“Delitto in Via Teulada” (1979)


Delitto in via Teulada è un film-tv (durata: poco più di un’ora) del 1979, diretto da Aldo Lado.


Trama:

Allo studio di produzione RAI di via Teulada, durante la diretta del varietà Variety, viene uccisa una soubrette. Un gruppo di colleghi si mette ad indagare, mentre il killer colpisce ancora. Tra coloro che lavorano nello studio televisivo vengono presi di mira anche una cieca (Auretta Gai) e il suo amico Sandro (Pietro Brambilla).


Commento:

Tardo prodotto di Aldo Lado più bizzarro ed interessante che bello, che unisce in qualche modo tensione e topos argentiani e una critica metacinematografica verso il mondo televisivo, principale colpevole della “morte” del cinema di genere italiano verso (appunto) la fine degli anni settanta. Qui Lado unisce le strisce del programma Variety, archetipo del nuovo prodotto televisivo italiano nel momento in cui, mentre stavano sorgendo gli anni ottanta, il cinema nostrano conosceva la sua decadenza in favore della sciatteria del circo televisivo (soubrette, nani che servono cocktail, grossi personaggi che poi faranno fortuna nella televisione anche nei decenni successivi – Emilio Fede, Pippo Baudo, Barbara D’Urso). Gran parte del film mostra appunto quello che succede in uno studio televisivo, per questo la sceneggiatura è debole e raffazzonata (ma volontariamente: Lado usa questo espediente appunto per denunciare come il mondo della televisione e i suoi lustrini sporchi del sangue del cinema di genere – la vera vittima del film è il cinema giallo all’italiana – abbia ucciso barbaramente un’esperienza unica ed inimitabile nella storia dell’arte visiva nostrana.

Il plot superficiale è il tipico dello spaghetti thriller argentiano: un killer nerovestito e guantato si aggira per gli studi di produzione lasciando vittime e cadaveri qua e là. Tipici topos argentiani (l’assassino segnato da un trauma passato, il primissimo piano dell’occhio dell’assassino, un finale che cita L’uccello dalle piume di cristallo ma anche e soprattutto Gatti rossi in un labirinto di vetro di Umberto Lenzi) e omicidi poco splatter – per la destinazione televisiva del prodotto – ma talvolta di grande gusto scenico danno un senso anche thrilling all’opera. Lo stesso regista Aldo Lado compare a più riprese nel film, mentre si aggira per le scene, e ad un certo punto sembra persino essere lui l’assassino. Evidentemente non è così: Lado – come nel film – è solo l’esecutore materiale, colui che mette in scena i crimini, ma il vero killer è qualcun altro; e per una volta persino l’identità l’assassino in carne ed ossa (tanto scontato quanto poco verosimile) passa in secondo piano se messa a confronto con il killer vero e proprio – il nascente sistema televisivo italiano. Colonna sonora di Fabio Frizzi, di matrice gobliniana, che ricorda quelle più famose di Zombi 2 e Paura nella città dei morti viventi.


Video:
Frammento del film tratto da Variety.


Valutazione: 63/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

Sei donne per l’assassino (1964)

L’uccello dalle piume di cristallo (1970)

Il gatto a nove code (1971)

Gatti rossi in un labirinto di vetro (1975)


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