc) con i nuovi meccanismi e le nuove tecniche di montaggio del filone horror, senza rischiare nemmeno per un istante di cascare nel colpo improvviso tanto facile quanto odioso che sembra essere così amato (purtroppo) da molti registi contemporanei.

Los ojos de Julia è un thriller sulla cecità, così come lo era stato per esempio See no Evil – Blind Terror(1971) di Richard Fleischer: lì la protagonista, una splendida Mia Farrow subiva l’aggressione di un misterioso assassino che aveva sterminato tutta la sua famiglia e voleva ora completare l’opera facendo fuori anche lei. Qui la trama di partenza è molto simile: un misterioso assassino, dopo aver ucciso la sorella della protagonista, si mette sulle sue tracce e pian piano elimina le persone che le stanno accanto e che la possono aiutare nelle sue indagini, per arrivare infine proprio a lei. In entrambi i film, i registi puntano molto sull’elemento della cecità per far avvertire allo spettatore un profondo senso di angoscia calandolo direttamente nel point of view della protagonista: in Los ojos de Julia più la cecità della protagonista aumenta più l’ansia cresce.

Pur essendo Morales un novizio del genere, con questo film dimostra di conoscere alla perfezione le regole dettate dai maestri del giallo (Hitchcock, Argento): la tensione non cede mai minimamente in quasi due ore di pellicola, i colpi non sono mai telefonati, la trama è ingarbugliata e magari non troppo verosimile ma alla fine non presenta particolari buchi o forzature, i personaggi sono caratterizzati in modo eccellente (la figura dell’assassino in particolar modo, con i suoi traumi e le sue ossessioni, è presa pari pari da una certa icona di killer schizofrenico presente in molteplici film del filone giallo italiano). Morales però non si accontenta di mostrare l’orrore e di tenere lo spettatore con il fiato sospeso per mezzo dei meccanismi classici del thriller, ma dona alla vicenda anche una rilevante componente drammatica, ponendo soprattutto in evidenza il rapporto tra Julia e la sorella gemella Sarah (che per ironia della sorte andranno incontro, chi prima e chi dopo, al medesimo destino) e tra Julia e il marito Isaac. Il finale del film, con l’ultima sequenza di pochi minuti, segna lo zenit del pathos drammatico della pellicola, rischiando quasi di apparire fin troppo patetico.

La fotografia è uno dei pezzi forti della pellicola: non solo l’uso della mpd è intelligentissimo e spesso segue il point of view dell’assassino o della protagonista, ma spesso si adegua al peggioramento della vista di quest’ultima, regalandoci alcune ottime sequenze in cui vediamo la scena scurirsi o sfocarsi improvvisamente, espediente grazie al quale Morales cala saggiamente lo spettatore nel bel mezzo del dramma vissuto dalla protagonista, braccata dal misterioso assassino. Molte sequenze sono degne di nota: ricordiamo ad esempio quella in cui Julia fa visita all’istituto Baumann e si trova circondata da un gruppo di donne cieche che fanno la doccia e parlano di Sara, senza accorgersi della sua presenza; o ancora quella del dialogo tra Julia e il vecchio domestico dell’hotel. La terza parte del film, che va idealmente dal momento in cui Julia si toglie la benda e conosce l’identità del suo assassino fino alla fine della pellicola, è un crescendo continuo di tensione, che gioca sul fatto che il killer non è a conoscenza del fatto che la sua vittima ha riacquistato la vista e lo può quindi vedere.

Interessantissimo inoltre uno dei temi che regge il film: il dramma esistenziale di una presunta categoria di persone le quali, come emerge prima dal discorso del domestico dell’hotel nei confronti di Julia e poi nei deliri dell’assassino stesso, si reputano invisibili al mondo esterno arrivando al punto di riversare le proprie frustrazioni su delle vittime innocenti (Sara e Julia, che dall’assassino vengono considerate alla stregua di donne-feticcio da adorare e da servire – nella propria follia – dopo averle rese cieche). Anche qui, il dramma post-infantile che genera nell’imperscutabile personalità dell’assassino la follia più oscura è molto debitore alle idee dei registi italiani del filone giallo anni settanta. Il film è sorretto anche dalla notevole interpretazione di Belén Rueda, che impersona sia la protagonista Julia che la sorella gemella Sara. Da sottolineare anche il buon lavoro di altri attori del cast, quali Lluis Homar, Pablo Derqui, Joan Dalmau e Julia Gutierrez Caba.


Video:
Trailer del film.


Valutazione: 82/100


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Influenze:

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Film simili:

See no Evil – Blind Terror (1971)


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