“The Fourth Kind” (2007)


The Fourth Kind (conosciuto in Italia come Il quarto tipo) è un film del 2009, diretto da Olatunde Osunsanmi.

Trama:

Il regista (Osunsanmi) intervista la dottoressa Abigail Tyler. La dottoressa spiega come abbia provato su di sè gli effetti della regressione ipnotica grazie al suo amico dott. Abel Campos. Quest’ultimo si era offerto di ipnotizzarla per farle ricordare informazioni sull’identità dell’assassino del marito, ucciso proprio di fianco a lei nel letto durante la notte e senza che la dottoressa potesse muoversi (come ricorda, non riusciva nemmeno a girare la testa). Dopo il fallimento della sessione di regressione ipnotica il dr. Abel tenta di convincere Abigail a prendersi una pausa da questi ricordi dolorosi e pensare ad altro, ma ovviamente il tutto risulta uno spreco di parole. La dottoressa allora continua il suo lavoro da psicologa praticando sempre più ipnosi regressiva sui pazienti che soffrivano di disturbi del sonno e verrà a scoprire che ogni notte i pazienti si svegliavano e si accorgevano di essere fissati fuori dalla finestra da un gufo bianco.

In particolare Abigail incuriosita tremendamente da questo fatto chiede a un paziente, Tommy Fisher, di cercare di ricordare qualcosa della notte precedente tramite ipnosi. Tommy allora ricorda di essersi svegliato di notte e di avere visto il solito gufo bianco, ma quest’ultimo era sparito di colpo e la porta della camera da letto si era spalancata di colpo e a quel punto Tommy diventa isterico e spaventato a morte e tirato fuori a forza dalla sessione di ipnosi si rifiuta terrificato di dire che cosa è successo dopo che la porta si era spalancata. In questo modo alla dottoressa non resta che congedarlo senza avere ottenuto le risposte che voleva, tuttavia quella stessa sera viene contattata dalla polizia visto che Tommy aveva preso in ostaggio sua moglie e i suoi figli con una pistola e non voleva parlare con nessun altro al di fuori della dottoressa.

Arrivata sul posto tenta di calmare Fisher, il quale però urla in un linguaggio sconosciuto e siccome Abigail non capisce e gli chiede di tradurre ciò che stava dicendo ottiene come effetto l’uccisione degli ostaggi e dello stesso Tommy che si suicida. Dopo questo fatto lo sceriffo la interrogherà e le chiederà se c’era una connessione tra le sessioni di ipnosi e quello che era appena successo quella sera. Abigail risponderà di non vedere una connessione tra le due cose e lo sceriffo le chiederà di smetterla con gli esperimenti di regressione per il suo bene e per quello dei cittadini. Tornata a casa accende il registratore e registra delle annotazioni sui suoi pazienti e successivamente si addormenta lasciandolo acceso. Ciò che scoprirà il giorno dopo durante un’altra sessione con un paziente e quello che il registratore audio aveva registrato la sera prima non faranno altro che incrementare la sua curiosità di andare a fondo della questione e finalmente tentare di scoprire se poteva esserci una connessione con l’omicidio di suo marito Will.

Commento:

The Fourth Kind ha la particolarità di fondere il tipico prodotto “film sui rapimenti alieni” a spezzoni documentaristici – o meglio un fintamente documentaristici, mockumentary – in cui si vuole far credere allo spettatore che il regista abbia davvero intervistato la dottoressa Abigail Tyler, che secondo quanto narrato nel film avrebbe indagato e vissuto sulla propria pelle il fenomeno delle abductions (rapimenti alieni) in una piccola cittadina del Nord America. Ma se l’espediente del falso documentario può anche sembrare interessante sotto il profilo tecnico (scene in cui lo schermo viene diviso in due per mostrare la “vera” Tyler e la falsa in sequenze pressoché identiche) e per quanto riguarda l’impatto sullo spettatore, dispiace dire che il film si rivela un vero buco nell’acqua quando poi si viene a scoprire che non solo gli spezzoni documentaristici sono finti, ma lo è tutta la storia narrata: non è mai esistita nessuna dottoressa Tyler né nel paese in questione si è mai verificata alcuna ondata anomala di rapimenti alieni.

Così facendo il regista, facendo passare per vera una storia che in realtà non lo è minimamente, non solo svuota di senso il suo lavoro riguardo al film, ma fa di peggio: rischia di far perdere credibilità al fenomeno delle abductions di fronte a tutti quegli spettatori che dopo aver visto il film e magari dopo essersi pure impressionati e interessati al fenomeno, scoprono con perplessità che nulla di quanto narrato corrisponde a un briciolo di verità. Inoltre, anche se il film sembra partire sui binari giusti (il titolo si riferisce alla suddivisione dello psichiatra ufologo Josef Allen Hynek sugli incontri con entità biologiche extraterrestre, laddove il quarto tipo corrisponde al rapimento), con le classiche verità nascoste di alcuni pazienti che vengono fuori poco a poco grazie all’ipnosi regressiva, ben presto il film perde di credibilità con una serie di espedienti assurdi e assolutamente non realistici (il fatto che tutti i pazienti si ricordassero un gufo al posto del rapitore, il fatto che durante l’ipnosi regressiva alcuni muoiano in preda a possessioni quasi demoniache, scene appunto degne di un film esorcistico, fotocamere misteriosamente non funzionanti a causa di una presenza soprannaturale e via dicendo).

Nell’ultima parte di film l’esagerazione del regista raggiunge il massimo livello: la storia perde dell’ormai poca credibilità che le era rimasta. The Fourth Kind non è del tutto disprezzabile perché, sebbene i fatti mostrati e le idee sostenute (segni e ferite lasciate sul corpo dei rapiti, registrazioni audio e video rovinate e incomprensibili, la creazione della razza umana ad opera di creature extraterrestri, ipnosi regressiva utile a ricordare, capacità delle entità extraterrestri di passare e rapire le persone anche attraverso i muri, capacità di eludere i sistemi di sicurezza e di allarme, cancellazione della memoria dell’addotto dopo il rapimento) siano quelli tipici di ogni film sull’argomento, riesce almeno per la prima metà a interessare lo spettatore. Peccato che poi il regista si faccia prendere troppo la mano e spinga troppo sull’acceleratore, cosa che in questo tipo di film non è proprio il caso fare: il rischio (qui concretizzatosi) è appunto quello di far perdere credibilità all’argomento, pure così delicato.

Video:
Trailer del film.


Valutazione: 57/100


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