“Il coltello di ghiaccio” (1972)


La paura è un coltello di ghiaccio che lacera i sensi fino al fondo della coscienza(E.A. Poe)

Il coltello di ghiaccio (conosciuto all’estero come Knife of Ice) è un film del 1972, quinto giallo diretto da Umberto Lenzi, in quanto successivo a Così dolce… così perversa (1969), Orgasmo (1969), Paranoia (1970) e Un posto ideale per uccidere (1971). Nello stesso anno farà uscire anche Sette orchidee macchiate di rosso (1972, probabilmente il suo migliore thriller), mentre negli anni seguenti realizzerà Spasmo (1974) e Gatti rossi in un labirinto di vetro (1975).


Trama:

Martha Caldwell (Carroll Baker) è rimasta muta in seguito al trauma per la morte dei genitori – avvenuta in un incidente ferroviario – a cui ha assistito quando era solo una bambina. Ora Martha è una donna e vive in una grande villa nella campagna francese insieme allo zio Ralph (George Rigaud), appassionato di esoterismo. Un giorno arriva la cugina Jenny (Ida Galli) – una famosa cantante – a far visita, ma la notte stessa del suo arrivo viene assassinata nel garage della villa. In seguito a un secondo omicidio e al ritrovamento di strani simboli satanici, la polizia comincia a seguire la pista del serial killer, individuando in uno strano tizio con gli occhi inquietanti ed il vezzo dell’eroina il possibile assassino. Ma le indagini porteranno a inaspettati e sconvolgenti dispiegamenti.


Commento:

Primo giallo di matrice argentiana (sebbene ancora legato ai canoni classici hitchcockiani – la vicenda si svolge all’interno di una famiglia in cui ognuno dei membri potrebbe essere l’assassino) realizzato da Umberto Lenzi, che precedentemente si era cimentato con lo psico-giallo (molti critici propongono questa definizione per film gialli nostrani di fine anni sessanta come i suoi Così dolce… così perversa, Orgasmo e Paranoia) e aveva dato una luce un giallo di atipica denuncia sociale come Un posto ideale per uccidere. In Il coltello di ghiaccio cambiano molte cose: prendendo spunto dal nascente filone thriller anni settanta (L’uccello dalle piume di cristallo, Dario Argento, 1970), i personaggi che vengono inseriti nella storia come possibili assassini non sarebbero spinti ad agire per ragioni economiche (per esempio un’eredità) ma sono caratterizzati da vari traumi o vizi (una è muta in seguito ad un trauma infantile, un altro è satanista ed eroinomane, un altro ancora è appassionato di esoterismo; un altro (l’autista) adotta comportamenti ambigui; in mezzo ad essi c’è pure il prete di turno che per una volta non c’entra niente nei delitti!). Scompare inoltre del tutto l’elemento erotico che aveva caratterizzato le precedenti pellicole del regista.

Anche l’atmosfera che si respira nella villetta sperduta in un paesino di montagna sui Pirenei francesi differisce da quella che si avvertiva nelle precedenti pellicole gialle lenziane: qui aleggia una sensazione di attesa e di ineluttibilità, ma anche di sfuggevolezza. Le ambientazioni perlopiù notturne, all’interno della villa o nel cimitero poco distante così come tra le viuzze cuniculari del paesino contribuiscono non poco a creare questo tipo di atmosfera decisamente intrigante. Un elemento importante ne Il coltello di ghiaccio è anche l’interpretazione di Carrol Baker: interpretando un personaggio muto, l’attrice infatti sfoggia tutta la sua espressività ed intensità, risultando molto diversa dal personaggio precedentemente personificato nei precedenti film del regista. Probabile che per la figura della protagonista muta Lenzi si ispirò almeno in parte al personaggio di Mia Farrow in See no Evil – Blind Terror (1971) di Richard Fleisher, in cui interpretava una ragazza cieca che viveva in una fattoria sperduta nella campagna inglese. Ricordiamo che Mia Farrow fu anche la protagonista del fortunatissimo Rosemary’s Baby (Roman Polanski, 1968), che apparentemente venne “assorbito” proprio in questi anni dai registi italiani del genere (oltre ai richiami satanici/esoterici in questo film ricordiamo anche Tutti i colori del buio – Sergio Martino, 1972 – e Il profumo della signora in nero – Francesco Barilli, 1974). Si noti che l’indiziato principale – appassionato di droga e satanismo – si chiama Randy Mason, cognome che curiosamente ricorda il satanista Charles Manson autore tra le altre cose dell’orribile omicidio rituale di Sharon Tate, moglie di Roman Polanski.

Non mancano scene di violenza sugli animali, ora finte (l’uccisione del gatto, che in film del periodo si trova anche in Il tuo vizio è una stanza chiusa a chiave e solo io ne ho la chiave – Sergio Martino, 1972 – e in L’iguana dalla lingua di fuoco – Riccardo Freda, 1971) ora vere (la corrida che apre la pellicola e che ritorna sempre nei flashback traumatici di Martha). Nonostante il ritmo sia lento e gli omicidi non particolarmente spettacolari (spesso non vengono mostrati allo spettatore al quale si fa vedere solo il cadavere al momento del ritrovamento) Il coltello di ghiaccio regge piuttosto bene la canonica ora e mezza di durata, seppur mostrando qua e là momenti un po’ di secca e mancanze; lo stesso movente che spinge l’assassino ad uccidere è tanto improbabile quanto esile. Interessante l’idea della filastrocca – tratta da Alice nel paese delle meraviglie di Carroll – recitata da Martha da bambina durante una recita scolastica e regalata alla stessa, ormai diventata adulta, dalla sorella Jenny (curiosamente la filastrocca tratta di un topo che viene processato da un gatto); in molte scene il mangianastri viene azionato e questa filastrocca riecheggia come un mantra, così pure viene usata anche nell’ultima riuscitissima scena. Originale anche l’intuizione con la quale il vero assassino viene incastrato. Fotografia forse un po’ troppo scura, ma funzionale agli scopi del regista. Colonna sonora di Marcello Giombini senza né infamia né lode.


Video:
Trailer del film.


Valutazione: 70/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

L’uccello dalle piume di cristallo (1970)

See no evil – Blind terror (1971)

Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave (1972)

Tutti i colori del buio (1972)

Sette orchidee macchiate di rosso (1972)

Spasmo (1974)

Gatti rossi in un labirinto di vetro (1975)


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