“Paranoia” (1970)


“Il vizio è una specie di droga”

Paranoia (conosciuto all’estero come An quiet place to kill, da cui il casino tra i vari gialli di Lenzi – Paranoia era stato il titolo inglese per il precedente Orgasmo, mentre il successivo capitolo si intitolerà Un posto ideale per uccidere) è un film del 1970, diretto da Umberto Lenzi. E’ un tipico italian giallo di fine anni sessanta/inizio settanta, con forti analogie con film come Top Sensation (Ottavio Alessi, 1968), Il dolce corpo di Deborah (Romolo Guerrieri, 1968) e Così dolce… così perversa (dello stesso Lenzi, 1969).


Trama:

Helen (Carroll Baker) viene circuita da Constance (Anna Proclemer), la nuova moglie del suo ex marito Maurice (Jean Sorel). Dopo essere giunta a Palma di Maiorca su invito della donna, Helen apprende che Constance vuole farla diventare sua complice nell’uccisione dell’uomo, il quale ha rovinato la vita ad entrambe (Helen già anni prima, quando era sposata con Maurice, aveva tentato di ucciderlo). Dopo alcuni tentennamenti Helen accetta, ma all’ultimo momento si tira indietro e a rimetterci la pelle è Constance, che viene uccisa da Maurice – complice Helen – durante una battuta di pesca subacquea. L’indagine è presto chiusa – anche se il cadavere non si trova – ma l’improvviso arrivo di Susan (Marina Coffa), la giovane figlia di Costance, la quale pure ha una relazione con Maurice, rimescola tutte le carte in tavola e getta Helen nella paranoia assoluta.


Commento:

Tipico giallo pruriginoso di fine anni sessanta confezionato da Umberto Lenzi, già all’opera l’anno precedente con Orgasmo (nel quale pure configurava la Baker come protagonista). Il film si ispira al giallo hitchcockiano fondendolo con il dramma Nóz w wodzie (1962) di Roman Polanski, dal quale prende in prestito le location balneari e le frizioni tra i vari personaggi in un rapporto di coppia triangolare (prima Sorel-Baker-Proclemer e poi Sorel-Baker-Coffa). L’atmosfera thrilling si mischia con le atmosfere glamour tipica di questo genere di film, condita da numerose scene erotiche (seni nudi, rapporti sessuali) e valorizzata da una fotografia pop fondata per lo più sull’uso delle zoomate sui primi piani dei personaggi principali. La location balneare e l’aria tesa che si respira ricorda anche un’altra pellicola dello stesso anno, L’isola delle svedesi di Silvio Armadio, ed anticipa di un lustro le atmosfere di Ondata di piacere (Ruggero Deodato, 1975).

A farla da padrone, oltre al clima psichedelico di suspance in cui sembra che ogni personaggio abbia qualcosa da nascondere (e che quindi nessuno sia esente da colpe) e al fatto che non è ben chiaro se ogni accadimento sia reale o meno (Constance è morta davvero? e dov’è finito il suo cadavere? Maurice è stato ucciso al faro? chi gli ha sparato? – e via dicendo), sono le solite bottiglie di J&B e le sigarette con i quali i protagonisti si intrattengono praticamente per il novanta per cento della pellicola. Paranoia, ancora lontano dal filone thriller argentiano anni settanta che sarebbe nato da lì a pochi mesi, pone le sue fondamenta più sugli sguardi, gli atteggiamenti e la psicologia dei personaggi – e le ambigue relazioni che intrattengono tra di loro – che sulle scene cruente, che di fatto praticamente non ci sono (eccezion fatta per l’omicidio di Constance per mano del marito).

La regia è sottile e Lenzi tesse bene i fili della trama per novanta minuti, anche se qua e là regala allo spettatore dialoghi gustosamente trash. L’impressione costante è quella che durante tutta la durata della pellicola ci sia sempre qualcosa di fuggente, che lo spettatore non riesce ad individuare correttamente, ma al momento della conclusione ogni cosa va al posto giusto e il plot si dimostra quindi abbastanza solido, pur non riuscendo mai a raggiungere un elevato livello di suspance. L’atmosfera che impera – sebbene piuttosto tesa come è comprensibile per un film del filone giallo – rimane quella da fotoromanzo: Sorel è un maestro in ruoli del genere e anche la Baker (qui già 38enne, bellissima e mai volgare) si farà un nome con questo tipo di ruoli; in più qui c’è anche una giovanissima Marina Coffa che tenta (riuscendo nella sua impresa) di sedurre il marito della madre appena defunta!

Da sottolineare tra le altre scene quelle in cui la Baker (pilota di rally) sfreccia a più di cento all’ora sui tornanti a strapiombo sul mare con la macchina dell’ex marito (ed infatti non farà una bella fine) e quella in cui ci viene mostrato uno sport tanto curioso quanto stupido, che però ben si adatta all’atmosfera annoiata-borghese che si respira a larghi tratti nel film: il tiro al piccione. Molto elegante la fotografia, che lo rende per molti uno dei gialli di Lenzi meglio riusciti. Discreta la musica lounge di Piero Umiliani che aleggia per tutta la pellicola, anche se in determinate scene in cui si dovrebbe far percepire allo spettatore un minimo di suspence probabilmente sarebbe stato più adatto qualcos’altro.


Video:
Titoli di testa del film.


Valutazione: 72/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

Nóz w wodzie (1962)

Top Sensation (1968)

Il dolce corpo di Deborah (1968)

Ondata di piacere (1975)

Così dolce… così perversa (1969)

Orgasmo (1969)

L’isola delle svedesi (1969)

5 bambole per la luna d’agosto (1970)

La coda dello scorpione (1971)

Il coltello di ghiaccio (1972)


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