“Avere vent’anni” (1978)


Siamo giovani, belle e incazzate

Avere vent’anni (all’estero conosciuto come To be Twenty) è un film del 1978, diretto da Fernando Di Leo. Comunemente inserito nel filone cinematografico italiano della controcultura sessantottina (così come il precedente Brucia, ragazzo, brucia del regista), il film è per quasi tutta la durata una commedia erotica con una buona componente sociale-politica, per poi sfociare improvvisamente in un violentissimo finale thrilling (rape senza revenge) che l’ha reso per decenni censuratissimo e vietato ai minori di 18 anni.


Trama:

Lia e Tina, due provinciali ventenni in confusa ricerca di “qualcosa”, raggiunta la città mediante autostop, si recano ad una “comune” dove sono state casualmente invitate dall’organizzatore, lo stravagante Palumbo Michele, detto il Nazariota. Il centro appare loro immediatamente come una cantina piena di relitti umani. Gli unici personaggi che sembrano in possesso di una fisionomia sono: Rico, un bel ragazzo che attira le cupidigia di Tina, ma è quasi sempre “in viaggio”, Patrizia, una ragazza che ha voluto provare l’esperienza della maternità e si è trovata in braccio tre gemelli da tirar su senza padre, il Riccioletto, un personaggio stravagante che, in definitiva, è una spia del commissario locale che spera che la comune gli permetta il grosso colpo di scoprire spacciatori di droga o feroci terroristi. La preparata irruzione degli uomini del lurido commissario mette nelle mani delle due ragazze il foglio di via. Mente si trovano costrette a ricercare un passaggio per i rispettivi paesi, Lia e Tina entrano in una trattoria dove si trova un boss mafioso con degno corteo e sicari. Le ragazze stuzzicano gli uomini e poi li rifiutano. Il boss le fa braccare, violentare e massacrare. Hanno trovato “qualcosa”, ma non quanto cercavano.


Commento:

Erano passati dieci anni dal 1968 e Fernando Di Leo ritorna sull’argomento della controcultura giovanile, dopo aver realizzato nel 1969 quel Brucia, ragazzo, brucia che mostrava al tempo stesso al pubblico sia la nuova ideologia dei giovani (amore libero, droghe ed abbattimento di ogni pregiudizio imposto dalla società borghese) che le drammatiche conseguenze a cui questa poteva portare, se esercitata all’interno di un contesto sociale ancora arretrato ed immaturo a tali cambiamenti. Fondamentalmente Avere vent’anni ricalca grossomodo quanto già detto da Di Leo nella pellicola di cui sopra: si sviluppa per quasi tutta la durata della pellicola come una commedia del filone controcultura (con tanto di hippies, declamazioni di free love ed indipendenza e i vari nudi/scene di sesso che in questo genere di film non mancano mai) per poi sfociare repentinamente in un finale drammatico (qui pure a tinte thriller/horror, probabilmente ispirato dal precedente The Last House on The Left di Wes Craven, film che nel 1972 aveva dato il via al sotto-filone rape & revenge).

La trama ricorda molto anche Un posto ideale per uccidere, film di Umberto Lenzi del 1971, nel quale due hippie in vacanza in Italia, facendo l’autostop, si trovavano improvvisamente nella villa di una donna borghese appena macchiatasi dell’omicidio del consorte; anche nella pellicola di Lenzi – inutile dirlo – la conclusione per i due protagonisti era drammatica. Quello che si vuole sottolineare in questi film – e che molti spettatori al tempo non avevano capito, accusando Di Leo di misogenia e di antagonismo verso la controcultura giovanile – e che spesso la società borghese con i suoi pregiudizi e la sua immaturità sociale si dimostra ben più “criminale” dei “giovinastri drogati e sbandati” che critica tanto. La drammatica fine a cui vanno incontro le due ragazze in Avere vent’anni (picchiate, stuprate ed infine uccise da un gruppo di mafiosi a cui avevano rifiutato le loro grazie) non è una conseguenza della vita sregolata della nuova gioventù sessantottina, ma una disgrazia resa possibile solo ed unicamente dall’ignoranza e dalla bestialità che permea in maniera indelebile la mentalità ormai deviata della classe borghese (così come d’altra parte lascia intuire anche il messaggio finale del film controculturale per eccellenza, Easy Rider di Dennis Hopper, 1968).

La tesi di Di Leo che la criminalità della classe borghese, feroce e senza alcuna giustificazione sociale, sia molto più deprecabile della micro-criminalità della gioventù hippie (droghe leggere e furtarelli bagatellari) è d’altra parte essa stessa ripresa da The Last House on the Left, con la differenza che mentre nel capolavoro di Craven erano i genitori stessi delle ragazze protagoniste a scatenare tutta la loro bestialità, qui invece sono i poliziotti (il commissario fa la parte del lupo con i giovani portati in caserma, ma poi fa il cagnolino al cospetto del superiore) e gli uomini perfettamente inseriti nella società (o nella para-società, come i mafiosi, che cenano tranquillamente in una trattoria di periferia senza attirare alcuno sguardo di riprovazione).

Il film ebbe – come detto – molti problemi con la censura, soprattutto per il violentissimo finale, in cui le due ragazze vengono violentate e pestate a morte, e una delle due finisce impalata con un ramo conficcato nella vagina. La pellicola fu prontamente ritirata dalle sale cinematografiche italiane e il film fu tagliato ampiamente e rimontato, al punto che il finale fu sostituito con un happy ending, che cambiava radicalmente il senso del film. Curiosamente – nota la critica – Avere vent’anni anticipa di più di un decennio Thelma & Louise, cult di Ridley Scott del 1991. Avere vent’anni quindi, pur non essendo un capolavoro – le sue potenzialità potevano essere sfruttate molto meglio, sia dal punto di vista contenutistico che da quello visivo – è un film importante non solo per il suo contenuto, ma per alcune scelte registiche in anticipo sui tempi.

La critica di Di Leo va anche, secondo il gusto tipico dell’epoca, ad alcuni personaggi minori dalle fattezze chiaramente borghesi (il professore tanto critico nei confronti dei giovani, che però è disposto a tutto non appena Tia si scopre il seno; l’ex funzionario di Stato frustrato da una convivenza forzata con la moglie). Al loro confronto anche le macchiette della comune hippie (il Nazariota, il Riccioletto, il Pagliaccio), pur con le loro bassezze e le loro convinzioni risibili, ispirano simpatia. Oltre alla presenza nel cast delle bellissime Gloria Guida e Lilli Carati nei panni delle due sventurate protagoniste (che in una scena si esibiscono anche in effusioni lesbiche), si segnala anche Ray Lovelock, già presente nel già nominato Un posto ideale per uccidere. Le musiche sono di Francesco Campanino.


Video:
Prima scena del film.


Valutazione: 67/100


Film collegati:

Influenze:

Film ispirati:

Film simili:

Easy Rider (1968)

Un posto ideale per uccidere (1971)

The Last House on the Left (1972)

Thelma & Louise (1991)

Brucia, ragazzo, brucia (1969)


4 commenti

Archiviato in comedy, drama, erotika, exploitation, psychedelic, sociopolitical, thriller

4 risposte a ““Avere vent’anni” (1978)

  1. salvatore

    Ciao a tutti e complimenti per il blog… Come si fà a vedere questi film ? Dove si possono comprare ? Oppure esiste un posto dove trovarli in rete ?

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